Ambiente, Greta & Co. si svegliano tardi: l’orologio segna le 23.55 dal 1913!

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Ambiente, Greta & Co. si svegliano tardi: l’orologio segna le 23.55 dal 1913!

01 Maggio 2019

La mobilitazione per il fenomeno Greta non si è ancora del tutto esaurita e i suoi slogan sono sostenuti da molti settori di opinione pubblica, in prima fila giornalisti e politici. Qui sull’Occidentale ne ha parlato Federica Ciampa, e varie altre voci fuori dal coro hanno sottolineato come apparato mediatico e marketing ben studiato stiano “pompando” la diffusione del personaggio e del suo messaggio: quindi, benché minoritarie, non sono mancate le prese di distanza, le ironie e per la verità neppure qualche tono fuori misura.

Andando più nel merito degli argomenti, ci sono scienziati – come il climatologo Franco Prodi e il fisico Carlo Rubbia, per non dire del combattivo Franco Battaglia-  che hanno contestato anche giornalisticamente l’assunto fondamentale dei movimenti ecologisti estremi, e cioè che il cambiamento del clima sia determinato in modo significativo dall’azione umana e dall’inquinamento.

Piuttosto – è stato rilevato- le posizioni apocalittiche espresse all’insegna dei “fridays for future” rischiano di liquidare sommariamente un problema (quello dell’inquinamento) che necessita di interventi strutturali e di politiche energetiche e industriali non recessive. L’approccio pragmatico non si sottrae alla preoccupazione per la cura dell’ambiente e anche l’approccio culturale dei conservatori riflessivi è tutt’altro che contraddistinto da una superficiale sottovalutazione del problema: basta rileggere il bel capitolo del “Manifesto dei conservatori” di Roger Scruton dal titolo “Conservare la natura”.

Il fatto è che molte affermazioni ecologistiche estreme hanno a che fare più con la filosofia o, se vogliamo addentrarci ancora più in profondità, con un pensiero di tipo religioso. Michael Novak ha parlato di “segni caratteristici della religione gnostica, con Madre Natura assunta a idolo” e, al fondo delle formulazioni più radicali, si percepisce l’ostilità alla presenza umana nel pianeta, l’idea dell’uomo come grande parassita. Lo ha messo bene in evidenza, con ricchezza di riferimenti, anche Eugenio Capozzi nel suo Politicamente corretto, venendo a costituire uno dei quattro blocchi su cui si sviluppa la riflessione del volume.

Il misticismo panteistico e la tipologia apocalittica dell’annuncio in realtà coesistono con la componente “religiosa” dell’ambientalismo fin dalle origini. Ad ogni svolta, la fine del mondo industrializzato e inquinato viene annunciata come imminente: non c’è tempo, manca poco alla catastrofe!

La storia del Rapporto del Club di Roma sui limiti dello sviluppo, diffuso più di mezzo secolo fa è abbastanza nota, compresa la nota previsione (errata) della fine delle risorse petrolifere entro il secolo. L’acme delle previsioni catastrofiste fu raggiunto forse durante la Giornata della Terra del 1970, e curiosamente comprendeva anche un’apocalisse non causata come ora dal riscaldamento globale, ma da un raffreddamento da “nuova era glaciale”.  Sempre entro il 2000.

Ma se andiamo ancora indietro nel tempo, all’inizio del 900, ci imbattiamo in una singolare anticipazione di quasi tutti i timori con cui abbiamo appreso a convivere, con le analoghe modalità apocalittiche della loro enunciazione, e col sottofondo religioso gnostico o panteista che alcuni studiosi hanno rilevato.  Solo che, un po’ perché è più vecchia, un po’per ragioni legate all’esito di una parte di questi movimenti, la vicenda non è conosciuta come la storia della cultura ecologista del dopoguerra.

Parliamo del libro “L’uomo e la terra” di Ludwig Klages (1872-1956) – un intellettuale vicino a Stefan George e a Johann Jakob Bachofen-  e di tutto l’ambiente che fa capo  al movimento giovanile dei Wandervögel. Questo movimento in parte anticipò molte tematiche hippie con prevalenza del filone “emancipazionista” e liberatorio, ma in una parte non trascurabile, tramite il culto romantico dei boschi e della natura incontaminata dall’industrialismo, confluì nel nazionalsocialismo, in cui Klages – benché intellettuale molto conservatore e con venature antisemite-  rimase sempre in qualche modo appartato e non organico.

All’inizio si presentava come un contenitore che mescolava “neo-romanticismo, filosofie orientali, misticismo della natura, ostilità alla ragione e un forte impulso comune verso una confusa ma non meno ardente ricerca di rapporti sociali autentici e non alienati. La loro enfasi sul ritorno alla terra spronò una appassionata sensibilità verso il mondo naturale e i danni che soffriva”. Insomma possiamo dire che a quel punto le ragazze acqua e sapone nei boschi nordici erano già un’immagine consolidata.

Nel 1913, in occasione del grande raduno dei Wandervögel a Meissner, uscì il libro di Klages, ristampato più e più volte, e ancora oggi considerato un caposaldo dell’ecologismo (in italiano Edizioni Mimesis, 1998).

L’uomo e la Terraanticipava quasi tutti i temi del movimento ecologista contemporaneo. Denunciava l’accelerata estinzione delle specie, la rottura dell’equilibrio del sistema ecologico globale, la deforestazione, la distruzione dei popoli aborigeni e dei loro habitat, l’allargamento delle città e l’aumentata alienazione della gente dalla natura. In termini enfatici condannava il cristianesimo, il capitalismo, l’utilitarismo economico, l’iperconsumo e l’ideologia del “progresso”. Condannava anche la distruttività ambientale del turismo rampante e il massacro delle balene e mostrava una chiara cognizione del pianeta come una totalità ecologica”.

Insomma già nel 1913 l’orologio dell’apocalisse segnava le 23:55!