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Scenari impossibili

2015, il Cav. è ad Antigua, Bersani in Africa, Vendola in convento. E Fini?

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È ora il 2015. LʼItalia, ormai ci siamo rassegnati, non diventerà mai "un paese normale", ma forse si è avviata a diventare un paese tranquillo. Due anni fa, dopo aver concluso in pace la legislatura, Silvio Berlusconi, il Cavaliere che per ventʼanni ha trasformato la vita pubblica in un folle rodeo, ha lasciato Palazzo Chigi, Roma e la politica in un colpo solo e si è eclissato in un tripudio di cubiste,  frutta tropicale e vascelli pirata.

Nessuno sa dove sia: secondo quelli di Repubblica ha fatto trapiantare il suo cervello nel corpo di un trentenne maestro di merengue, altri affermano che ha comprato unʼisola chiamata Escondida (da qualche parte vicino alla  Melanesia) e che vi soggiorna, facendosi adorare col nome di Papi Tua Nua. Bondi sarebbe il suo ierofante.

Perfettamente in tono con il talento nazionale per lʼincompiutezza, lʼeredità del Cav. è difficile da definire e da apprezzare, poiché nella scorsa legislatura non è riuscito a portare a termine quasi nessuna delle grandi riforme che costituivano lʼossatura del suo programma politico. Tranne la riforma dellʼUniversità e quel coacervo di leggi contraddittorie che vanno sotto il nome di "federalismo" (tra le quali se ne segnala una, in ossequio alla quale i quartieri battono moneta: oggi ho pagato il pane sei onze del Borgo), nessuna delle grandi riforme messe in cantiere dai volenterosi ministri Alfano, Brunetta, Calderoli ha completato lʼiter per la sua definitiva approvazione.

La magistratura gode ancora di una larga indipendenza, e i pm dʼassalto continuano a sfoggiare barbe incolte ad arte e atteggiamenti pensosi dinanzi a telecamere compiacenti, mentre si ingegnano a rovinare la vita al malcapitato di turno accusandolo di concorso esterno in favoreggiamento di complicità di stampo vagamente mafioso per aver mangiato un babà in pubblico. Alla fine, Marcello DellʼUtri, riconosciuto innocente dalla Cassazione in base allʼadamantino principio che "non possiamo metterlo in galera solo perché ha amici delinquenti", è finito di nuovo sotto processo per falso ideologico: è venuto fuori che i "diari del Duce" da lui  scovati e pubblicati li aveva scritti Massimo Ciancimino.

Gli impiegati pubblici hanno ottenuto di lavorare a progetto, cioè per tutto il tempo in cui stanno in ufficio progettano soltanto di lavorare. Questo ha ridotto lʼassenteismo, senza peraltro incidere troppo sullʼefficienza degli uffici.

Si racconta che Giulio Tremonti abbia ricevuto la visita di tre spiriti durante la notte di Natale del 2010, e da allora la spesa pubblica è lentamente, intangibilmente cresciuta di un zero virgola zero e rotti allʼanno fino a consentire lʼassunzione di ben quattordici accalappiacani, regolarmente muniti di dottorato di ricerca. Altre cose funzionano meglio: i terremotati dellʼAbruzzo abitano in case confortevoli e ben riscaldate, e non hanno più tanta voglia di tornare nelle loro vecchie palazzine costruite male; si va da Salerno a Reggio Calabria in un paio dʼore, e lʼautostrada è punteggiata di altarini col ritratto del Cav. accanto a quello di Padre Pio; molte persone sono diventate considerevolmente ricche grazie al ponte sullo stretto di Messina, senza nemmeno bisogno di costruirlo (lʼimpresa viene citata come un esempio di "impatto ambientale zero"); i rifiuti di Napoli vengono stivati nel Vesuvio, e nelle scuole non si legge più Plinio il Vecchio.

