12 modi per impedire che l’Iran diventi una potenza nucleare

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12 modi per impedire che l’Iran diventi una potenza nucleare

04 Luglio 2009

L’Iran si ostina a voler raggiungere le capacità necessarie a produrre armi nucleari. Il mese scorso ha testato con successo  un missile a combustibile solido con un raggio di 1200 miglia – un sistema d’arma in grado di raggiungere la maggior parte dei paesi del Medio Oriente ed alcuni paesi europei. Il resto del mondo non ha a disposizione molto tempo per impedire che lo stato iraniano, ormai noto come il maggiore sponsor mondiale del terrorismo, riesca ad acquisire quelle armi. Ma per fermare l’Iran sarà indispensabile che i paesi chiave ne abbiano la volontà. Di seguito sono elencate dodici idee – carote e bastone –, formulate dal think tank di Washington "The Israel Project", da utilizzare per convincere i leader iraniani del fatto che rientra nei loro interessi interrompere il programma di armi nucleari e il sostegno al terrorismo,  senza ricorrere ad azioni militari o a cambiamenti di regime. E’ necessario utilizzare ogni mezzo pacifico a disposizione; al tempo stesso, bisogna lasciare sul tavolo tutte le opzioni possibili. Non c’è nulla di più pericoloso che un Iran in possesso di armi nucleari.

1. Ridurre le vendite di benzina all’Iran: Nell’ottica del bastone, il punto più debole su cui la comunità internazionale può colpire rimane la dipendenza dell’Iran dalle importazioni di benzina. Il paese infatti non ha sviluppato capacità sufficienti a raffinare il petrolio greggio in benzina. Di conseguenza importa il 40% della benzina di cui ha bisogno – che proviene quasi completamente da compagnie svizzere, tedesche, francesi, inglesi ed indiane. Quando il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha limitato la razione di benzina nell’estate del 2007, si sono sollevate violente manifestazioni di protesta, che lo hanno costretto a fare marcia indietro. I governi europei e dell’India dovrebbero vietare alle compagnie  dei loro paesi di vendere benzina all’Iran.

2. Proibire investimenti nel settore energetico iraniano. Oltre a ridurre le vendite di benzina, la comunità internazionale, guidata dagli Stati Uniti, dovrebbe fornire incentivi alle banche e alle compagnie straniere per eliminare gli investimenti nel settore energetico iraniano. Questo servirebbe a impedire che le compagnie petrolifere estere investano nell’industria petrolifera dell’Iran.

3. Bloccare l’acquisto di petrolio proveniente dall’Iran. Si stima che circa l’85% delle entrate dello stato iraniano derivino dalle vendite del suo petrolio. I leader del paese utilizzano i ricavi petroliferi per una cospicua sovvenzione del prezzo della benzina, del cibo, degli alloggi e di altre necessità. Ovviamente, una drastica riduzione di tali ricavi avrebbe un forte impatto sulla gente e sui leader iraniani.

4. Mantenere una pressione internazionale sulle banche straniere e sulle compagnie petrolifere per interrompere i loro accordi con il settore energetico iraniano. La pressione internazionale sulle banche straniere e sulle compagnie petrolifere ha già indotto le maggiori società di tutto il mondo, come Deutsche Bank e Commerzbank in Germania, HSBC in Inghilterra e Credit Suisse e Royal Dutch Shell, a sospendere o a limitare i loro affari con l’Iran.

5. Congelare le disponibilità finanziarie iraniane ed imporre sanzioni alle entità del paese collegate al suo programma nucleare.  Nel giugno 2008, tutti i 27 stati membri dell’Unione europea hanno concordato il congelamento di tutte le risorse mantenute sotto la loro giurisdizione dalla Bank Melli, la più importante banca di proprietà statale dell’Iran che è stata etichettata dall’UE, dagli Stati Uniti e dall’Australia come un responsabile della proliferazione nucleare,  a causa del ruolo ricoperto nel programma iraniano di missili nucleari e balistici. Nel marzo 2009, il Dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto delle sanzioni a tredici compagnie collegate alla Bank Melly. Nel febbraio 2009, diversi funzionari di Francia, Gran Bretagna e Germania hanno stilato una lista di 34 entità iraniane presumibilmente collegate a programmi di armi nucleari o biologiche dell’Iran. Sarebbe il caso che misure di questo genere venissero estese ulteriormente.

