Home News 5/ Le prime vittime dell’attentato sono i Democratici americani

5/ Le prime vittime dell’attentato sono i Democratici americani

5
3

“Ah, se la sinistra italiana fosse come quella americana…”. Quante volte avete sentito pronunciare una frase simile, negli ambienti vicini al centrodestra nostrano? La sensazione diffusa tra chi è immune al virus dell’anti-americanismo, infatti, è che in una nazione come quella statunitense, mai sfiorata dall’ideologia e dalla prassi comunista, la sinistra sia più digeribile di quella costruita, decennio dopo decennio, dagli orfani di Stalin e Togliatti. Una sinistra meno reazionaria e meno legata a pregiudizi anti-liberali ed anti-capitalistici. Una sinistra quasi normale, insomma. Forse è arrivato il momento di affermare che questa teoria - anche se suggestiva, non priva di qualche brandello di verità e, di questi tempi, perfino confortante - è stata falsificata dai fatti. E i fatti sono sostanzialmente due: il recount in Florida nelle elezioni presidenziali del 2000 e gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.

“I liberal, negli Stati Uniti, hanno una particolare predisposizione ad assumere il ruolo dei traditori. Potresti anche organizzare una partita di Scarabeo che troverebbero subito il modo di mostrare una posizione antiamericana. (…) Ogni volta che il Paese è sotto attacco, dall’interno o dall’esterno, loro si schierano con il nemico”. Senza arrivare agli eccessi - più formali che sostanziali, per la verità - di Ann Coulter nel suo “Treason”, è praticamente impossibile, per un osservatore anche occasionale delle dinamiche politiche statunitensi, non accorgersi della deriva estremistica di cui si è resa protagonista la sinistra americana negli ultimi anni.

Per un’analisi approfondita di questo fenomeno, consigliamo la lettura di uno splendido saggio (naturalmente mai arrivato in Italia), scritto un paio d’anni fa dal corrispondente dalla Casa Bianca della National Review, Byron York. Il titolo, “The Vast Left Wing Conspiracy”, fa il verso al j’accuse pronunciato in diretta televisiva da Hillary Rodham Clinton contro la “cospirazione” della destra a stelle e strisce che si ostinava a pretendere che un presidente in carica (nella fattispecie il marito di Hillary) smettesse di raccontare menzogne al suo popolo. Ma è sicuramente il sottotitolo del libro a rendere esplicita l’anima profonda del lavoro di York: “La storia mai raccontata di come un gruppo di politici democratici, miliardari eccentrici, attivisti liberal e celebrità assortite hanno cercato di abbattere un presidente. E perché, la prossima volta, ci proveranno ancora”.

Il libro di York, frutto di uno straordinario lavoro giornalistico lontano anni-luce dalla pubblicistica ideologizzata e spesso parafantascientifica (con tante scuse agli autori della fantascienza vera) che affligge gli scaffali delle nostre librerie, ricostruisce questo rapido processo di incancrenimento della sinistra americana: l’esplosione di MoveOn su Internet e la sua influenza crescente nella vita del partito democratico; l’incredibile quantità di denaro spesa da George Soros per sconfiggere George W. Bush alle presidenziali del 2004; i finti-documentari di Michael Moore e dei suoi sempre più numerosi adepti; i tentativi liberal di contrastare lo strapotere conservatore (decretato dal pubblico) nel mondo della comunicazione radiofonica; la guerriglia mediatica senza scrupoli scatenata dai think-tank legati alla sinistra; il successo sempre meno underground delle teorie cospiratorie e in particolare di quelle che contestano la “versione ufficiale” su 9%2F11.

Il primo shock che ha messo in moto questo bizzarro miscuglio alchemico di politici senza scrupoli, cyber-attivisti, miliardari annoiati e star hollywoodiane, portandolo ad impossessarsi di fatto del partito che fu di Woodrow Wilson, Harry Truman e John Fitzgerald Kennedy, è stato senza dubbio il trauma delle presidenziali del 2000 e dell’infuocato recount in Florida. Persa quella tornata elettorale, malgrado le condizioni ideali per una riconferma alla Casa Bianca, il partito democratico è letteralmente imploso, avvinghiandosi ad una spirale auto-distruttiva di paranoia e recriminazione.