Passata la Grande Crisi, lʼoccupazione ha cominciato ad aumentare, anche grazie alla sensibile riduzione degli ingressi di immigrati e allʼaumento delle tasse universitarie: oggi, quasi un terzo dei miei conoscenti fa un lavoro vero, uno in cui alla fine della giornata lavorativa cʼè qualcosa che al mattino non cʼera. Li ammiro, anche se non li invidio. Sergio Marchionne, amministratore delegato della General Chrysler Volkswagen Peugeot Fiat, dice che lʼItalia si è finalmente tolta la cravatta e pretende che sia merito suo, però vive a Zurigo.

Quando ci chiedono che cosa è cambiato, o perché nel 2013 questa destra inconcludente e fatua ha rivinto le elezioni, noi berlusconiani non sappiamo bene che cosa rispondere: abbiamo lʼimpressione di aver evitato una catastrofe, che il regalo del Cav. allʼItalia vada riconosciuto più nelle cose che non sono successe grazie a lui, che in quelle che grazie a lui sono successe. È come se avesse sopportato per noi tutta la violenza e lʼastio di unʼepoca torbida, se avesse concentrato su di sé le persecuzioni e le invidie della gente molesta, risparmiando a noi ometti qualunque i patimenti che lui solo, con la sua energia e la sua incredibile e dubbia ricchezza, poteva sostenere. Il sentimento di gratitudine che proviamo nei suoi confronti non è, però, velato da rimpianti: vivere col Cav., come le sue donne sapevano, è sfiancante; e lʼItalia, la sua donna prediletta, ne ha dovute affrontare di magagne, fibrillazioni e figuracce per colpa di questo gigante brevilineo. Gli vogliamo bene, ma non ci manca.

Giuliano Ferrara, oggi fraʼ Giuliano dellʼordine dei Certosini, ha scritto in un latino lussureggiante unʼApologia Silvii Defensoris Fidei che sembra sia piaciuta molto al papa (ma non lo può dire). Di fatto, le apparizioni del Cav. si fanno sempre più frequenti: la settimana scorsa, una sciampista di Abbiategrasso lʼha visto che raccoglieva i capelli da terra nel negozio dove lavora, per poi sparire. Curiosamente, anche dallʼaltra parte sembrano un poco spaesati: lʼattuale segretario del Pd, Clemente Mastella, non ne parla mai, ma sta per essere sostituito tramite primarie (sono le settime questʼanno, ed è favorita una sciatrice lesbica affetta da SLA che ha vinto parecchie medaglie allʼultima paralimpiade invernale, ma le ha donate tutte a unʼassociazione per la buona morte).

Alla fine, in Africa cʼè andato Bersani, mentre Veltroni ha girato un film con Gabriele Muccino in cui interpreta il Brucaliffo. Nichi Vendola, rispondendo a unʼantica vocazione, sʼè fatto prete: le mamme della piccola parrocchia pugliese dove è stato destinato diffidano ancora di lui, ma i suoi sermoni sono pezzi di bravura retorica ed è fantastico come confessore. Antonio Di Pietro è quello che ha sofferto di più della scomparsa del Cav.: si è messo a bere, gli sono scappate un paio di battute triviali su una contessa che lʼaveva invitato per un cocktail e la sua popolarità è scesa in picchiata; ora dirige unʼagenzia di investigazioni private, pare che sia bravissimo e Flores DʼArcais gli dà una mano a stilare i rapporti.

Come? Volete sapere di Fini? Ma dove vivete? Gianfranco Fini è presidente del consiglio, ovviamente. Dopo che il Cav. ha annunciato il suo ritiro, nel Pdl si è discusso brevemente della successione: Tremonti, quando gli hanno proposto di candidarsi alla presidenza del Consiglio, ha risposto "Ma è demenziale! Io sono cittadino della Lega Anseatica" (il suo dottore dice che sta bene, comunque).

Angelino Alfano ha tenuto il campo per un poʼ, ma preferisce continuare a occuparsi di giustizia (dicono che interroghi personalmente i mafiosi, con una saldatrice); Franco Frattini si era proposto, ma poi hanno scoperto con orrore che ha il lato sinistro del volto sfigurato come un cattivo di Batman (in tanti anni nessuno se ne era mai accorto) e questo avrebbe potuto compromettere la riuscita dei comizi.

