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6/ Sei anni dopo molto è cambiato: in peggio

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Sei anni dopo la strage che ha colpito gli Stati Uniti in modo barbaro, un attacco di guerra a tradimento contro civili in tempo di pace, quel ricordo è non solo sbiadito, ma profondamente inquinato. E' una constatazione dolorosa, perché da vicende terribili la storia e gli uomini dovrebbero trarre insegnamento, e così non è stato. Per me ogni anno l'11 Settembre è prima di tutto una giornata che non si può dimenticare, che si fosse davanti a un televisore, come inusitatamente decise di fare quella mattina Oriana Fallaci, dopo una notte più insonne delle altre; che si fosse subito per la strada a Manhattan, correndo fino a stroncarsi le gambe verso il fumo e l'orrore mai immaginati. Anche in Italia e nel resto d'Europa l'impressione e lo sgomento dominarono per qualche giorno, il tempo di riprendere alacremente lo sport nazionale e continentale del "blame America first", è sempre colpa dell'America. Così hanno preso spazio e dignità anno dopo anno le teorie del complotto, e i "complottisti", persone del calibro di Giulietto Chiesa, di Vauro, di Franco Cardini, di Lidia Ravera, vengono invitati nei salotti televisivi senza vergogna, non loro, che non la conoscono, ma dell'autorevole conduttore, e senza vergogna le loro tesi sono messe sullo stesso piano della credibilità di un grande governo democratico e dell'intelligenza di tutti noi. Così i titoli dei giornali e i servizi delle televisioni, anno dopo anno, invece del ricordo e dell'omaggio alle vittime al grande Paese colpito, ci ammaniscono solo titoli critici sull'Iraq, ci raccontano di un Paese spezzato e litigioso che dovrebbe assomigliare al nostro, ma non è vero. L'America non è come malamente la raccontano, gli americani litigano magari furibondamente per una guerra che vorrebbero vinta visto che sono gli unici a rimetterci la pelle, ma la loro idea di nazione unita sotto la protezione di Dio è intoccabile. Negli Stati Uniti la gente desidera andare a vivere come cento anni fa, tanto che il censimento del 2001 rivelava una crescita di 30 milioni di abitanti, dovuta in gran parte all’immigrazione, il doppio delle  proiezioni. Se il melting pot fosse un fallimento, assisteremmo a esodi di massa dagli Stati Uniti verso l'Albania, il Nicaragua o la Polonia. Non è così, ma questo non placa l'ossessione antiamericana.

Naturalmente contano anche i governi e la loro buona o malafede. Quello di Silvio Berlusconi ha resistito dignitosamente e ha sostenuto la dovuta guerra ai talebani in Afghanistan, e l'altra guerra, anch'essa da tempo dovuta, per liberare l'Iraq da Saddam Hussein. Solo che lo ha fatto, o dovuto fare, con la consueta esaltazione retorica della pace, perché da noi il coraggio di dire a voce alta che nel corso della storia ci vogliono sempre delle guerre per strappare un periodo di pace, non ce l'ha mai nessuno. Siamo brava gente. Naturalmente questo governo, Romano Prodi, Massimo D'Alema, Giuliano Amato e Paolo Ferrero alla testa della truppa, ha peggiorato la situazione e deteriorato i rapporti con gli Stati Uniti, e con Israele, in una forsennata politica filoaraba, che vent'anni fa, quando fu condotta con maggiore equilibrio, poteva salvarci dagli attentati, oggi è stolta, inutile, inspiegabile. Non si comporta così il socialista Josè Luis Zapatero, che ha messo fuori dal Paese settecentocinquantamila musulmani entrati clandestinamente in Spagna, molti dei quali per delinquere e tramare. Sono già chiare le scelte del neo presidente Sarkozy, che nel giorno del suo insediamento per prima cosa ha detto che "solo la Francia esercita il diritto sovrano di scegliere chi abbia diritto a risiedere nel Paese". Per l'Inghilterra forse è troppo tardi, perché il sogno multietnico non è stato costruito sull'adesione e il rispetto di poche regole chiare ma severe. Ma tutti stanno provando a riparare almeno in parte agli errori del passato, tranne l'Italia.

