«Brexit trauma per le giovani generazioni, da Londra ora serve chiarezza»
24 Giugno 2016
«Il vero trauma è quello per le giovani generazioni,» dice all’Occidentale il professor Nicola Rossi, stimato economista e già presidente dell’Istituto Bruno Leoni, parlando della vittoria di Brexit al referendum di ieri in Gran Bretagna.
«Gran parte del voto a favore della uscita del Regno Unito dalla Ue è arrivato infatti dalla generazione con qualche anno in più. Credo che i giovani abbiano percepito questa scelta come un’assoluta prova di egoismo da parte di quella generazione che, più delle altre, ha ottenuto dei vantaggi dall’Unione Europea, ma che adesso priva i più giovani degli stessi benefici».
Secondo Rossi è evidente che «la Ue esce con le ossa rotte dal referendum inglese», per un motivo molto semplice, «non si doveva arrivare a tanto, Bruxelles ha commesso degli errori che hanno portato al risultato di stanotte». Speriamo solo che Brexit possa rivelarsi «una buona occasione per l’Europa affinché ripensi se stessa, cerchi di capire dove e come vuole cambiare, e se vuole avere un futuro, come io, per primo, spero».
Ma detto ciò la riflessione di Rossi è un’altra: «esco da queste ore concitate con una sensazione e cioè che vi sia una profonda saggezza nella nostra Costituzione, dove si vieta che i trattati internazionali vengano sottoposti a referendum. Lo dico per un motivo di fondo: uno degli aspetti che sembrano più inaccettabili nel referendum inglese è che va a incidere sulla vita altrui, sulla vita di tutti noi, senza che ci sia stata data la possibilità di esprimerci».
E adesso cosa succederà tra Ue e Gran Bretagna? «Evitiamo di aggiungere errore a errore, non bisogna reagire al referendum inglese con troppa asprezza. Fa bene Juncker a chiedere agli inglesi soltanto una cosa: chiarezza. Non è più tollerabile l’incertezza dopo quanto è accaduto, sarebbe solo un costo aggiuntivo per tutti noi».
«Gli inglesi hanno scelto e adesso non possiamo aspettare il prossimo congresso del Partito conservatore, la nomina del nuovo primo ministro inglese e poi le decisioni di un nuovo governo. Hanno deciso – benissimo – e dunque avviamo subito la procedura prevista dall’articolo 50, facciamo partire i negoziati per definire le questioni relative alla uscita del Regno Unito dalla Ue. Ripeto, sarebbe inaccettabile dover sopportare ulteriori costi legati a quella incertezza». In ogni caso, conclude Rossi, «la cosa migliore è rispondere nel modo più ‘british’ possibile a tutto questo».
