Quagliariello, l’ideologo e la sinistra
23 Luglio 2008
di Redazione
Chi conosce Gaetano Quagliariello come lo conosciamo noi qui a l’Occidentale, sa che non è uno che se la tira. Ma sa anche che oggi per lui deve essere una giornata sì, se ha letto gli editoriali convergenti di Manifesto e Unità che oggi lo prendono di mira. Con insolita coincidenza di argomenti e persino di aggettivi, i due quotidiani dell’opposizione lo definiscono infatti il nuovo “ideologo” del centro-destra, l’uomo a cui è stato demandato l’incarico di ammantare di cultura e di senso dell’universale i vergognosi provvedimenti ad personam del sovrano Berlusconi.
Ovviamente detta così non c’è nulla di lusinghiero e gli autori dei due editoriali non volevano certo compiacere il presidente vicario dei senatori Pdl. Di fatto però, partendo dall’esame del suo discorso in aula prima dell’approvazione del Lodo Alfano (pubblicato integralmente in queste pagine), a Quagliariello viene riconosciuto un ruolo e uno standing che difficilmente quei giornali si trovano a concedere a un “berluscones”.
Lo stupore è la nota dominante dei due articoli: Gaetano Quagliariello non ha le grazie di una soubrette (lo diciamo a suo disdoro), non è stato un compagno di banco di Berlusconi, non ha lavorato in Publitalia; piuttosto la sua carriera si è svolta nelle aule universitarie e nel grigiore degli archivi. Ecco, che un personaggio del genere si sia fatto strada in Forza Italia (e in quello che ne è seguito) la vigile stampa democratica fa fatica ad ammetterlo e comunque se ne stupisce.
La reazione però è immediata (specie nel Manifesto che è più agile e intuitivo): la novità costituisce un rischio, un pericolo da avvistare per tempo e da contrastare. Passi insomma il carrozzone berlusconiano che avevamo imparato a conoscere, quello un po’ “cheap” e un po’ “naif”, come dice la Dominjianni sul Manifesto, ma se arriva l’ “intellettuale organico”, si salvi chi può: “la farsa si trasforma in tragedia”. Il Manifesto lancia l’allarme soprattutto alla sua parte politica che con gli “intellettuali organici” aveva fatto le sue fortune: se ci sfilano anche questi, dice l’articolo, che ci rimane?
Il Manifesto già vede smottare le barricate quando cita (malamente) Zagrebelsky e il suo punto di vista sulla legittimità contrapposta alla legalità, ma soprattutto quando insinua che i magistrati che Quagliariello ha definto “servitori dello Stato”, nel suo discorso, siano in realtà dei “servi”. Perché per il Manifesto come per l’Unità i magistrati possono essere servitori dello Stato solo quando questo è in mano loro, ma se c’è Berlusconi al potere possono solo "resistere" o essere servi.