Ma è stato dopo l’11 settembre 2001 che questa mutazione, ormai probabilmente strutturale, ha raggiunto la maturazione completa. Dopo qualche settimana di patriottismo forzato, infatti, i dirigenti del partito, le élite culturali che lo sostengono e una base consistente del suo stesso elettorato di riferimento hanno imboccato la strada, senza via d’uscita, che porta al negazionismo. Gli aggressori si sono trasformati magicamente in vittime, le cause in effetti, i buoni in cattivi. A parte qualche isolata eccezione – come Zell Miller e Joe Lieberman – il partito democratico, le sue maggiori organizzazioni di riferimento e i mainstream media amici hanno organizzato la più gigantesca opera di mistificazione mai partorita nella storia recente dell’umanità. Obiettivi, naturalmente, il presidente Bush e il partito repubblicano. Ma sullo sfondo di tutto si staglia, imponente come le Twin Towers prima del crollo, una interpretazione totalmente sganciata dalla realtà dei tragici avvenimenti dell’11 settembre.

Sbaglia, infatti, chi ritiene che la causa principale di questa degenerazione sia da ricercare nelle controversie politiche nate prima e durante il conflitto in Iraq, perché questa colossale operazione politico-mediatica era partita già durante le operazioni militari in Afghanistan contro il regime dei Talebani. “Odio Bush, disprezzo lui e tutta la sua amministrazione”, dichiarava alla stampa in quei giorni l’attrice Jessica Lange, anticipando appena di qualche settimana quella che sarebbe diventata la linea ufficiale degli attivisti democratici su Internet. E sbaglia anche chi ritiene che posizioni di questo tipo siano cavalcate soltanto da una chiassosa minoranza di fanatici, magari ben organizzati sul web. Il famigerato sito Daily Kos, per esempio, uno degli epicentri di questo terremoto neo-estremista, tiene praticamente in ostaggio i candidati democratici alle presidenziali del 2008, tanto che Hillary Rodham Clinton e Barack Obama sono stati costretti, di recente, a partecipare alla convention annuale YearlyKos per evitare il linciaggio della blogosfera. Nel dicembre del 2004, in una sconcertante email spedita ai propri sostenitori e ripresa da Associated Press, i fondatori del sito MoveOn.org hanno rivendicato il “possesso” del partito democratico. Visto che il sito è nato grazie ai finanziamenti multimiliardari di George Soros, secondo la proprietà transitiva si potrebbe affermare che Soros è il proprietario del partito democratico. E un’affermazione del genere non sarebbe poi così distante dalla realtà.

DailyKos, MoveOn, George Soros, MTV, Michael Moore, Ted Rall, Maureen Dowd, Al Gore, Jimmy Carter, Al Franken, Whoopi Goldberg, Barbra Streisand, Ward Churchill, Cindy Sheehan, Ted Kennedy, Dixie Chicks, Billy Maher, Keith Olberman, Noam Chomsky, Oliver Stone, Sean Penn, Howard Dean, Dan Rather, Harry Raid. Questo male assortito cocktail di attori, cantanti, politici, ex politici, miliardari, giornalisti, professori e attivisti monopolizza ormai qualsiasi barlume di attività cerebrale della sinistra americana, fuori e dentro il partito democratico. E l’unica cosa che riesce ad unire questa eterogenea line-up, oltre all’odio nei confronti del presidente Bush, è proprio la convinzione che gli Stati Uniti abbiano imboccato la strada dell’autoritarismo (molti di loro non si fanno troppi scrupoli ad utilizzare addirittura il termine “fascismo”) dopo gli attacchi terroristici a New York e Washington.

La colpa dell’America è quella di aver provocato gli attacchi. La colpa di Bush è quella di aver reagito agli attacchi. La colpa del GOP è quella di aver sostenuto questa reazione. E’ come se in quell’assolato e terribile martedì mattina di sei anni fa, nei cuori e nelle menti della sinistra americana sia scattato un cortocircuito in grado di annullare decenni di politica estera e dottrina strategica, facendo precipitare il mondo liberal e progressive in un gorgo disperato di estremismo dal quale non sarà certo Hillary (Giuliani o Thompson permettendo) a salvarlo.

