Vivere, morire? No comment!
11 Luglio 2008
di Redazione
Tra le tante cose scritte ieri sulla vicenda di Eluana Englaro mi ha molto colpito l’articolo di Umberto Veronesi sul Corriere. Non sembra scritto per una ragazza dalla vicenda tragica e ora destinata a morire; suona piuttosto come una marcia trionfale, scandita dalla ripetizione ossessiva del verbo “vince”. Ma dov’è la vittoria e di chi è?
Ecco l’attacco del pezzo di Veronesi: “La sentenza della Corte di appello su Eluana costituisce una svolta storica. Non solo per il suo contenuto, ma soprattutto per la sua motivazione: la ricostruzione delle volontà precedentemente manifestate. Vince l’autodeterminazione della persona, espressa nel pieno della consapevolezza e lucidità, vince il principio della libertà di decidere della propria vita, vince la possibilità di scegliere dove porre il limite fra accanimento terapeutico e cure, vince il consenso informato ai trattamenti, vince il principio del Testamento Biologico, che di questo Consenso è l’estensione, da applicare nel caso in cui non ci si potesse esprimere di persona”.
Davvero non sembra scritto per una ragazza che è in coma da 17 anni: dov’è infatti la sua auto terminazione, dov’è la sua libera scelta di decidere della propria vita, dov’è la lucidità e la consapevolezza di decidere il confine tra accanimento e cure? Dov’è il suo consenso informato?Di tutto questo in Eluana non v’è traccia, lei si limita a vivere e respirare per suo conto e ad essere nutrita d’acqua e cibo con un sondino nasale.
Vince semmai la libertà di scelta dei parenti, dei giudici, degli avvocati; vince il frastuono dei “diritti” sul silenzio dei doveri; vince la paura della morte e della sofferenza; vince Veronesi, Pannella, Odifreddi e tutta la compagnia cantante del laicismo politico e mediatico.
Io non ci vedo nessuna vittoria per Eluana. Si dice che “staccare la spina” è quello che avrebbe voluto. Forse, chissà?
Se in punto di morte perdo la testa e lascio tutte le mie sostanze all’amante degli ultimi giorni e lo faccio con tanto di atto notarile e parcella, quella mia volontà sarà certamente impugnata e stravolta da moglie, figli e parenti ingordi. Ma se un giorno dei miei vent’anni mi capitasse di dire “non vorrei mai vivere attaccato a una macchina”, quella frase detta nel rigoglio della vita mi resterà appiccicata per sempre, sarà la mia condanna. Non servono a quanto pare né notai né testamenti per essere inchiodato a quella scelta presa in un giorno di sole, basta che qualcuno se ne ricordi al momento del buio. E’ questa l’autodeterminazione della persona, è questa la libertà di decidere della propria vita che secondo Veronesi avrebbe vinto nella storia di Eluana.
La prossima volta che mi capiterà di vedere un incidente mortale o di vedere qualcuno in coma, non chiedetemi nulla, risponderei con un “no comment”. (g.l.)
