Il terremoto rivela il divario sociale  del paese

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Il terremoto rivela il divario sociale del paese

15 Maggio 2008

Mentre cresce sempre più il numero delle vittime del terremoto in Cina, il disastro sembra gettare una nuova, sconcertante luce sul divario crescente tra la parte povera e la parte ricca del Paese.

 

I soldati e la polizia paramilitare non si sono fermati un attimo, continuando ad estrarre corpi dalle macerie delle scuole, delle case, degli ospedali crollati. Più il loro difficile lavoro va avanti, più risulta chiaro come il terremoto abbia colpito principalmente le zone rurali e le città più piccole. Proprio quelle città che, negli ultimi anni, hanno visto una rapidissima espansione dai campi, esempio eclatante della crescente urbanizzazione della Cina.

 

Gli esperti sono concordi nel sostenere che in tali aree si seguivano procedure di sicurezza molto meno rigide rispetto alle grandi e ricche città. Di conseguenza, alcuni cittadini si sono ritrovati inevitabilmente più vulnerabili quando è scoppiato il disastro.

 

Difficilissimi sono stati gli aiuti ed i soccorsi, soprattutto per raggiungere le vittime nelle aree remote più colpite dalle scosse di magnitudo 7-9 nella provincia sudoccidentale di Sichuan. Solo qui si sono registrate più di 12.000 vittime già martedì sera, con più di 26.000 feriti ed almeno 9.400 persone ancora sotto le macerie, secondo quanto riportato dall’Agenzia di stato Xinhua.

 

Mercoledì mattina, un ufficiale locale appena rientrato da Beichuan County – una delle zone più colpite di Sichuan – ha descritto una scena di devastazione totale. Una città di 20.000 abitanti è stata completamente schiacciata dal crollo delle montagne che la circondavano. Risultano ancora dispersi più della metà dei suoi abitanti. E non c’è neanche la possibilità di trovare un posto dove far atterrare un elicottero per viveri o missioni di soccorso.

 

Fino ad ora sono stati estratti 2.000 corpi, ma pare che ci siano ancora dei sopravvissuti. Secondo il racconto dell’ufficiale, un uomo è stato estratto dalle macerie con ferite a braccia e gambe. “Lo hanno rianimato e subito è scoppiato a piangere” ha raccontato. Sono riusciti ad aprirsi un varco di quasi 10 km dalla città. Ora i soccorritori stanno cercando, con grandi sforzi, di spianare passo passo il resto del percorso.

 

Nella periferia della piccola città di Shifang, ad est dell’epicentro, Fang Haiying, una quarantenne da sempre dedita alla coltivazione del riso, ha raccontato che più di dieci membri del suo villaggio sono rimasti sepolti sotto le macerie delle loro case. Fang e la sua famiglia allargata indossavano maschere chirurgiche per proteggersi dalle esalazioni chimiche provenienti da una pianta di ammoniaca danneggiata, a pochi chilometri di distanza. “Abbiamo aspettato a lungo, ma nessun rappresentante del governo si e’ fatto vedere. Non abbiamo nulla da mangiare” sono state le sue tristi parole.

 

Quasi tutte le case del villaggio Yinhua, al confine occidentale di Shifang, sono state distrutte. Massi staccati dal terremoto, alcuni grandi come furgoni, hanno ricoperto la strada principale della zona, insieme ai veicoli che hanno travolto o distrutto.

 

Chi è riuscito a sopravvivere a questo caos, tenta di attraversare le impervie strade di montagna fino ad Yinhua, in cerca di un mezzo di trasporto per allontanarsi da quell’area devastata dal terremoto. Due quindicenni hanno raccontato di aver camminato per ben tre ore in mezzo alle montagne, per giungere dal loro villaggio ad Yinua. I due, Chen Shi e Zheng Jia, hanno inoltre riferito che la loro scuola, così come molte altre, è crollata nel giro di pochi secondi. Tra i loro compagni di scuola, circa cento hanno perso la vita.

 

A circa 90 km di distanza, la differenza dei danni apportati dal terremoto è davvero impressionante. Le sfarzose torri dei nuovi uffici e gli hotel di Chengdu, animata capitale di Sichuan con circa 10 milioni di abitanti, sono ancora lì in piedi e praticamente intatti. La città ha subito danni piuttosto modesti, nonostante la sua vicinanza all’epicentro.

 

A Beichuan, a circa 160 km dall’epicentro, martedì quasi 1000 paramilitari erano impegnati in ricerche disperate per trovare sopravvissuti sotto le macerie di una scuola, il cui crollo ha seppellito almeno 1000 studenti ed insegnanti. Un teenager è stato estratto dalle macerie senza gambe. Le autorità stimano un numero di vittime pari a 5.000.

 

I disastri naturali spesso hanno effetti più devastanti su chi è svantaggiato, sulle persone che generalmente vivono in luoghi disagiati. E’ stato così anche nel caso dell’Uragano Katrina negli Stati Uniti.

