Se Pannella fa tintinnare le manette
17 Gennaio 2009
di Redazione
Mette una certa melanconia vedere i radicali cincischiare con le procure qua e là per l’Italia. Vedere Marco Pannella e i suoi avvocati in trepida attesa che aprano i cancelli dei palazzi di giustizia per depositare esposti e denunce contro questo o quello.
Gli stessi radicali, liberisti, liberali e garantisti che seppero assestare alcuni dei colpi più micidiali alla magistratura politicizzata e politicante, oggi sono lì a trascinare politica e politici in procura. Fa impressione sentire ogni mattina Marco Pannela a Radio Radicale che sciornina codici e pandette, minaccia anni di galera ai presidenti delle Camere per la vicenda Villari o al ministro Sacconi per quella di Eluana Englaro.
Mette tristezza che persino la politica radicale, sempre così piena di risorse e di inventiva, così spregiudicata e imprevedibile si sia messa sulla stessa traccia dei tanti che fanno politica con le procure e con le galere. Proprio quando persino Di Pietro comincia dubitare che la cosa convenga davvero, ecco che Pannella e i suoi prendono il testimone.
La differenza è grande: una volta i radicali andavano in galera per le loro idee oggi ci mandano gli altri.
