Se lo Stato viene attaccato è giusto o no che si difenda?

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Se lo Stato viene attaccato è giusto o no che si difenda?

03 Giugno 2008

I fatti contro le ideologie. E’ sempre così. Sono, dunque, finite le ideologie? Neanche per sogno. Ci sono, eccome. Un test, l’ennesimo, per cogliere il clima di questo tempo. Clima che, sotto le ceneri, cova la furia della reattività di parte, della faziosità che addormenta il cervello, ridesta il politically correct e riduce il dibattito al “dibattito” di morettiana memoria.

I fatti, dunque. Il Sen. Quagliariello alle 18,03 del 1 giugno, detta un’agenzia Ansa: “Sicurezza: Quagliariello, con i violenti fare come Scelba”. Questo il titolo. I titoli di agenzia sono un vero e proprio genere letterario, come il “ma anche” veltroniano: ci vuole il “conflitto delle interpretazioni” di Ricoeur. Comunque, a parte questo, l’agenzia è suonata come un grido di battaglia ad alzo zero in un territorio che si presume conquistato, dunque, niet, Senatore Quagliariello, stai andando fuori strada. Scandalo politico. Riferendosi alla plebe – perché di questo si tratta, nel senso della “rivoluzione” della domenica pomeriggio di Cuoco, il tòpos di eversore partenopeo, giacobino naturalmente – in rivolta a Chiaiano ed alle risse avvenute all’università La Sapienza, il vicecapogruppo del Pdl al Senato invita “a seguire l’esempio del ministro dell’Interno Scelba che, nell’immediato dopoguerra, aveva istituito il reparto di polizia denominato “Celere”, per controllare le manifestazioni politiche”. Apriti cielo! Caspita, di chi parliamo? Davvero di Scelba, quello che usò il pugno di ferro durante lo sciopero nazionale indetto dopo l’attentato a Palmiro Togliatti e in altre violente manifestazioni di piazza? Sì, proprio lui. E allora? Dov’è il problema? Eh no, invece, secondo Macaluso, “esponente di rango dell’ex PCI, dal 1947 al 1956” e “segretario regionale della Cgil in Sicilia”, avverte zelante il “Corriere della Sera”, di problemi ce ne sono, eccome. Quagliariello deve stare attento “ a non dire sciocchezze”: è il mood nuovo, che, a quanto pare, legittima sempre, ancora, la sinistra, scandalizzata, e mette all’angolo, anche sul piano comunicativo, il Pdl. Ma questa è – per ora- un’altra storia.

Allora, dicevo, in questo clima di dialogo a pasticcini e thè verde, che fa tanto bene alla pressione alta, Macaluso spara una bomba incredibile: la democrazia non la salvò Scelba, con i celerini, ma Togliatti, con il suo senso di responsabilità, perché “subito dopo l’attentato, proprio lui, in barella, sussurra: “Calma…” “. Capisco il convolgimento emozionale di chi comunista è e non può non essere, perché la storia è la storia e io la rispetto; ma qui si racconta la solita balla del Togliatti responsabile in occasione di una possibile rivolta rossa contro i “fascisti”, quando tutti ormai sanno che nessuno, dopo la fine del conflitto bellico, cedette le armi e se le tenne negli scantinati di casa, dunque la partita sarebbe stata di ben altro tenore e si trattava di cosa ben più seria. Fu per questo che Togliatti, esperto conoscitore di storie interne ed internazionali, sussurrò l’ordine al popolo rosso. Avendo mandato un bel numero di criminali in Cecoslovacchia dopo gli efferati assassini di preti e fascisti o presunti tali, il Migliore sapeva che la cosa migliore per non trasformare quell’occasione in un bel redde rationem nazionale era appunto quel sussurro: “calma”.

Questo episodio non dimostra affatto che Scelba costitutì un modello di repressione democratica degli scontri di piazza. Perché, lo insegna Weber, lo Stato deve avere il monopolio legittimo della forza. Per intenderci: quel monopolio è legittimo soltanto perché ce l’ha in mano lo Stato. Quando passa in mano a chi pretenderebbe di averlo, a Chiaiano o all’università, allora la polizia di Stato, con gruppi speciali, entra in azione e reprime. Punto. Questa è la lezione della politologia, della scienza politica, del diritto costituzionale e della storia politica. Se qualcuno ha altri modelli in testa o soluzioni diverse da questa, la metta sul piatto in modo da discuterla civilmente, ma niente trucchi ideologici o distorsioni storiche, please. Il dialogo è una cosa seria e qui non bastano i pasticcini e il thè verde. Ciò vale anche per Cossiga, un luminare in questa materia, ma che stavolta forza la mano ai suoi argomenti. Tutti sappiamo, e lui dice bene, che quanto egli dovette affrontare negli anni Settanta non è paragonabile a quanto sta accadendo oggi. Un bel libro di Lucia Annunziata uscito da Einaudi documenta bene tutto questo. Ma l’argomento non vale. Perché esce fuori dall’intenzionalità profonda delle dichiarazioni di Quagliariello e di chiunque, come il sottoscritto, abbia a cuore la sicurezza dei cittadini.

Qui non si fanno paragoni storici o accademica politologia, si pone una questione e si avanza una proposta, del tutto legittima e ragionevole: lo Stato viene attaccato, ergo lo Stato risponde e picchia chi si oppone. Il tutto per la sicurezza dei cittadini, diritto sancito dalla Carta costituzionale. Stop. Che c’entra il Settantasette e dintorni? “Oggi la scena mi appare piuttosto diversa. Da monitorare, è chiaro, ma diversa”. Il che equivale a dire. Il 1977 non è il 2008. Bene, appurato questo, siamo al punto di prima. Si rischia di sprofondare nelle avvertenze ideologiche. I fatti, invece, ci stanno davanti e ci interpellano. Monitorare la situazione equivale a valutare quanto sul sito della rivista di strategia e sicurezza “Gnosis” è in bella mostra, statistiche alla mano: dagli anni Novanta al 2006, ci sono stati centinaia di attentati e attacchi minori alle persone ed alle cose, dunque, oggi che abbiamo la sinistra radicale fuori dal Parlamento, dobbiamo porci il problema. Esiste, nei fatti, una sinistra anche tecnicamente “extra-parlamentare”. La quale si inscrive in un disegno ribellistico possibile, che non sta scritto nel cielo che si attui, ma che non può essere sottovalutato, perché prevedere è scienza strategica e monitoraggio per la sicurezza. Sono i basics della scienza strategica militare e di polizia. Niente di trascendentale.

Dunque, in conclusione. Dov’è il problema? Se non è Scelba, per le ragioni che ho tentato di sostenere; se non è la realtà, perché essa può produrre un certo numero di evidenti e reali problemi; allora dov’è? Non sarà forse la nuova clava ideologica che si abbatte su chi dice verità elementari e oggettive, e ciò proprio nel clima di dialogo tra le parti, in modo tale che la censura diventi il nuovo strumento del politically correct? Se così fosse, allora potremmo leggere biblioteche intere su Scelba, ma la questione sarebbe sempre di rilievo diverso.