Veltroni e Di Pietro arrivano alla resa dei conti (in diretta tv)

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Veltroni e Di Pietro arrivano alla resa dei conti (in diretta tv)

20 Ottobre 2008

Veltroni e Di Pietro sono ciò che di più distante possa esserci. Il comune denominatore dell’antiberlusconismo si è rivelato, dopo appena pochi mesi, un comun denominatore ridotto al minimo. Troppo differenti, troppo ambiziosi per stare sulla stessa barca e poter solo lontanamente pensare che uno dei due possa dire all’altro in che direzione remare. Esageratamente costruito il primo, spudoratamente sincero l’altro, mellifluo il leader del Pd, con le sue camicie botton down, urlatore Tonino orgoglioso delle sue canottiere bianche. Uno a sua agio sul red carpet, l’altro sul trattore. 

Di Pietro, come afferma lui stesso, parla male l’italiano eppure, nonostante questo handicap, gli italiani lo capiscono, Walter , che mastica ossimori e confeziona sinestesie come nessun altro, non sempre viene decifrato. I riferimenti culturali, le storie, i simboli dell’uno e dell’altro, se messi a confronto, non “c’azzeccano” nulla. Appare strano come Walter il lungimirante, tutte queste considerazioni, non le avesse fatte prima di chiudere la scomoda alleanza in vista della campagna elettorale. Da ieri ufficialmente volano gli stracci.

Come nelle peggiori famiglie, quando si assiste alle peggiori litigate ognuno accusa l’altro di qualcosa. Per rompere l’alleanza Walter è  andato dall’amico Fabio Fazio, ospite di “Che tempo fa”, e di fronte a cinque milioni di spettatori ha svuotato il sacco. L’alleanza con Di Pietro va in malora perché l’ex Pm  “ha stracciato i patti che avevamo sottoscritto il giorno dopo  le elezioni”, la motivazione del leader Pd. Sarà vero? Il personaggio è poco credibile. Appena due anni fa la stessa trasmissione aveva ospitato le veltroniane bugie in abito da sera, molti ricorderanno il solenne impegno che preso con gli africani, ai quali assicurò il suo aiuto una volta concluso il mandato da Sindaco. Anche in questo Walter e Tonino sono diversi. I messaggi del primo sono sempre multistrato, architetture di sintassi e politologia, un dico non dico, un parlar tra le righe. Così quando WV sostiene che con Di Pietro “ avevamo sottoscritto un programma per costituire un unico gruppo, quando si è accorto che aveva un numero sufficiente di parlamentari per costituirne uno da solo, ha stracciato quell’impegno”, il riferimento al milionario rimborso elettorale c’è tutto. Sentite questa: “Di Pietro  è molto lontano dall’alfabeto della cultura democratica del centrosinistra”. E’ forse un modo di dire che Tonino da Montenero di Bisaccia sia un rozzo? Malignità. Ma almeno Tonino è sincero e parla come mangia, nel vero senso della parola. Il Pd? “troppo a braccetto con Berlusconi, non ha fatto opposizione per tutti questi mesi e poi ci sono così tante correnti che serve un libricino per districarsi in quella giungla (in tutto nel Pd oggi si contano diciotto correnti, ndr)”. Messaggio chiaro, architettura sintattica elementare, con il gran finale: “Senza di noi il Pd non vince nemmeno una bambolina”. La telenovela prosegue, con Di Pietro che conferma la sua partecipazione alla manifestazione del 25 ottobre.

Reazioni e commenti. Spara a zero Parisi, sempre più faro antiveltroniano nel Pd, “incapace di riconoscere i suoi errori, prigioniero del teorema che ha guidato la sua linea disastrosa, per poterne fuoriuscire Veltroni è costretto a infilarsi in contraddizioni crescenti, e a spingere con lui in un angolo il Pd e il centrosinistra” e giù un elenco di contraddizioni, tra le quali non poteva mancare quella legata a l’ex ministro delle infrastrutture, “ora si accusa di Pietro di essere molto lontano dall’alfabeto della cultura democratica del centrosinistra, ma non si mette in alcuna considerazioni l’ipotesi che qualcuno chieda perché proprio lui sia stato scelto come alleato unico in una avventura venduta enfaticamente come solitaria”.

Questa tempesta tra Pd e Idv aprirà nuovi capitoli legati rispettivamente all’elezione del Presidente della Commissione vigilanza Rai, all’uomo da scegliere per la candidatura alla presidenza della Regione Abruzzo e alle altre consultazioni locali. Conclusioni: Di Pietro non avrà lo stesso alfabeto culturale della sinistra riformista, ma sa fare bene i suoi calcoli, ed è consapevole di come i sondaggi lo diano in crescita. Eppure Veltroni sostiene che la  politica non debba curarsi dei sondaggi. Viene il sospetto che per il leader Pd i sondaggi dai quali diffidare siano sempre quelli che danno gli altri in crescita. Ma d’altronde si sa: il sondaggio del vicino è sempre più verde.