Altro che partito di plastica, Forza Italia ha creato una nuova classe dirigente

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Altro che partito di plastica, Forza Italia ha creato una nuova classe dirigente

07 Agosto 2008

Molto probabilmente alla ripresa politica del prossimo settembre i contorni del partito unico del centro destra, cioè del Popolo delle libertà, andranno a definirsi con una certa precisione. Certo non sapremo ancora la data di nascita della nuova formazione politica, ma avremo forse un primo tracciato del percorso da seguire, magari con un calendario di massima delle scadenze previste. Siamo, cioè, allo sbocco logico di un percorso cominciato quasi quindici anni addietro con la nascita di Forza Italia. Un percorso che adesso si può guardare in una prospettiva, se non compiutamente storica, non schiacciata completamente sull’attualità.

I meriti sul piano sistemico della formazione creata da Berlusconi sono noti e riconosciuti oramai anche da osservatori di diverso orientamento politico. Il partito messo su in poco tempo dall’imprenditore milanese si caratterizzò da subito come un punto di riferimento per larghe fasce dell’elettorato moderato, che erano disorientate e confuse. Inoltre, esso costituì quello che, in gergo politicista, si definisce una sponda essenziale per il processo di revisione ideologica e di riorientamento politico del Movimento sociale italiano (che sarebbe poi diventato Alleanza nazionale). Fu proprio l’appoggio che Berlusconi diede alla candidatura di Fini a sindaco di Roma nell’autunno del 1993 ad aprire quel processo. In questo modo, non solo si portarono i voti della destra fuori dal frigorifero in cui erano stati congelati per oltre un quarantennio, ma soprattutto si riallinearono settori dell’elettorato contigui come collocazione politica ma che avevano sempre votato in modo divergente.

Se questi, come si è detto, sono aspetti riconosciuti anche dagli avversari, su di un altro versante, che possiamo definire di apprezzamento generale del partito, si è continuato a sottovalutare la vicenda che Forza Italia ha incarnato in questo non breve arco di tempo. A sua volta questa sottovalutazione è stato uno degli ingredienti essenziali che ha reso a lungo problematica la piena legittimazione del movimento politico berlusconiano. Forza Italia è stata spesso snobbata dai commentatori. Più che un vero movimento politico è stata di solito considerata una sorta di sigla finalizzata a operazioni di marketing politico. Un partito azienda con un amministratore delegato unico in grado di plasmare la sua creatura a piacimento. Non sarebbe difficile mettere assieme un cospicuo dossier di definizioni liquidatorie: un partito di plastica, un partito di pura immagine, un parito azienda, un partito fantasma. Si è trattato di notazioni impressionistiche, animate dalla ferma volontà di non capire. Anzitutto non è difficile riportare il caso di FI a una fenomenologia ben nota ai politologi, quella del partito carismatico. Un modello di partito che non ha minore dignità di altri tipi di organizzazione politica. Soprattutto, poi, nel corso degli anni attorno al leader, e ai quadri aziendali che all’inizio costituivano la prima ossatura del movimento, si sono aggiunti nuovi militanti. Una parte era costituita da vecchi quadri minori di formazioni politiche scomparse, piccoli imprenditori politici che cercavano di far fruttare il loro pacchetto di voti. Un buon numero, però, era formato da persone fino ad allora rimaste lontane dalla politica, spesso anche da giovani che si lanciavano con entusiasmo nella nuova avventura.

In questi anni all’interno di Forza Italia è cresciuta una leva di militanti che ha fatto il proprio apprendistato politico: hanno creato circoli, hanno fatto propaganda sulle questioni in agenda politica, hanno maturato spesso una prima esperienza in amministrazioni locali. Insomma si è creata un movimento politico con una sua identità, con delle sue tradizioni. Non si tratta di dare un giudizio apprezzativo a prescindere, ma semplicemente di tentare di comprendere quello che è avvenuto. D’altronde, che la vicenda di Forza Italia abbia prodotto un personale politico autoctono, non legato a precedenti esperienze politiche, si è rivelato, dopo le ultime elezioni, al momento della formazione del governo. Anche in questo caso molti commentatori hanno salutato la presenza di numerosi ministri giovani, come un’ennesima operazione di facciata. Un maquillage politico voluto e gestito dal solito padre padrone. Le cose non stanno così. C’è un aspetto che accomuna neoministri come Alfano, la Gelmini, la Carfagna, persone che hanno storie diverse e provengono da esperienze lavorative e professionali assai disomogenee fra loro. Si tratta sempre di militanti che si sono formati politicamente in Forza Italia, dove hanno svolto il loro apprendistato alla vita pubblica. Per apprezzare l’opera dei nuovi ministri occorrerà valutare le scelte concrete che faranno nel prosieguo della legislatura. Quello che si può dire già da adesso è che Forza Italia, è stata capace di promuovere la formazione di una classe dirigente. Un merito non da poco per un "partito di plastica".