Chi è più oscurantista tra i laicisti e la Chiesa?

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Chi è più oscurantista tra i laicisti e la Chiesa?

23 Novembre 2008

Una recente esperienza londinese organizzata dai Radicali Italiani per ricordare il 20 settembre 1870 ci ha portato a sentire come, in alcuni studiosi, alberghi la convinzione che la religione in genere e la Chiesa cattolica in particolare sarebbero state il fulcro del più ottuso ed arretrato oscurantismo ed assolutismo, a partire dalla stessa epoca napoleonica.

Abbiamo sentito che vari uomini di cultura ed esuli italiani a Londra la pensavano così, a cominciare da Ugo Foscolo. Purtroppo, simili posizioni preconcette, fanno dimenticare che i veri uomini di cultura sanno distinguere e, di solito, nei giudizi sono più equilibrati. Così avvenne per lo stesso Foscolo nei confronti del Papato verso il quale, ad un certo punto, manifestò un reale entusiasmo perché gli parve essere il “fulcro dell’identità nazionale” al punto che, per la resistenza a Napoleone, Pio VII era ritenuto – nei discorsi sulla Servitù d’Italia – “supremo tutore della religione d’Europa”.

Stessa musica per altri pontificati. Pio IX, ad esempio, sembra che dopo il 1848 sia stato incapace di pensare la minima riforma, ma anche qui, le riforme dei carceri minorili o degli orfanotrofi e dei manicomi stanno a testimoniare il contrario.

Dopo il successo del progetto rieducativi dell’Orfanotrofio di Santa Maria degli Angeli anche il governo inglese accolse i religiosi impegnati in simili strutture per svolgere attività negli orfanotrofi inglesi. Per quanto riguarda i manicomi c’è da ricordare Santa Maria della Pietà. Questo complesso per i malati di mente (quasi 700 in circa trenta anni), fu un’opera d’avanguardia affidata all’architetto Azzurri che viaggiò l’Europa a documentarsi a spese personali di Pio IX. L’architetto nella costruzione, avveniristica per quei tempi, farà uso di viali coperti per collegare le diverse costruzioni.

L’opera fu visitata da numerose personalità di vari Stati, persino dall’America del Sud, dal ministro inglese Lord Gray, dal fratello del Re del Belgio. In essa, infatti, si praticavano metodologie, per i tempi, all’avanguardia. Si applicò persino la musicoterapia – come già era avvenuto nel lontano Medioevo presso il Santo Spirito – con musicisti del calibro di Listz. Ricorrenti erano le feste animate da musica e cori. Quando nel 1874 si pensò di sostituire anche qui i religiosi – dopo un’inchiesta parlamentare – il deputato Vincenzo Tommasini nel suo rapporto alla Camera disse che l’istituzione era tra le migliori d’Europa retta dalle “alte qualità morali dei religiosi”. La loro sostituzione sarebbe stata un danno irreparabile per l’opera.

Sempre per quanto riguarda l’Inghilterra ci si dimentica invece le restrizioni, plurisecolari, che hanno incontrato i cattolici nella vita pubblica. Finalmente, è di questi giorni, si procede a qualche ripensamento. Apprendiamo dal Guardian che il governo britannico avrebbe elaborato un progetto per cambiare alcune “norme costituzionali” giudicate ormai anacronistiche, come quella che impedisce ad un cattolico di accedere al trono. In verità i Labour sono da sempre contro questo veto antipapista, ma non sono ancora riusciti ad abolirlo.

In passato le polemiche politiche hanno svolto un ruolo determinante, speriamo che sia giunto il momento, lì dove la “libertà dei moderni” avrebbe mosso i primi passi, di superare alcuni pregiudizi di chi, invece di difendere la libertà di coscienza, ancora difende la Chiesa di Stato. Speriamo altresì che anche qui da noi un certo laicismo dogmatico lasci il posto ad una laicità aperta, un metodo di condivisione civile e di rispetto reciproco che sappia riconoscere il contributo della religione allo sviluppo democratico e liberale dell’arena pubblica.