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Orwell è fra noi

Il web disattiva l’hashtag #1984. Per avvicinarne la realizzazione?

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Le piattaforme web hanno disattivato l’hashtag #1984, evocativo dell’omonimo romanzo di Orwell. Cioè uno può anche scriverlo (come sono umani loro), ma cliccandoci sopra non succede un bel niente: ergo, è impossibile stabilire il collegamento fra contenuti che è la funzione propria degli hashtag.

E’ l’ultima notizia in ordine di tempo dopo le ben note vicende che hanno riguardato gli account social di Donald Trump e non solo. Ed è uno scenario che fa paura, perché accresce la sensazione che ai contenuti visionari della letteratura orwelliana la realtà si stia pericolosamente avvicinando.

Non c’è bisogno di rinverdire alla luce delle moderne acquisizioni tecnologiche l’antica disputa tra apocalittici e integrati per comprendere che prima o poi sarebbe arrivato il giorno nel quale l’insidia per la nostra libertà sottesa alle comodità e alle opportunità offerte dalla Rete sarebbe divenuta più evidente. Il problema è che quando ciò accadrà – e forse non siamo lontani – avremo devoluto talmente tanto della nostra vita alle varie piattaforme web che sarà difficile tornare indietro e recuperare un po’ di senso della misura.

Non si pensi soltanto ai social o ai sistemi di messaggistica: abbiamo digitalizzato le nostre relazioni economiche e bancarie, i più banali pagamenti e le grandi transazioni finanziarie, le pratiche burocratiche, gli spostamenti logistici, l’intrattenimento, i dati sanitari e chi più ne ha più ne metta. Il che, lo ribadiamo, presenta delle indubbie comodità. Ma comporta anche dei rischi che in momenti come questi si intravedono con particolare chiarezza.

Per questo – anche per questo – di un presidio di libertà alla guida della prima potenzia mondiale c’era un disperato bisogno. Per ritardare il giorno del brusco risveglio. E per questo i padroni del web sono entrati così prepotentemente in campo.

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