Ferragosto di crisi

5 Stelle cadenti e i soliti litigi Dem: la crisi d’agosto che non ti aspetti

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Tanto tuonò che piovve. Matteo Salvini ha deciso che il tempo del governo gialloverde fosse finito, scatenando così un temporale estivo nel mondo della politica di una portata difficilmente riscontrabile in passato. Il Premier Conte, infatti, era abbastanza sicuro che dopo la fiducia al governo incassata al Senato sul decreto Sicurezza Bis le acque si fossero relativamente calmate anche perché, tutto sommato, il suo assenso alla continuazione dei lavori della Torino – Lione aveva reso sterili le mozioni parlamentari contrarie presentate dal Movimento Cinque Stelle. Ma, evidentemente, l’avvocato pugliese non aveva fatto bene i conti con la determinazione del Ministro degli Interni nel voler voltare pagina e cercare – a distanza di pochi mesi dalle Europee – un nuovo successo elettorale.

Per la verità, sin dall’inizio le divergenze tra Grillini e Lega erano apparse pressoché insanabili su alcuni temi come fisco, realizzazione delle grandi opere, immigrazione e molti altri, anche se lo stesso Salvini non ha fatto mistero di aver lavorato abbastanza bene con i “compagni di viaggio” per alcuni mesi. In seguito però, contrasti molto forti con alcuni ministri (su tutti Trenta, Costa e Toninelli) ed il voto determinante degli eurodeputati 5 Stelle alla neo Commissaria Europea Von Der Leyen, hanno fatto il resto. La politica italiana si trova dunque ad affrontare una crisi estiva dai contorni decisamente indecifrabili, vista la sua unicità nella storia repubblicana. Certo è che se un insegnamento può essere tratto da questa esperienza di governo, è quello che difficilmente nel nostro Paese si possono costruire maggioranze cosi disomogenee come invece accade in alcune circostanze all’estero (in special modo nel Nord Europa). Le problematiche da affrontare sono molteplici e le forze politiche in campo sembrano avere ricette radicalmente diverse per risolverle: di conseguenza, dare vita a governi in stile “Grande Coalizione” risulterà essere molto complicato.

La palla dunque passa al Parlamento, in special modo al Senato, dove la Lega ha presentato la mozione di sfiducia nei confronti del governo Conte. A questo punto sarà fondamentale la presa di posizione del Partito Democratico, unica forza che, volendo, potrebbe impedire il ritorno anticipato alle elezioni. Nei giorni scorsi vi avevamo scritto (qui) di quelle che erano le frizioni all’interno del principale partito d’opposizione. Non a caso, il segretario Nicola Zingaretti aveva lanciato l’altro giorno un forte appello all’unità al suo principale antagonista nel partito, vale a dire Matteo Renzi. In effetti le mosse del senatore fiorentino non paiono essere chiarissime: c’è chi infatti sia convinto (Salvini) che alla fine sarà proprio lui a permettere la nascita di un governo Conte – bis e chi invece pensa (lo stesso Zingaretti) che ormai voglia uscire dal partito per formare una forza centrista vicina alle istanze del cosiddetto ALDE, vale a dire il gruppo parlamentare europeo che fa attualmente riferimento al presidente francese Macron. Certo è che Renzi ha lanciato nelle ultime ore un appello verso la società civile che non sembrava particolarmente indirizzato a rafforzare il PD e ha fatto capire che, avendo la possibilità di guidare la maggioranza dei gruppi parlamentari del partito, giocherà un ruolo chiave nelle tempistiche della crisi e del conseguente ritorno alle urne.

L’incertezza sembra regnare sovrana. Ne sapremo di più dopo le conferenze dei capigruppo in programma lunedì al Senato e martedì alla Camera.

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