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2006, l’anno della disillusione

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In occasione della guerra in Libano contro Hezbollah, Israele ha agito a titolo di legittima difesa, nell’esercizio di un diritto garantito dall'ordinamento internazionale. Altro discorso è verificare se durante il conflitto siano state commesse, da ambo le parti, violazioni delle leggi di guerra, e cioè del diritto internazionale umanitario, verifica questa da compiersi necessariamente caso per caso. Israele, in pratica, non ha agito da aggressore ma da vittima, e per questo ha reagito con l’uso della forza.

È questa l’opinione espressa da Natalino Ronzitti, nell’ottava edizione dell’annuario “L’Italia e la politica internazionale”, volume curato dall’Istituto Affari Internazionali e dall’Istituto per gli Studi di politica internazionale. Uno strumento prezioso di comprensione delle principali vicende politiche ed economiche internazionali sviluppatesi nel corso del 2006. Un tentativo di ricostruzione dettagliata dei fatti storici e di analisi giuridico scientifica, utile a contrastare la grande confusione cui spesso induce, come nel caso portato a esempio, l’opinione pubblica.

All’analisi del sistema politico internazionale e della politica estera del governo Prodi è dedicata la prima parte del volume. Nell’introduzione, i curatori dell’opera, Alessandro Colombo e Natalino Ronzitti, definiscono il 2006 come “l’anno della disillusione” rispetto a una soluzione positiva dei tre principali scenari del Grande Medio Oriente: Afghanistan, Iraq e conflitto israelo-palestinese. Segue il saggio di Alessandro Colombo che, nell’individuare le tensioni di fondo del contesto internazionale attuale, si sofferma sulle implicazioni della sua struttura ancora unipolare, pur sottolineando come il possesso di maggiori potenzialità da parte degli Usa non si traduca “automaticamente in influenza, cioè in capacità di ottenere degli altri quello che si vuole”. Alla guerra in Libano sono dedicati i saggi di Natalino Ronzitti ed Elisa Giunchi. Ai programmi nucleari di Corea del Nord e Iran, che hanno messo in crisi il Trattato di non-proliferazione nucleare del ‘68 e indotto il Consiglio di sicurezza ad adottare misure sanzionatorie nei confronti dei due Paesi, il saggio di Riccardo Alcaro.

L’analisi della politica estera italiana è fatta da Ettore Greco che analizza gli elementi di continuità e discontinuità tra il governo Prodi e il governo Berlusconi. Si sottolinea il passaggio da una politica atlantica a una politica eurocentrica, senza dimenticare che lo stesso Berlusconi aveva appoggiato proposte filoeropee particolarmente avanzate, come quella di estendere il voto a maggioranza qualificata alla politica estera dell’UE. Si analizza il tentativo del governo Prodi di rientrare nei parametri di Maastricht, realizzato senza alcuna riforma strutturale nei settori principali della spesa pubblica, soprattutto per l’opposizione di sindacati e sinistra massimalista. Il tentativo di  Prodi di rilanciare il cammino verso una Costituzione europea e quello di D’Alema di entrare a far parte dell’UE3, gruppo composto da Francia, Germania e Gran Bretagna, cui l’Unione europea si è affidata per la trattativa con l’Iran sul programma nucleare. Entrambi i tentativi sono falliti e l’UE3 ha preferito allargarsi a Cina, Russia e Usa. Si valuta positivamente  la Conferenza internazionale per il Libano, ma per Iraq e Afghanistan, secondo l’autore, non ci sono differenze di rilievo rispetto all’agenda del governo precedente. Ci sono invece per l’attuale maggioranza di governo evidenti difficoltà nell’iter parlamentare, vista la presenza al suo interno di gruppi antiamericani.

Al processo di integrazione europea e al tema della sicurezza e della difesa europee è dedicata la parte seconda dell’opera. Sotto lente la questione del mercato europeo della difesa e del ruolo dell’UE nelle operazioni di peace-keeping, e la questione delle riforme istituzionali, in una fase di stallo, secondo Bonvicini e Cammelli, per la mancanza di leadership nei Paesi europei e nelle stesse istituzioni comunitarie.

Una terza parte presenta alcune essenziali questioni di economia internazionale. Da un lato si analizzano due temi di stretta attualità politica: la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, oggetto di un Libro verde della Commissione europea, e l’invecchiamento della popolazione, che apre la questione della riforma degli attuali sistemi pensionistici. Dall’altra, la crisi delle principali organizzazioni economiche internazionali nel governo della globalizzazione, tra cui il Fondo Monetario Internazionale, a cui è dedicato, a sessant’anni dalla sua costituzione, il saggio di Pier Carlo Padoan, e l’Organizzazione Mondiale del Commercio, oggetto di studio da parte di Paolo Guerrieri.

L’analisi degli sviluppi registrati nel 2006 rispetto alle altre principali crisi internazionali è contenuta nella parte quarta del volume. Alla ricostruzione della situazione in Israele e alla crisi interna palestinese è dedicato il saggio di Daniela Pioppi e Nathalie Tocci, seguito dalla breve e incisiva scheda di Mirko Sossai sulle “uccisioni mirate” da parte delle forze israeliane di terroristi palestinesi, alla luce della sentenza della Corte Suprema di Israele del 13 dicembre 2006. Alle evidenti difficoltà dei processi di ricostruzione politico-istituzionale in Iraq e Afghanistan è dedicato il contributo di Riccardo Redaelli, mentre due noti storici dell’Africa, Giampaolo Calchi Novati e Perluigi Valsecchi, offrono una ricostruzione rispettivamente delle tensioni nel corno d’Africa e della complessa pacificazione del Sudan, con la tragica crisi del Darfur.

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