Il caso Blagojevich: le intercettazioni non bastano a giudicare un reato
22 Dicembre 2008
Quando Patrick J. Fitzgerald, il procuratore americano di Chicago, ha annunciato l’arresto del governatore dell’Illinois, Rod R.Blagojevich, ha dichiarato di aver agito per interrompere una serie di crimini, compreso quello che ha definito uno “spaventoso” tentativo di vendere al miglior offerente il seggio di senatore lasciato libero dal presidente eletto Barack Obama.
Ebbene, il caso contro il governatore Rod R. Blagojevich potrebbe rivelarsi alquanto complicato da perseguire. Ma ora alcuni avvocati stanno cominciando a suggerire che la parte più interessante della vicenda – quella relativa al seggio di senatore – potrebbe rivelarsi meno ermetica di quanto sembrasse all’inizio. Non ci sono prove, o almeno non ne è stata ancora rinvenuta alcuna, riguardo la possibilità che il governatore abbia realmente ricevuto denaro o equivalenti – e l’assegnazione del seggio non è stata ancora decisa.
Robert S. Bennett, uno dei più noti avvocati difensori dei colletti bianchi di Washington, ha dichiarato che Blagojevich ha affrontato gravissimi problemi legali in un caso che include una marea di accuse di corruzione che però non sono correlate al seggio di Obama al Senato. Bennet ha aggiunto che il caso ha sollevato alcune questioni potenzialmente spinose riguardo la corruzione politica: “Questa città è piena di persone che si definiscono ambasciatori – ha detto il penalista – mentre l’unica cosa che hanno fatto è stato pagare 200 o 300 mila dollari al partito repubblicano o a quello democratico”, un preciso riferimento a un passaggio dell’accusa rivolta a Blagojevich che avrebbe mostrato un certo interesse a ricevere la nomina di ambasciatore in cambio del seggio al Senato. “Dobbiamo chiederci quanto sia da imputare semplicemente al modo di parlare di questo giovane politico, piuttosto che alle azioni che ha realmente compiuto.”
Nell’esporre la sua versione, il procuratore federale Fitzgerald sostiene che Blagojevich abbia sorpassato la linea di divisione tra la trattativa politica e l’azione criminale, citando un altro esempio delle conversazioni sotto esame, in cui il governatore discute con un suo assistente circa la possibilità di ottenere un impiego da 300 mila dollari l’anno da parte della “Service Employees International Union” in cambio della nomina di un candidato al seggio: “Non stiamo tentando di trattare come criminali coloro che tentano di concludere affari politici in ambito istituzionale o altro del genere – ha sottolineato Fitzegerald – ma quando qualcuno lo fa per il proprio arricchimento personale questo diventa un gesto illecito. E nel caso in questione, il modo di agire delle persone coinvolte è chiaramente criminale”. Eppure chi fa politica riceve normalmente contributi economici in cambio delle proprie decisioni, sia che si tratti di avanzare una nomina sia che si tratti di prendere una determinata posizione sulle leggi. I legislatori votano a favore di conti e di stanziamenti suggeriti e sostenuti dai loro donatori, senza alcuna paura che i procuratori piazzino microfoni nei loro uffici o nelle loro case.
Nel caso di Blagojevich, sarebbe legale per il governatore accettare un contributo alla campagna da parte di chi riceva la nomina al seggio in Senato. Quello che gli potrebbe creare problemi legali è una registrazione di una sua specifica offerta del seggio in cambio di un contributo. Ciò che renderebbe ancora più semplice perseguire l’atto in questione è l’eventualità che il governatore sia stato registrato nel momento della offerta del seggio in cambio di un favore personale, quale denaro, un posto di lavoro o un impiego per un membro della sua famiglia. In effetti il governo ha dichiarato che le intercettazioni mostrano che Blagojevich ha riferito ai propri assistenti di voler offrire il seggio in cambio di contributi e di favori personali, compreso un lavoro per sé e per sua moglie. Ma le chiacchiere non bastano. Alla fine i fatti mostreranno la validità delle registrazioni, e se il governatore abbia o meno offerto chiaramente a uno dei candidati al seggio in Senato di consegnarglielo in cambio di qualcosa di valore.
Molti avvocati hanno avvertito che le accuse presentate la settimana scorsa rappresentano un’istantanea di tutte le prove che Fitzgerald ha raccolto fino ad oggi, in una indagine che è ancora in corso. Procedendo all’arresto di Blagojevich lo scorso 9 dicembre, Fitzgerald ha agito senza aver esposto il suo caso davanti alla giuria dell’udienza preliminare. E’ molto probabile che ora utilizzerà tale commissione per ottenere ulteriori deposizioni di testimoni, in modo da esaminare se qualcuno, compresi membri del gruppo di Obama, abbia avuto discussioni specifiche con l’ufficio del governatore riguardo al posto vacante da riempire. La decisone di Fitzgerald di bypassare la giuria preliminare inizialmente avrebbe potuto suggerire che il procuratore non fosse ancora pienamente convinto di avere tra le mani un caso perseguibile, sebbene sembra che la decisione di agire sia stata innescata, almeno in parte, dalla pubblicazione di un articolo sul “Chicago Tribune” del 5 dicembre scorso, che faceva una soffiata a Blagojevich informandolo del fatto che gli investigatori stavano ascoltando le sue conversazioni.
Fitzgerald ha anche raccontato di avere temuto che, se non fosse intervenuto subito, Blagojevich avrebbe potuto portare avanti qualcuno dei suoi piani, inclusa la nomina del successore di Obama. Nelle intercettazioni citate nel procedimento, Blagojevich ha parlato di ciò che riteneva necessario e urgente riguardo a favori e contributi politici, ma non è chiaro se abbia poi realmente concordato delle azioni per ottenere qualcosa in cambio del seggio. Sono molti gli avvocati convinti che Fitzgerald potrebbe aver bisogno di ulteriori prove per perseguire Blagojevich riguardo la causa in questione. “Si tratta di un caso davvero complicato per una serie di ragioni: non per ultima la natura troppo vaga delle accuse e le difficoltà che nascono chiaramente ogni volta che si parla di una persona che sta esercitando un suo diritto, tutelato dal Primo Emendamento, di promuovere un particolare politico” ha affermato Michael D. Monico, un ex procuratore federale che ora lavora come avvocato di difesa penale a Chicago.
“Pensare semplicemente a qualcosa non costituisce reato”, ha precisato Monico, che si sta occupando della difesa di Christopher Kelly, un ex assistente di Blagojevich per la raccolta fondi, incriminato lo scorso anno per questioni di tasse. “Limitarsi a parlare di qualcosa non costituisce reato. E’ necessario compiere un’altra azione per commettere un crimine”.
Tratto da The New York Times
Traduzione di Benedetta Mangano
