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Il cambio al vertice militare in Afghanistan

Vicenda McChrystal: c’è qualcosa che non torna

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Il siluramento del generale Stanley McChrystal, comandante supremo delle truppe USA e NATO in Afghanistan è una di quelle vicende destinate a lasciare il segno. I fatti sono chiari (cristallini, si potrebbe dire con facile battuta) ma gli interrogativi che la faccenda lascia dietro di sé non sono pochi.

Innanzitutto: non lo sapeva, McChrystal, che nei paesi democratici esiste il controllo politico sulle forze armate e che pertanto un militare in posizione di responsabilità quando critica aspramente il proprio vertice politico viene ad incrinarsi il rapporto di fiducia e quindi verrà silurato? Oppure ha fatto questa sparata proprio perché sapeva benissimo che sarebbe stato rimosso? E in tal caso, perché? Forse perché è meglio essere rimossi che essere condannati a fallire nel portare avanti una missione impossibile? O perché vuole essere proprio lui lo sfidante di Obama alle prossime presidenziali? Tutti interrogativi più o meno inquietanti, eppure uno di essi deve essere quello vero.

E poi: perché Stanley McChrystal chiede scusa? Se il giornale “Rolling Stone” non ha riportato correttamente il suo pensiero o, peggio, lo ha volutamente distorto, allora si fa una smentita, ma non si chiede scusa. Chiedere scusa equivale semplicemente a confermare quanto si è detto. Se il generale ha ironicamente offeso il suo presidente (e il suo vice, di cui ha detto: “Biden? Chi è?”), dovrebbe coerentemente continuare a farlo, sostenendo che davvero l’autentico nemico, per chi opera in Afghanistan, è rappresentato dai “dilettanti della Casa Bianca”.

Perché Obama sostiene di aver rimosso McChrystal senza “any sense of personal insult”, quando è palesemente vero l’esatto contrario? Lo prova il fatto che se il generale non avesse rilasciato quell’intervista, si troverebbe ancora al suo posto. Ma un Obama che afferma di non avercela con il comandante in Afghanistan denota solo la debolezza dell’attuale inquilino della White House.

Passando alle questioni più sostanziali, perché Obama rimuove il comandante della missione ISAF, che è una missione affidata alla NATO? Non contano nulla l’Alleanza Atlantica e il suo organo decisionale di vertice, il NAC, North Atlantic Council? Era già successo che la Casa Bianca emanasse una strategia (peraltro discutibile) sull’Afghanistan sostituendosi all’ente che più legittimamente avrebbe dovuto farlo, ossia la NATO stessa, ma ora si continua sulla strada sbagliata. Se l’URSS nel 1968 avesse silurato il generale Grechko, comandante in capo delle truppe del patto di Varsavia impegnate a soffocare nel sangue la “primavera di Praga” (o, secondo un altro punto di vista, a portare il “fraterno aiuto socialista” alla Cecoslovacchia), non ci sarebbe stato da meravigliarsi più di tanto. La cosa desta stupore, invece, se a farlo è la Casa Bianca del 2010.

E perché il presidente degli USA si affretta a sostituire McChrystal con Petraeus? Non dovrebbe essere proprio il Consiglio Atlantico ad avere una seppur timida voce in capitolo sulla nomina del comandante della missione NATO in Afghanistan? Anche in questo caso si tratta di uno schiaffo alla NATO e ai suoi Paesi membri, di un vulnus all’Alleanza, che non potrà fare a meno di sentirne il contraccolpo.

Perché, di conseguenza, nessun Paese della NATO, nemmeno l’Italia (figuriamoci!) alza il dito e chiede: e io? Chi mi ha mai consultato, prima di avvicendare il comandante di una missione cui partecipo anch’io? La sostituzione di McChrystal con Petreaus imposta da oltre Atlantico, pertanto, finisce col minare la coesione interna della NATO e col dar ragione a coloro che ritengono che l’Alleanza sia dominata dalla superpotenza americana che detta legge e impone la propria volontà a quelli che dovrebbero essere paesi liberi e di pari peso politico.

E infine: perché Obama smentisce il povero Karzai, che si era affrettato a dire che McChrystal doveva restare al suo posto perché è il miglior generale che gli USA abbiano mai impiegato in Afghanistan negli ultimi nove anni? Karzai non aveva già abbastanza guai (la rima non è involontaria)? Non gli bastava il deficit di legittimità che gli proviene dall’aver “vinto” le più sgarrupate elezioni presidenziali della storia del pianeta Terra?

Insomma davvero una brutta vicenda, da cui tutti escono sconfitti: Obama sbertucciato, la Casa Bianca incompetente, McChrystal silurato, la NATO emarginata, l’Afghanistan allo sbando, Karzai smentito, Petraeus con in mano la patata bollente di una guerra che non si può vincere, i nostri militari meno sicuri.

Tutti sconfitti, tranne i talebani.

 

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4 COMMENTS

  1. Bellissimo articolo, Signor
    Bellissimo articolo, Signor Generale. Solo che pretendere che gli americani, che spendono, muoiono e operano piu´ di tutti, debbano discutere con la NATO chi debba essere o non essere piu`il Comandante, sarebbe come prendere sul serio Bertolaso che va a insegnare agli stessi americani come e qualmente si organizzi la protezione civile, il Piano Marshall o la vittoria e/o la sconfitta nella seconda guerra mondiale. Diplomazia e politica militare vanno benissimo; non lasciamo credere agli italiani astanti che astano che noi si conti qualcosa. Lasciamo queste cose ai TG.

  2. Ho letto in ritardo il suo
    Ho letto in ritardo il suo interessante articolo e sono d’accordo sulla procedura strampalata di rimozione che esclude ancora una volta la NATO, ma anche la nomina passata e la decisione di richiedere rinforzi se non sbaglio era avvenuta tenendo la NATO ai margini. La volontà di Obama di smontare la Nato mi sembra evidente.
    Una seconda osservazione. Mc Crystal è andato incontro ad un fallimento, non rilevato dalla stampa italiana, a Marja non banale. Dopo la conquista della città, non è stato in grado di insediare un governo civile, perchè la scelta dei funzionari e dei politici era tutta Kabul centrica, dimenticandosi il rancore dei cittadini per il corrotto governo di Karzai che li aveva spinti tra le braccia dei talebani.
    Cordialmente
    Leonardo

  3. Rispondo ad Alex
    Una serie di quattro recenti eventi avrebbe aiutato la mia decisione. Primo: Le regole d’ingaggio in vigore non consentono ai soldati della missione ISAF di catturare talebani; questi possono essere trattenuti per 24 ore in attesa della polizia afgana che si presenterà dopo 48 ore o mai. Secondo: le regole volute da Obama consentono ai militari americani di rispondere al fuoco solo se il nemico è ben visibile e con l’arma in mano, ma se il nemico spara da dietro un cespuglio, i militari USA sono autorizzati solo a fare da bersagli. Terzo: una recente disposizione dell’avvocatura generale americana impone che per interrogare un sospetto terrorista questo venga inviato presso un centro specializzato entro 24 oppure rilasciato. Di solito viene rilasciato e continua a delinquere e ad ammazzare soldati americani. Quarto: i cervelli dell’entourage obamiano hanno appena inventato la cosiddetta “Courageous Restraint Medal”, una decorazione da assegnare a chi, benché sotto tiro, rinuncia a rispondere al fuoco. Cosa avrei fatto io? Avrei rilasciato un’intervista al settimanale “Rolling Stone”.

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