 

 

E il divario sociale si allarga.

 

E adesso, la questione diventa particolarmente spinosa per il governo cinese: il Presidente Hu Jintao e il Primo Ministro Wen Jiabao hanno da sempre basato gran prarte della legittimità della propria amministrazione sul tentativo di porre rimedio al divario sociale crescente, risultato di decenni di riforme capitaliste. Parte del loro programma generale, ad esempio, prevedeva una maggiore assistenza sanitaria e una migliore istruzione nelle zone rurali.

 

Il boom dell’economia in Cina ha sicuramente proiettato verso l’alto la condizione finanziaria di gran parte dei suoi cittadini, ma senza dubbio solo alcuni hanno potuto gustare la fetta più grande della torta. Gli economisti sostengono che il Paese, ancora teoricamente socialista, sia in realtà da annoverare tra le più rilevanti ed ingiuste economie del mondo. Gran parte di questo squilibrio risiede nel contrasto tra gli abitanti delle grandi e ricche città, e gli abitanti delle aree rurali più piccole e povere. Questa disparità rappresenta una questione di crescente importanza per i leader del Paese, preoccupati per i rischi dell’instabilità sociale.

 

La media delle entrate nelle zone rurali, ad esempio, ammontava a 4,140 yuan a persona lo scorso anno – circa 590 dollari, o 380 euro, al cambio attuale. Questo significa che c’è stato un aumento del 91% rispetto a 10 anni fa, senza calcolare l’inflazione. In confronto a ciò, le entrate disponibili nelle zone urbane sono cresciute del 150% nello stesso periodo, con una media di 13,786 yuan lo scorso anno.

 

I leader cinesi sembrano sempre più preoccupati proprio riguardo alla questione del divario crescente tra le entrate, soprattutto per quel che concerne le aree rurali. In fondo gli abitanti  di queste zone rappresentano ancora più del 60% dell’intera popolazione cinese – ad oggi pari a 1.3 miliardi di persone.

 

Wen, che si è recato sulla zona del disastro a poche ore dal terremoto, ha trascorso l’intera giornata di martedì visitando le aree colpite. Ha quindi assicurato a tutti che Pechino avrebbe concesso gli aiuti alle zone maggiormente danneggiate. “Faremo del nostro meglio per inviare latte in polvere ai genitori ed assicurar loro che i bambini non debbano soffrire la fame” sono state le parole pronunciate da Wen per rassicurare le vittime, subito dopo aver appreso della scarsità di cibo e acqua potabile – sempre secondo fonti Xinhua.

 

Sul posto le autorità stanno facendo di tutto per salvare i sopravvissuti. Il ministro della difesa cinese ha dichiarato che, valutando la situazione a martedì pomeriggio, quasi 20.000 soldati e paramilitari sono giunti nelle zone disastrate. In più già erano in arrivo altre 30.000 unità in aerei, treni e camion, o a piedi. Di certo le ripetute scosse di assestamento hanno creato enormi difficoltà: in migliaia sono stati costretti a cercar rifugio in tende improvvisate, sparse per tutta la regione.

 

L’epicentro del terremoto, Wenchuan County, non ha potuto ricevere gli aiuti necessari. A causa del maltempo, gli ufficiali hanno abbandonato i piani di soccorso via elicottero, e hanno dovuto poi cancellare un ulteriore piano di invio dei soccorritori con il paracadute. Alla fine, circa 1300 dottori militari e soldati hanno raggiunto Wenchuan a piedi – quasi 24 ore dopo il terremoto.

 

Il codice che regola le costruzioni in Cina ha da tempo richiesto che le nuove strutture siano in grado di resistere ai terremoti, secondo Huang Shimin, un esperto del tema nell’Accademia cinese di Building Research a Pechino. Eppure gli standard rimangono discordanti da una regione all’altra. In tutta l’area di Sichuan, si specifica il grado 7 in una scala che arriva a 10. Lo stesso parametro è utilizzato a Shangai. Ma a Pechino il grado standard richiesto è 8 – come conseguenza della grande vicinanza della capitale all’epicentro di un terremoto del 1976, causa di almeno 240.000 vittime.

 

 

Questioni incerte

 

“In base ai codici cinesi che regolano i progetti di costruzione, a meno che non ci siano problemi legati a specifici piani e strutture, la Cina dovrebbe disporre di un’elevata capacita’ di resistenza ai terremoti” ha dichiarato Huang. “Ma ci sono questioni talmente aleatorie nel campo sismico, da renderlo un ambito ancora complicato e poco prevedibile”.

 

Gli architetti sostengono che la discriminante nel terremoto puo’ essere attribuita, in parte, alla variazione delle scosse da un’area all’altra. Ma non dimenticano certo di sottolineare le enormi differenze, relative ai diversi materiali di costruzione e alle capacita’ tecniche, che esistono tra la ricca Chengdu e le citta’ piu’ povere che la circondano. Inoltre molto spesso gli stessi codici di costruzione non vengono certo rispettati alla lettera.

