2015, il Cav. è ad Antigua, Bersani in Africa, Vendola in convento. E Fini?

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2015, il Cav. è ad Antigua, Bersani in Africa, Vendola in convento. E Fini?

17 Dicembre 2010

di Yanez

È ora il 2015. LʼItalia, ormai ci siamo rassegnati, non diventerà mai "un paese normale", ma forse si è avviata a diventare un paese tranquillo. Due anni fa, dopo aver concluso in pace la legislatura, Silvio Berlusconi, il Cavaliere che per ventʼanni ha trasformato la vita pubblica in un folle rodeo, ha lasciato Palazzo Chigi, Roma e la politica in un colpo solo e si è eclissato in un tripudio di cubiste,  frutta tropicale e vascelli pirata.

Nessuno sa dove sia: secondo quelli di Repubblica ha fatto trapiantare il suo cervello nel corpo di un trentenne maestro di merengue, altri affermano che ha comprato unʼisola chiamata Escondida (da qualche parte vicino alla  Melanesia) e che vi soggiorna, facendosi adorare col nome di Papi Tua Nua. Bondi sarebbe il suo ierofante.

Perfettamente in tono con il talento nazionale per lʼincompiutezza, lʼeredità del Cav. è difficile da definire e da apprezzare, poiché nella scorsa legislatura non è riuscito a portare a termine quasi nessuna delle grandi riforme che costituivano lʼossatura del suo programma politico. Tranne la riforma dellʼUniversità e quel coacervo di leggi contraddittorie che vanno sotto il nome di "federalismo" (tra le quali se ne segnala una, in ossequio alla quale i quartieri battono moneta: oggi ho pagato il pane sei onze del Borgo), nessuna delle grandi riforme messe in cantiere dai volenterosi ministri Alfano, Brunetta, Calderoli ha completato lʼiter per la sua definitiva approvazione.

La magistratura gode ancora di una larga indipendenza, e i pm dʼassalto continuano a sfoggiare barbe incolte ad arte e atteggiamenti pensosi dinanzi a telecamere compiacenti, mentre si ingegnano a rovinare la vita al malcapitato di turno accusandolo di concorso esterno in favoreggiamento di complicità di stampo vagamente mafioso per aver mangiato un babà in pubblico. Alla fine, Marcello DellʼUtri, riconosciuto innocente dalla Cassazione in base allʼadamantino principio che "non possiamo metterlo in galera solo perché ha amici delinquenti", è finito di nuovo sotto processo per falso ideologico: è venuto fuori che i "diari del Duce" da lui  scovati e pubblicati li aveva scritti Massimo Ciancimino.

Gli impiegati pubblici hanno ottenuto di lavorare a progetto, cioè per tutto il tempo in cui stanno in ufficio progettano soltanto di lavorare. Questo ha ridotto lʼassenteismo, senza peraltro incidere troppo sullʼefficienza degli uffici.

Si racconta che Giulio Tremonti abbia ricevuto la visita di tre spiriti durante la notte di Natale del 2010, e da allora la spesa pubblica è lentamente, intangibilmente cresciuta di un zero virgola zero e rotti allʼanno fino a consentire lʼassunzione di ben quattordici accalappiacani, regolarmente muniti di dottorato di ricerca. Altre cose funzionano meglio: i terremotati dellʼAbruzzo abitano in case confortevoli e ben riscaldate, e non hanno più tanta voglia di tornare nelle loro vecchie palazzine costruite male; si va da Salerno a Reggio Calabria in un paio dʼore, e lʼautostrada è punteggiata di altarini col ritratto del Cav. accanto a quello di Padre Pio; molte persone sono diventate considerevolmente ricche grazie al ponte sullo stretto di Messina, senza nemmeno bisogno di costruirlo (lʼimpresa viene citata come un esempio di "impatto ambientale zero"); i rifiuti di Napoli vengono stivati nel Vesuvio, e nelle scuole non si legge più Plinio il Vecchio.

Passata la Grande Crisi, lʼoccupazione ha cominciato ad aumentare, anche grazie alla sensibile riduzione degli ingressi di immigrati e allʼaumento delle tasse universitarie: oggi, quasi un terzo dei miei conoscenti fa un lavoro vero, uno in cui alla fine della giornata lavorativa cʼè qualcosa che al mattino non cʼera. Li ammiro, anche se non li invidio. Sergio Marchionne, amministratore delegato della General Chrysler Volkswagen Peugeot Fiat, dice che lʼItalia si è finalmente tolta la cravatta e pretende che sia merito suo, però vive a Zurigo.

Quando ci chiedono che cosa è cambiato, o perché nel 2013 questa destra inconcludente e fatua ha rivinto le elezioni, noi berlusconiani non sappiamo bene che cosa rispondere: abbiamo lʼimpressione di aver evitato una catastrofe, che il regalo del Cav. allʼItalia vada riconosciuto più nelle cose che non sono successe grazie a lui, che in quelle che grazie a lui sono successe. È come se avesse sopportato per noi tutta la violenza e lʼastio di unʼepoca torbida, se avesse concentrato su di sé le persecuzioni e le invidie della gente molesta, risparmiando a noi ometti qualunque i patimenti che lui solo, con la sua energia e la sua incredibile e dubbia ricchezza, poteva sostenere. Il sentimento di gratitudine che proviamo nei suoi confronti non è, però, velato da rimpianti: vivere col Cav., come le sue donne sapevano, è sfiancante; e lʼItalia, la sua donna prediletta, ne ha dovute affrontare di magagne, fibrillazioni e figuracce per colpa di questo gigante brevilineo. Gli vogliamo bene, ma non ci manca.