Restava Fini. Era come quando si va da Blockbuster per scegliere un film da vedere tra amici e, per non scontentare nessuno, si finisce per prendere "Notting Hill". Intendiamoci, non è male Fini. Ha unʼaria compunta e seria, una figura ben fatta e una statura sufficiente per non sembrare un paggetto fra i corazzieri o accanto a Obama, e il suo nuovo ghostwriter (chiunque sia) ha uno stile essenziale e al contempo solenne, come certi scrittori americani, anche se a volte si diverte a fargli fare citazioni da libri che evidentemente Fini non conosce: nellʼultimo discorso alla Camera, ha detto che "umanitario e umano non sono la stessa cosa", e sono sicuro che non sa nemmeno chi è lʼautore.

Fini è un contenitore perfetto per le idee altrui, come disse una volta Marcello Veneziani, e svolge il suo ruolo in modo impeccabile ora che ha superato i suoi complessi nei confronti del Cav. e quelli, più antichi, verso i suoi compagni di liceo di sinistra, tutti più ricchi e più colti di lui. Gli è rimasto, come un tic, un nervosismo pavloviano che si accende quando sente le parole "Berlusconi", "Mussolini" e "Giancarlo".

Ha saputo aspettare, smarcandosi a poco a poco dalla destra berlusconiana senza mai forzare la mano e senza cercare inutili incidenti, e oggi raccoglie quel che ha pazientemente  seminato. Però la sua voce è sempre più metallica, lʼabbronzatura perenne gli sta sfilacciando la pelle e nel complesso somiglia sempre di più a un rettile.

Come lʼazzurro sfacciato di una giornata dʼestate scolora nel blu della sera, la destra italiana si è data una calmata e nessuno ci piglia più in giro, nemmeno lʼEconomist. Siamo riappacificati e contenti, anche se quasi tutti i problemi sono ancora da risolvere, e speriamo sempre che non sia un sogno.

Ora vi saluto, perché Megan Fox vuole che le insaponi la schiena. Di nuovo.

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10 COMMENTS

  1. che fine ha fatto fini ?
    Nel 2015 Fini ha messo finalmente in pratica i suoi nuovi ideali : dopo un’operazione di cambio sesso felicemente ruscita vive col compagno Bocchino (sua vecchia e segreta fiamma) in un modesto trilocale a Montecarlo dove dirige una attività di immobiliarista col compagno e l’altro socio Granata (che fa anche da segretaria dopo aver cambiato sesso obbligato da Fini stesso)

  2. La metamorfosi
    Attenzione, non è Megan Fox. In realtà, si tratta di Casini, di cui da mesi nessuno sa più nulla. Improvvisamente, era sparito dal palcoscenico della politica e dall’intera piazza mediatica. In effetti, le cose non stavano andando bene, per lui. Il Vaticano non gli aveva perdonato la vittoria di Fini. Quest’ultimo, da laicista convinto, era divenuto trotzkysta-leninista, beat, anarchico, guelfo, ghibellino, ancora guelfo, cataro, manicheo, valdese, monarchico, franchista ed, infine, mussoliniano (“Mussolini bene assoluto” ha detto, di recente, ad una cerimonia nella Sinagoga di Roma). Elisabetta è allo stremo perché non ce la fa più a rifargli, ogni volta, il guardaroba e spera in una sua prossima ispirazione francescana (tanto per fare un esempio, per un intero guardaroba da ghibellino ha dovuto ipotecare la casa di Montecarlo e liquidare la Primtemps Ltd.). Questa irrequietezza spirituale preoccupava molto i principi della Chiesa che preferivano, di gran lunga, il totale vuoto spirituale di Casini. Dopo la batosta, quest’ultimo aveva improvvisamente sentito una irresistibile necessità di lavorare (forse per inconscia espiazione della delusione data alla CEI). Però, dopo una vita passata a farsi mantenere, non riusciva neppure a capire cosa gli dicessero durante i colloqui di lavoro. A parole come scrivania, computer, collega, fine mese, stipendio non riusciva ad associare un bel niente. Poi, un giorno, passando davanti ad un teatro di posa, gli era capitato di leggere un cartello di ricerca ballerine. Improvvisamente, si era ricordato del suo passato democristiano e del fatto che, per quaranta anni, lo avevamo pagato solo per fare piroette. Il problema che cercassero ballerine e non ballerini non era irrisolvibile: una dose di cerone, due tette finte, una liposuzione addominale ed ecco Megan Pierferdinanda Fox (il nome glielo ha suggerito Marrazzo).