Questa mattina è arrivata una telefonata che voleva essere consolatoria, da un'amica di Ginevra, da tanti anni vive lì nascosta: è la storica e scrittrice che aveva fulminato con le sue intuizioni l'ultima Fallaci. E' Bat Ye or, l'autrice di Eurabia, definizione straordinaria, che lei , in semplicità, spiega così: l'avidità e l'ansia di consenso finiranno col distruggerci. Bat Ye'or la chiama "dhimmitude", da "dhimmi", come venivano definiti i cristiani e gli ebrei che dal settimo secolo sono stati obbligati alla regola musulmana, al tributo, e che oggi continuano a praticarla: per essere tollerati  bisogna essere riconoscenti, degli infedeli sottomessi. E' stata di sottomissione anche la politica filo araba dell'Europa negli ultimi trent'anni, l'era del petrolio, dei sensi di colpa per l'epoca coloniale, della follia antinucleare. Ora che in Francia, in Germania, in Svezia, tra poco anche in Italia, il controllo sulla  politica migratoria è perso, i politici si ostinano a non ammetterlo.

Che fornisca una interpretazione storica così rigorosa spiega ma non aiuta. Dice ancora Bat Ye'or:" Questo stato di dhimmitudine occulta, che ha le sue radici nella jihad millenaria, è però deliberatamente negato o non riconosciuto dagli attuali governanti europei. L'Europa preferisce ignorare la costituzione di una rete terroristica e finanziaria sul proprio territorio. Spera di poter comprare la propria sicurezza mediante aiuti per lo sviluppo, elargiti a governi che mai hanno ricusato la demonizzazione dell'Occidente radicata nella cultura della jihad». Uno dei massimi servigi resi dall'Europa  «consiste nella delegittimazione dello Stato di Israele". Accusa di dhimmitudine» anche i mezzi di comunicazione europei: "Assolvono il terrorismo palestinese e islamico, lasciando credere ai lettori che la colpa sia degli Stati Uniti e  di Israele".

Siamo d'accordo: l'occultamento da parte europea dell'ideologia e della vera storia della jihad è rimpiazzato con scuse e rimorsi, con l'autoflagellazione per le crociate e le disparità di sviluppo tra Nord e Sud, infine con la criminalizzazione di Israele. Il male viene attribuito agli ebrei e ai cristiani per non urtare la suscettibilità del mondo musulmano, che rifiuta ogni critica al suo passato di conquiste e di colonizzazioni. "Questo genere di rapporto diseguale è proprio del sistema della dhimmitudine, il quale prevedeva la pena di morte per il dhimmi che osava criticare l'Islam e il governo islamico. I notabili dhimmi venivano perciò incaricati dall'autorità islamica di imporre l'autocensura ai loro correligionari. L'antico universo, condizionato dall'insicurezza, dall'umiltà e dal servilismo, come pegni di sopravvivenza, è stato così ricostituito nell'Europa contemporanea". Siamo d'accordo e non siamo contente.


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1 COMMENT

  1. prospettiva rovesciata
    “ha sostenuto la dovuta guerra ai talebani in Afghanistan, e l’altra guerra, anch’essa da tempo dovuta, per liberare l’Iraq da Saddam Hussein.”
    Penso che si possa cominciare da qui per capire la prospettiva rovesciata di quest’articolo. Dalla guerra in irak, ingiusta ingiustificata e sanguinosa, per leggere affermazioni che rovesciano completamente il senso della storia degli ultimi trent’anni.
    Saddam Hussein, amico dell’occidente e da questo sostenuto fino all’89, poi terribile spauracchio, stranamente non deposto dopo la prima guerra del golfo, infine, dopo aver affamato il popolo irakeno con sanzioni inumane colpevole solo di averci creduto ed essersi ribellati a saddam per poi essere traditi e massacrati, giustiziato senza un processo che si possa definire tale.
    Dicevo 30 anni, esatto lo stesso periodo preso in esame dall’autrice dell’articolo. Trenta anni di guerre, tradimenti, colpi di stato da noi voluti e da noi appoggiati( vedi iran 56), il sostegno alla monarchia antidemocratica saudita da cui viene anche bin laden, che però ci fa tanto comodo, il sostegno a leader deboli e tirannici( egitto su tutti) l’incondizionato appoggio ai governi israeliani, il che non ha fatto che allontanare la pace e creare sofferenze immense per i popoli israaliani e palestinesi. Il controverso rapporto con l’olp, grazie al quale è emersa hamas, da noi inizialmente appoggiata, e si potrebbe andare avanti all’infinito. Ma non importa, per certe persone conta solo la paura( e infatti come scrive l’autrice la sua amica è “si è chiusa in svizzera”) terrorizzati, autistici, disposti ad autorizzare qualunque cosa qualunque legge, qualunque razzismo per sentirci rassicurati. Ovvio fino alla prossima paura, perchè da questa spirale non si esce, non si può e non si vuole uscire. Ecco tutto questo è quello che definisco “una politica sbagliata”, ma c’è ancora tempo per cambiare, visioni apocalittiche permettendo.

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