 

“Esistono molte lacune” ammette un architetto di Shangai, che spesso lavora nella provincia di Sichuan. E ulteriori tensioni nascono dal fatto che migliaia di citta’ stanno letteralmente spuntando fuori dalle vaste aree cinesi prima completamente dedicate al pascolo. La spinta all’urbanizzazione in Cina e’ davvero impressionante: ogni anno sino a 15 milioni di persone si spostano nelle citta’. E ognuna di loro ha bisogno di un alloggio, spesso il piu’ presto possibile, e spendendo il meno possibile.

 

Ad oggi, dunque, questo trend ha reso il Paese con piu’ abitanti al mondo anche la piu’ vasta area di costruzione al mondo. Nel 2006 la Cina ha costruito proprieta’ per circa 1.80 miliardi di metri quadri. E secondo le statistiche del governo, altri 4.10 miliardi di metri quadri erano attualmente in costruzione.

 

Un’urbanizzazione cosi’ rapida sta sicuramente trasformando Sichuan, che rappresenta una delle province piu’ grandi della Cina, con una popolazione pari a circa 82 milioni di persone – piu’ o meno come quella della Germania. Sichuan, con i suoi territori di montagna, ha raggiunto il quinto posto tra le province della Cina per quanto riguarda la quantita’ di spazio che ha edificato,  costruendo proprieta’ due volte tanto rispetto a Pechino.

 

Nelle citta’ sorte in fretta attorno a Pengzhou, a circa 60 km a sudest dell’epicentro del terremoto, oggi gli abitanti riconoscono che la costruzione di quelle che erano le loro case, ora distrutte, e’ stata carente, con scarsa attenzione prestata alla sicurezza. Molto spesso le proprieta’ vengono costruite dai singoli individui, ma sono soggette legalmente ad ispezioni. Queste, spesso, non hanno mai luogo. La supervisione statale sulle norme di costruzione si e’ dimostrata effettivamente scarsa.

 

Oltre al crollo delle scuole, Sichuan ha visto anche due suoi ospedali gravemente danneggiati. Alcuni analisti sostengono che i fondi pubblici spesso vengono accumulati piu’ lentamente rispetto alle aree in rapido sviluppo, e non di rado vengono utilizzati per altri scopi, quali ad esempio la costruzione di lussuosi uffici per il governo locale.

 

Funzionari del governo, comunque, hanno chiesto di non lasciarsi attrarre dalla conclusione che particolari tipi di costruzione fossero piu’ vulnerabili rispetto ad altri. Li Bingren, il portavoce del Ministro delle Infrastrutture cinese, ha sottolineato che le costruzioni nell’area colpita dal disastro erano conformi al codice, ma il terremoto e le scosse di assestamento sono state “piu’ forti e di grado maggiore rispetto al livello di resistenza previsto”. Le scuole, ha aggiunto, tendono ad avere stanze piu’ larghe e ad essere piu’ ampie rispetto alle normali costruzioni: questo ha reso ancor piu’ drammatiche le conseguenze del loro crollo.

 

Al People’s Hospital di Pengzhou, le infermiere hanno dovuto curare almeno un migliaio di feriti. Come se non bastasse, e’ venuta a mancare anche la corrente: i pazienti sono stati evacuati al di fuori dell’ospedale, in tende blu allestite nel parcheggio e nel cortile.

 

“Non c’e’ piu’ nulla”

 

L’acqua in ospedale e’ cominciata a venir meno martedi’ pomeriggio. Molti pazienti erano disperati a causa della separazione dai loro familiari. Nessuna possibilita’ di contatti a causa dell’interruzione delle linee telefoniche. Ad alcuni e’ stato detto di tornare a casa: ma loro la casa non l’hanno piu’.

 

Zhou Yan, una contadina di 26 anni, era in una tenda per riprendersi da una ferita alla testa: i mattoni della sua stessa casa le sono caduti addosso dal secondo piano. I dottori le hanno permesso di tornare a casa. Ma non ce n’ era piu’ possibilita’. “Non ho una casa in cui tornare. Non c’e’ piu’ nulla.”

 

Il marito di Zhou si sposta sempre per lavoro, si occupa di mobili a Shenyang, ben lontano nel nordest della Cina. E’ riuscito a tenersi in contatto con lei, ma non c’era alcun autobus per poterlo riportare a casa. Zhou teme che i genitori di sua nipote, che erano con lei nel momento del terremoto, siano morti.

 

Zhou ha confermato che la sua casa, costruita piu’ di dieci anni fa, era di mattoni – cosa assai comune nella zona. Lei e suo marito non hanno mai pensato di renderla resistente ai terremoti, in particolare di questa magnitudo. Ha calcolato che la ricostruzione le costera’ almeno 100.000 yuan, una cifra impossibile da mettere insieme. “Non ci sono vie d’uscita. Non so cosa fare, non so a chi chiedere.”

 

 Dal Wall Street Journal del

14 maggio 2008

(Traduzione di Benedetta Mangano)