Giuliano Ferrara, oggi fraʼ Giuliano dellʼordine dei Certosini, ha scritto in un latino lussureggiante unʼApologia Silvii Defensoris Fidei che sembra sia piaciuta molto al papa (ma non lo può dire). Di fatto, le apparizioni del Cav. si fanno sempre più frequenti: la settimana scorsa, una sciampista di Abbiategrasso lʼha visto che raccoglieva i capelli da terra nel negozio dove lavora, per poi sparire. Curiosamente, anche dallʼaltra parte sembrano un poco spaesati: lʼattuale segretario del Pd, Clemente Mastella, non ne parla mai, ma sta per essere sostituito tramite primarie (sono le settime questʼanno, ed è favorita una sciatrice lesbica affetta da SLA che ha vinto parecchie medaglie allʼultima paralimpiade invernale, ma le ha donate tutte a unʼassociazione per la buona morte).

Alla fine, in Africa cʼè andato Bersani, mentre Veltroni ha girato un film con Gabriele Muccino in cui interpreta il Brucaliffo. Nichi Vendola, rispondendo a unʼantica vocazione, sʼè fatto prete: le mamme della piccola parrocchia pugliese dove è stato destinato diffidano ancora di lui, ma i suoi sermoni sono pezzi di bravura retorica ed è fantastico come confessore. Antonio Di Pietro è quello che ha sofferto di più della scomparsa del Cav.: si è messo a bere, gli sono scappate un paio di battute triviali su una contessa che lʼaveva invitato per un cocktail e la sua popolarità è scesa in picchiata; ora dirige unʼagenzia di investigazioni private, pare che sia bravissimo e Flores DʼArcais gli dà una mano a stilare i rapporti.

Come? Volete sapere di Fini? Ma dove vivete? Gianfranco Fini è presidente del consiglio, ovviamente. Dopo che il Cav. ha annunciato il suo ritiro, nel Pdl si è discusso brevemente della successione: Tremonti, quando gli hanno proposto di candidarsi alla presidenza del Consiglio, ha risposto "Ma è demenziale! Io sono cittadino della Lega Anseatica" (il suo dottore dice che sta bene, comunque).

Angelino Alfano ha tenuto il campo per un poʼ, ma preferisce continuare a occuparsi di giustizia (dicono che interroghi personalmente i mafiosi, con una saldatrice); Franco Frattini si era proposto, ma poi hanno scoperto con orrore che ha il lato sinistro del volto sfigurato come un cattivo di Batman (in tanti anni nessuno se ne era mai accorto) e questo avrebbe potuto compromettere la riuscita dei comizi.

Restava Fini. Era come quando si va da Blockbuster per scegliere un film da vedere tra amici e, per non scontentare nessuno, si finisce per prendere "Notting Hill". Intendiamoci, non è male Fini. Ha unʼaria compunta e seria, una figura ben fatta e una statura sufficiente per non sembrare un paggetto fra i corazzieri o accanto a Obama, e il suo nuovo ghostwriter (chiunque sia) ha uno stile essenziale e al contempo solenne, come certi scrittori americani, anche se a volte si diverte a fargli fare citazioni da libri che evidentemente Fini non conosce: nellʼultimo discorso alla Camera, ha detto che "umanitario e umano non sono la stessa cosa", e sono sicuro che non sa nemmeno chi è lʼautore.

Fini è un contenitore perfetto per le idee altrui, come disse una volta Marcello Veneziani, e svolge il suo ruolo in modo impeccabile ora che ha superato i suoi complessi nei confronti del Cav. e quelli, più antichi, verso i suoi compagni di liceo di sinistra, tutti più ricchi e più colti di lui. Gli è rimasto, come un tic, un nervosismo pavloviano che si accende quando sente le parole "Berlusconi", "Mussolini" e "Giancarlo".

Ha saputo aspettare, smarcandosi a poco a poco dalla destra berlusconiana senza mai forzare la mano e senza cercare inutili incidenti, e oggi raccoglie quel che ha pazientemente  seminato. Però la sua voce è sempre più metallica, lʼabbronzatura perenne gli sta sfilacciando la pelle e nel complesso somiglia sempre di più a un rettile.

Come lʼazzurro sfacciato di una giornata dʼestate scolora nel blu della sera, la destra italiana si è data una calmata e nessuno ci piglia più in giro, nemmeno lʼEconomist. Siamo riappacificati e contenti, anche se quasi tutti i problemi sono ancora da risolvere, e speriamo sempre che non sia un sogno.

Ora vi saluto, perché Megan Fox vuole che le insaponi la schiena. Di nuovo.