Spagna: il Psoe pensa a una riforma della legge sull’aborto

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Spagna: il Psoe pensa a una riforma della legge sull’aborto

06 Luglio 2008

Il Partito socialista spagnolo pensa a una riforma della legislazione spagnola sull’aborto, e la includerà nel programma politico approvato dal 37esimo congresso del Psoe che si conclude oggi a Madrid. Secondo la vicepremier spagnola Maria Teresa Fernandez de la Vega, l’intenzione è quella di "incorporare le esperienze più innovatrici" in Europa in questo campo. La riforma della legge sarà comunque condizionata da tre elementi: un rapporto di esperti, la compatibilità con Costituzione e giurisprudenza e il consenso più ampio possibile. nel programma elettorale per le politiche dello scorso marzo, il Psoe – data la delicatezza del tema – aveva preferito evitare di proporre una chiara riforma, limitandosi ad annunciare una ‘riflessione’ che cercasse il consenso delle forze politiche.

Il tema è tornato di attualità in Spagna dallo scorso dicembre, quando delle indagini in cliniche private di Barcellona e Madrid hanno fatto emergere irregolarità nell’applicazione della legge spagnola. Questa consente l’aborto in tre soli casi: stupro (entro le 12 settimane), "gravi tare fisiche o psichiche" del nascituro (entro le 22 settimane e con il parere di uno specialista) e "grave pericolo per la vita o la salute psichica della madre" (senza limiti temporali, ma anche in questo caso con il parere di un medico). L’obiettivo del Psoe ora sarebbe quello di rendere l’aborto un diritto entro un certo numero di settimane di gravidanza: attualmente il 96% delle interruzioni sono giustificate col "pericolo per la salute psichica della madre", sulla base di pareri medici non sempre approfonditi.

Proprio negli ultimi giorni una nuova polemica ha scaldato il dibattito, dopo una decisione del Tribunale di Barcellona di rivelare i nomi di circa 200 donne che hanno compiuto aborti volontari in alcune cliniche della capitale catalana per "proteggere meglio" i diritti del personale medico imputato.