6. Porre fine ai contributi della World Bank verso l’Iran. Nel 2008 sono stati elargiti milioni di dollari per le garanzie finanziarie ai settori dell’industria e del gas naturale dell’Iran, attraverso la Multilateral Investment Guarantee Agency (MIGA) della World Bank. La comunità internazionale dovrebbe pretendere che le future spese della MIGA non vadano a finire nelle mani degli iraniani.

7. Bloccare gli accordi sui gasdotti con l’Iran. Esiste una serie di importanti accordi con l’Iran riguardo ai gasdotti che permetterà a Teheran di trasferire e vendere gas naturale all’Europa. Il condotto del Nabucco ed altri ancora, del valore di miliardi di dollari, andrebbero a minare seriamente l’impatto delle sanzioni economiche che potrebbero fermare il programma nucleare iraniano.

8. Interrompere la vendita di armi all’Iran. Dato che il sistema di difesa missilistica iraniano è antiquato, Teheran sta cercando di acquisire sistemi di armi più avanzati. Stando a quanto riportato dai media alla fine del 2008 la Russia ha siglato un accordo per vendere all’Iran i suoi missili di difesa aerea S-300, tra i più sofisticati al mondo. Più tardi gli stessi media hanno sostenuto che la Russia abbia deciso di non vendere più quel sistema agli iraniani. In base alle varie speculazioni una delle ragioni è che l’Iran non si sarebbe potuto permettere il costo dell’acquisto. L’eventualità che il paese acquisisca un sistema del genere cambierebbe in modo significativo gli equilibri militari in Medio Oriente.

9. Negare l’assicurazione delle spedizioni alle compagnie che aiutano l’Iran. La Risoluzione 1803 del Consiglio di Sicurezza ONU richiama tutti gli stati a “mantenere alto il grado di vigilanza” nei confronti delle compagnie che fanno affari con l’Iran, per cercare di evitare il finanziamento alle attività di proliferazione iraniane. La risoluzione mette specificamente in guardia gli stati affinchè siano prudenti nel garantire assicurazioni al commercio di affari con l’Iran. La stessa si focalizza inoltre sui crediti dell’esportazione e sulle garanzie dei prestiti. Le compagnie assicurative potrebbero incrementare il costo previsto per concludere affari con l’Iran o al suo interno, attraverso una revisione dei loro tassi in considerazione della precaria stabilità del paese. Si potrebbe stabilire anche un aumento dell’assicurazione per il transito delle spedizioni e delle merci attraverso il territorio iraniano.

10. Intelligence. Disporre di un intelligence accurata ed efficace nei confronti del programma nucleare dell’Iran rappresenta un elemento chiave nel tentativo di impedire all’Iran l’acquisizione di armi nucleari. La comunità internazionale, guidata dagli Stati Uniti, dovrebbe intensificare i propri sforzi allo scopo di mettere insieme un’intelligence di questo genere, migliorando gli strumenti a disposizione e promuovendo una maggiore cooperazione tra le varie organizzazioni di intelligence di tutto il mondo.

11. Disinvestimenti: gli stati americani e gli investitori stanno aprendo la strada all’acquisizione di principi di investimento “liberi dal terrore” per rimuovere una fonte di entrate per i leader di Teheran. I governi e gli investitori di tutto il mondo dovrebbero adottare simili principi nelle loro strategie di investimento.

12. Imporre ispezioni e restrizioni sui beni e sui funzionari iraniani: severe ispezioni dovrebbero essere imposte sui prodotti in entrata e in uscita dall’Iran , così come si dovrebbero prevedere rigide limitazioni di spostamento per i funzionari iraniani, ad eccezione degli addetti ai negoziati sul tema nucleare. 

© The Israel Project
Traduzione Benedetta Mangano