Max Mosley e il diritto di farsi frustare (senza essere spiati)

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Max Mosley e il diritto di farsi frustare (senza essere spiati)

08 Luglio 2008

I giornalisti e gli editori inglesi stanno con il fiato sospeso in attesa che l’Alta Corte di Londra prenda una decisione sul caso che vede Max Mosley, il boss della Formula 1, contro il quotidiano “News of the World”, responsabile di aver pubblicato un video in cui Mosley è impegnato in un’orgia sadomaso con 5 ragazze in tenuta da aguzzine.

Mosley ha fatto il suo esordio ieri davanti agli austeri giudici in toga e parrucca per tutelare il suo diritto a trovare soddisfazione sessuale in questo genere di pratiche senza essere spiato da microcamere professionali, sbattuto sulla prima pagina del tabloid più venduto d’Inghilterra e messo on-line sui siti web di mezzo mondo.

Nel silenzio dell’aula di giustizia, il presidente della Fia ha descritto e vantato i pregi sopraffini del sadomasochismo tra persone adulte e consenzienti: “quando si è esperti di tali pratiche il dolore che si infligge o si riceve è all’incirca quello prodotto quando ci si taglia facendosi la barba”. Non c’è nulla di “depravato e immorale” nel prendersi a frustate, come insistono gli avvocati del “News of the World”, per difendere la loro scelta e proteggersi da milioni di sterline di danni. Semmai, quando si esce dalla finzione e dal climax erotico, c’è un residuo di ridicolo che non è sfuggito a giudici e avvocati, spesso in preda a sonore risate.

Per Mosley però la vicenda è stata tutt’altro che divertente. La sua “passione” dura da anni e per anni l’ha tenuta accuratamente nascosta alla moglie e ai suoi due figli. Fino al giorno in cui giornali, tv e internet non sono esplosi con le immagini che lo ritraevano seminudo e sapientemente fustigato. “Per loro è stato uno shock”, ha detto Mosley ai giudici, “nulla li aiuterà più a riprendersi”.

Il caso giudiziario è monitorato con immensa attenzione dagli editori inglesi, perché una sentenza favorevole a Mosley e una condanna per il tabloid potrebbe cambiare radicalmente il modo di fare informazione oltremanica. Gli esperti lo hanno già definito “a landmark case”, un caso che farà storia, una pietra miliare in un ambito della giurisprudenza ancora non consolidato.

Gli avvocati di Mosley si richiamano all’articolo 8 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, che tutela il “diritto al rispetto della vita privata e familiare”, mentre quelli di “News of the World” si appellano al successivo articolo 10, dove viene tutelata la “libertà d’espressione”.

Mosley non è un personaggio simpatico, è ricco e potente, la sua posizione lo rende influente in molti ambiti pubblici, compresi quelli politici. Le rivelazioni sui suoi gusti sessuali avranno fatto felici molti suoi nemici e concorrenti. Ma la sua difesa è convincente: nessun diritto è stato violato, nessun crimine è stato commesso, nessuno è stato coinvolto contro la sua volontà durante quei festini. Può non piacere ai sudditi di sua Maestà, ma se un ricco e anziano signore riesce a ritrovare il brivido dell’erotismo solo con complesse e macchinose simulazioni è affar suo e dei suoi partner. Nessuno ha il diritto di guardarlo dal buco della serratura e di giudicarlo. Neppure se, come sostiene “News of the World”, si tratta di un personaggio pubblico.

Mentre esiste un diritto alla libertà d’espressione (che viene dopo quello alla privacy anche nella numerazione dell’articolato), non esiste un diritto a veder esaudita la propria curiosità sui personaggi pubblici. C’è un mercato nero o grigio molto fiorente che alimenta questo genere di morbosità, ma non facciamolo passare per una missione di verità e di trasparenza.

Il giudizio dell’Alta Corte di Londra tiene col fiato sospeso giornalisti ed editori inglesi. Purtroppo solo loro.