  3. Fini con Gaucci
    Per il 2015 vedo Fini a Santo Domingo assieme a Gaucci dopo essere stato messo alla porta da convivente e suocera perchè non piu in grado di provvedere ad un adeguato sostentamento.
    Insieme hanno aperto un disco bar frequentato da espatriati. Accomunati dallo stesso destino entrambe si sono promessi di sorvegliarsi a vicenda per non avere ricadute; ci riusciranno? ancora non ci è dato sapere.

  4. Fini casalingo
    Fini nel 2015 sarà a portare a scuola le bambine, a parlare con gli insegnanti delle medesime, a controllare che la colf pulisca bene la casa, a fare la spesa e a litigare con la suocera su dove passare le vacanze estive. Farà insomma il casalingo di lusso, insieme a qualche -rara- e patetica ospitata TV accompagnato dall’altro showman e compagno (d’odio) di Barbareschi. Con questo si ritrova anche qualche volta la sera, a giocare a scopa e a ricordare i bei tempi andati. La politica? Uscito di scena perché bocciato senza appello alle elezioni.

  5. Anno 2015: Fini non ha
    Anno 2015: Fini non ha ancora smaltito i postumi della grande batosta elettorale. Un risultato quasi ancor più deludente, se fosse possibile, di quando inventò il bislacco Tridente (anno 2006: se vi ricordate la beota invenzione finiana ci fece perdere le elezioni, tanto per dire). Ha avuto successivamente varie crisi mistiche. Dovute alla batosta? Macchè. La “crisi” millantata era in verità una scusa, usata al solo fine di capire bene quale fosse la religione che gli avrebbe permesso di divenirne rapidamente il Capo Assoluto. Naturalmente ambiva a Papa ma la Chiesa (Vecchia e Antica e Provinciale) non accetta ancora Papi accompagnati e con prole…su questo tema ha comunque subito riferito le sue idee Nuove e Moderne e Europee a Mons. Bertone, il quale a dire il vero però, non gli ha a tutt’oggi risposto (ohibò,chissà perchè). Ha infine scelto di fare il Capozona della setta Hurekrosny e vive e opera come Rettore della Villa Burdavagna (di proprietà di una off shore) situata nel ridente paesino di Casole d’Era in provincia di Livorno. (E’ pure vicino a Orbetello, dove si trova d’estate con moglie e suocera).

  6. Rischia di lavorare
    Secondo me nel 2015 potrebbe anche rischiare di doversi trovare un lavoro. Chissà, magari ha un futuro come agente di zona di Assicurazioni, o come venditore di numeri del lotto nelle tv regionali, o anche come venditore di aspirapolveri o enciclopedie porta a porta..

  7. Giudizio Almirantiano
    “Fini è molto bravo a dire che d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo. Prima però bisogna spiegarglielo bene”. (Giorgio Almirante). Cio’ premesso direi che nel 2015 l’attuale vice di Casini sarà a fare il vice del vice consulente estetico della Palombelli.

  8. 2015, anno terzo dell’era Futurista
    2015, anno terzo dell’era Futurista, il nostro Duce Fini, affiancato dai triumviri Bocchino e Granata, parla all’Impero da Rai 3 (unica rete di Stato) :

    ” Italiane e Italiani, gay e neri delle colonie, combattenti di cielo, di terra e del mare, l’ora fatale è scoccata, l’Italia Futurista ha dichiarato guerra alle demoplutocrazie di tutto il mondo, da ora una sola parola, Vincere ! e vinceremo !”

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