  •  
  •  

5 COMMENTS

  1. bravo
    Articolo molto interessante. Cozza un po’ con alcuni articoli di Christian Rocca, il quale sostiene che questa fazione estremista sia in realtà minoritaria nel pdUSA e che, se hillary vuol vincere, deve inseguire voti al centro. Chissà chi di voi due ha ragione…

  2. Kipponappo: la tesi
    Kipponappo: la tesi sostenuta nel mio articolo non cozza necessariamente con la tesi secondo cui Hillary, per vincere le presidenziali, deve inseguire il voto degli indipendenti. Ma ci sarrà modo per ritornare sull’argomento. L’articolo cozza invece, questo sicuramente sì, contro la tesi secondo cui la deriva estremistica dei democratici sarebbe un fenomeno minoritario. Ma su questo aspetto specifico credo che i fatti abbiano ormai sommerso qualsiasi teoria…

  3. Bravi!
    Ecco, bravi, come parlarsi addosso senza citare un solo fatto.
    Sono proprio questi americani definiti “estremisti” (artificio retorico per bollare ed etichettare in maniera negativa chiunque la pensi in maniera diversa)che forse salveranno l’america da coloro che hanno infilato una serie di errori madornali , soprattutto dal 2001 in poi, che hanno portato morte e distruzione, soprattutto nei paesi del medioriente…ed hanno infangato il nome degli USA. Ad iniziare dal suo presidente e dal suo vice (si può criticarli senza essere bollati di antimaericanismo? Che giochetto sporco..). Hanno giustificato la guerra in afghanistan perchè dovevano catturare bin laden e lo sceicco gira ancora per tenere il gioco a Bush (e intanto li’ la gente muore). Fenomenale, eh? Quando al presidentissimo serve un appoggio per la sua strategia in evidente crisi, riappare bin a fargli da spalla, cosicchè lui possa gridare “vedete? Ho ragione” (come quando prima delle scorse elezioni presidenziali bin laden invitò gli americani a non votare bush…ahahah….era logico che questo avrebbe portato alla rielezione dello stesso). Ma non è che bin laden (o chi per lui) è pagato dallo staff presidenziale?
    L’unico fatto certo in tutto questo fiume di parole faziose e a senso unico è che, appunto, si trascurano i fatti. E cioè che dal 2001 i governanti americani hanno mentito, imbrogliato, nascosto, mistificato solo per perseguire i loro fini di potere(ve la ricordate la storia delle armi di distruzione di massa per giustificare la guerra in iraq dimostrate da powell, poi silurato, con una fialetta di bicarbonato? E quella che L’Iraq fosse rifugio dei terroristi per questo doveva essere colpito quando il terrorismo in Iraq lo ha portato la guerra e la conseguente occupazione?). Facendo leva sul dolore ed il senso patrio degli americani e sfruttando la giustificata paura dopo l’11 settembre l’amministrazione bush ha continuato con la sua politica crimimale.
    Ma è inutile parlare con chi non vuol vedere e parla solo perchè deve difendere una parte, la sua parte. Ormai il disastro causato dalla strategia americana è sotto gli occhi di tutti ma per qualcuno il problema sembrano i liberal americani “troppo arrabbiati”. Pensate quanto sono arrabbiati gli irakeni o gli afghani. Sai che bello essersi liberati di un dittatore e di un gruppo di fanatici integralisti e poi continuare a morire sotto le bombe da anni ormai. Ma che fa? Chi se ne frega di quei sottosviluppati che non conoscono la democrazia.
    Tanto (è dimostrato dai fatti) dopo l’undici settembre in occidente ci sono stati solo due attentati gravi, Londra e Madrid, il resto è successo tutto in medioriente, mica sono morti occidentali, sono solo effetti collaterali.
    Buona fortuna, spero che presto riaquistiate la vista. C’è gente che queste cose le vede e le denuncia da anni prendendosi insulti di vario genere (da antiamericano a sovversivo fino ad amico dei terroristi.
    Ma speriamo che siano sempre di più, i presupposti ci sono.

  4. A proposito di similitudini…
    La sinistra usa è talmente simile a quella italiana che ha spesso gli stessi riflessi ocndizionati. Il congresso a maggioranza democratica sta tentando di ripristinare la par condicio e di far fuori le radio conservatrici.
    le fissazioni sinistre si assomigliano

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here