Obama arriva in Europa ma qualcosa è cambiato da quella volta a Berlino
31 Marzo 2009
L’agenda del viaggio di Obama in Europa – il primo da presidente – è un put-pourry di ricette per l’economia, richieste militari, aperture sul clima. Una quantità di appuntamenti da far rabbrividire il più navigato dei maestri cerimonieri. In poco più di una settimana Obama incontrerà praticamente tutto l’establishment mondiale. Si sta muovendo con un codazzo di 500 persone al seguito e, secondo il "Mirror", spenderà qualcosa come 20 milioni di sterline: la stessa cifra che è servita per organizzare il G20. Per chi avesse qualche dubbio sul declino degli Usa ecco la prima smentita.
C’è l’Air Force One che può sfondare le difese radar del nemico e “The Beast”, la bestia, la Cadillac nera del presidente rinforzata in titanio. E poi c’è lei, Michelle, la first-lady attesa alla prova del fuoco. Sarà una nuova Jacqueline Kennedy o dovrà accontentarsi di non sbiadire accanto a madame Carla Bruni? E’ una questione di stato; in gioco è lo stile della nuova coppia presidenziale. Per evitare altre sorprese, stile 11 Settembre, i servizi segreti stanno bonificando il bonificabile. Ricognizioni, ispezioni e test sull’aria respirata dalla coppia presidenziale. Appena sbarcato nel Londonistan, Obama raggiungerà l’ambasciata americana in elicottero, non si sa mai.
Quando arrivò a Berlino in campagna elettorale, l’estate scorsa, centinaia di migliaia di persone gli diedero un benvenuto imperiale. Oggi ad attenderlo sono i pacifisti pronti a contestarlo. E magari fosse questo il problema. I leader europei che non apprezzano lo “stimolo” per l’economia Usa lo aspettano al varco; il presidente ceco dell’UE non si fida più degli americani; i francesi sono rientrati a pieno titolo nella Nato e adesso si immaginano chissà cosa; gli altri alleati, Sessantennale a parte, nicchiano sui rinforzi in Afghanistan. Vista da questa angolazione, la "leadership globale" Obama può sognarsela.
Restava la carta del "nuovo corso" rispetto all’unilateralismo di Bush ma fino adesso gli Stati Uniti procedono come al solito – e com’è giusto che sia –, occupandosi del proprio interesse nazionale. Intanto continua il fuoco di sbarramento della grande stampa americana. Il New York Times si è schierato con i declinisti, lasciando intendere che l’America di oggi non può imporre la sua linea a nessuno – meno che mai in economia.
Ma non è neanche leale bocciare preventivamente Obama l’europeo prima di averlo visto all’opera. A Strasburgo incontrerà gli studenti per un dibattito su economia e politica internazionale. Nelle intenzioni della Casa Bianca sarà un altro happening internettiano aperto ai giovani asiatici ed europei. Per questo tratto di elegante ingenuità, l’Europa non deve tradire Obama.
E l’Italia? Obama ha spedito una lettera a Silvio Berlusconi per riaprire la partita sulla questione climatica, proponendo di riattivare il “Major Economies Forum” sull’energia e i cambiamenti climatici. L’obiettivo è superare i contenziosi aperti tra Europa e Usa. Il Forum dovrebbe tenersi a luglio, a margine del vertice del G8 in Sardegna. Obama ha scritto al Cavaliere che sul clima bisogna “generare la leadership politica necessaria a ottenere dei risultati positivi durante i negoziati”.
Qualcuno ha commentato che il Forum sull’ambiente è solo una mossa strategica per distogliere l’attenzione dai problemi economici. In ogni caso, se si tratta di leadership, Berlusconi non è tipo da tirarsi indietro. Obama ha trovato l’alleato giusto.
