20 anni a Kabobo, uccise tre milanesi a picconate

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20 anni a Kabobo, uccise tre milanesi a picconate

15 Aprile 2014

  Adam Kabobo, il ghanese illegale che l’11 maggio scorso uccise tre persone a Milano, è stato condannato a 20 anni di carcere. All’assassino è stata riconosciuta la semi-infermità mentale. L’uomo, infatti, aveva spiegato che alle origini del "rampage" c’era il suo odio verso i bianchi e delle meglio non identificate "voci" che lo avrebbero spinto a prendere il piccone e a commettere la strage. Oltre alla condanna, Kabobo dovrà passare 3 anni in una casa di cura e custodia come ulteriore misura di sicurezza. Il giudice, con rito abbreviato, ha accettato la richiesta del Pm. Reagisce uno dei figli delle vittime che dice, negli Usa l’uomo sarebbe stato condannato alla pena di morte o all’ergastolo. Anche alcune forze politiche strumentalizzano la condanna e la vicenda per difendere il reato di clandestinità. Ma è proprio la storia di Kabobo a mostraci quanto negli anni scorsi il reato sia stato debole, inefficace rispetto al problema ben più importante delle espulsioni. Kabobo arriva in Italia da clandestino ma fa richiesta per ottenere lo status di profugo, passa il tempo, lui si sposta tra Milano e la Puglia, lo status gli viene rifiutato ma chi lo segue legalmente fa appello, finché arriviamo alla strage. Il problema insomma non è togliere o rimettere il reato di clandestinità, che, per inciso, è diventato comunque un reato amministrativo e solo per il primo ingresso degli illegali. Il problema è al contrario rafforzare le procedure di espulsione, renderle più celeri, sveltire le procedure giudiriche e legislative.