I primi 10 giorni di Brunetta: stop agli sprechi e via i fannulloni
14 Maggio 2008
Una rivoluzione totale. Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione, ha deciso di iniziare la sua nuova esperienza nel modo più
diretto possibile, attaccando decenni di lassismo. Il suo obiettivo è quello di
smantellare tutti gli sprechi amministrativi italiani.
Un bilancio, per i meno avvezzi
ai conti economici, non è fatto solamente di entrate, ma anche di uscite.
Proprio per questa ragione, è fondamentale analizzare a fondo i conti e capire
dove esistono gli sprechi, per poterli eliminare. In Italia, finora, non si è
mai applicata questa regola alla Pubblica Amministrazione, ma qualcosa sta
cambiando.
Durante la campagna elettorale si era discusso spesso sullo stato
del nostro settore pubblico: obsoleto, con una spesa corrente esagerata e poco
efficiente nella distribuzione dei servizi ai cittadini.
Ma la nomina di Brunetta a ministro – fine economista veneziano con
un passato (recente) da europarlamentare – è stata
accolta come un vento di novità in un settore che tal parola aveva rimosso dal
proprio dizionario.
La prima uscita di Brunetta è stata senza precedenti:
«Colpirne uno per educarne cento. Chi non lavora non deve mangiare, il sistema
pubblico deve essere equiparato a quello privato premiando chi lavora bene e
licenziando chi non lo fa. Bisogna puntare sugli incentivi come accade nelle
aziende private».
Guerra quindi ai fannulloni, gli stessi che hanno contribuito
ad aumentare la spesa pubblica in modo esponenziale negli ultimi vent’anni. Brunetta
affonda anche un altro duro colpo a chi è considerato in una botte di ferro:
«Non è possibile che non ci sia neanche un licenziamento e neanche la cassa
integrazione, gli strumenti per rendere più efficiente la PA esistono e solo
non vengono utilizzati». Questo significa tabelle di rendimento, benchmarking,
incentivi personali, meritocrazia. Ma non solo, dato che si può intendere che
si utilizzerà il pugno di ferro nei confronti di chi non rispetta gli indici di
produttività che vengono utilizzati anche nel settore privato.
Alle parole di Brunetta hanno
fatto eco quelle degli altri esponenti del Pdl, mentre i sindacati hanno
replicato duramente, com’era prevedibile. Le proposte del neo-ministro non si
esauriscono qui e continuano nella direzione dell’efficienza, arrivando anche a
toccare l’annosa questione della digitalizzazione della PA, opera che sarebbe
cruciale per il nostro paese, costretto a viaggiare a velocità ridotta a causa
dell’enorme mole cartacea che intasa gli uffici. Questo per poter razionalizzare
la nostra spesa corrente, svincolandoci dal dilemma “tesoretto o non tesoretto”
che per oltre un anno ha tenuto banco fra gli addetti ai lavori.
Si può avere
una florida serie di entrate, ma se a queste corrisponde un numero di uscite
senza senso alcuno, sono vanificate tutte le prospettive di profitto.
Esattamente quello che accade in Italia che, è vero che non ha più un debito
pubblico pari al 120% del Pil, ma rimaniamo comunque al di sopra dei parametri
di Maastricht, con un rapporto debito/Pil intorno al 105%.
Urge, quindi, un
drastico riammodernamento di quello che è uno dei maggiori capitoli di spesa
per lo Stato Italiano, se non il maggiore. Pensiamo anche solo per un istante
ad uno dei sogni maggiori di ogni cittadino, quello di poter lavorare nella PA:
migliaia di persone che partecipano ad un concorso pubblico per poche decine di
posti disponibili sono lampanti. Questo settore è ancora largamente considerato
come un porto sicuro per ogni lavoratore, certo di avere un lavoro a tempo indeterminato
con alti coefficienti di sicurezza contrattuale contro il licenziamento o la
cassa integrazione. Peccato che non si riesca a premiare chi produce di più, né
a punire chi invece occupa solo una sedia inutilmente. A tal proposito, una
frase di Brunetta e una proposta. «Le pubbliche amministrazioni devono
comportarsi come un girasole: orientarsi ai bisogni di cittadini e imprese»,
questo quando in realtà, gli unici interessi che fanno sono i propri. Infine,
perché non applicare la Legge 30 anche al settore pubblico? Anche solo una
sommaria analisi di costi e benefici non potrà che trovar un riscontro
positivo, data la situazione disastrata in cui ci troviamo.
I primi dieci giorni del ministro
della Funzione Pubblica saranno quindi contraddistinti da un forte cambiamento di
rotta rispetto al passato. Lo stesso passato che ha visto in atto lo sfacelo
della riforma Bassanini, la normativa che ha previsto il conferimento di
funzioni di riassetto amministrativo ad enti e Regioni, fattore che ha
contribuito ad aumentare l’entità del circolo vizioso fatto di interessi
particolari e sprechi. Tutto questo accadeva a partire dal 1997, sempre sotto
la guida dei governi di centrosinistra.
Dopo dieci anni, si può comprendere
osservando i bilanci di Regioni ed enti pubblici che il risultato non è stato
all’altezza delle aspettative, anzi. Riuscirà Brunetta a resistere alle
opposizioni di sindacati, parti sociali e tutti coloro che hanno finora
mangiato nel piatto che vuol portargli via?
