Integrazione e sicurezza. A Bari i Rom non sono più un’emergenza
10 Marzo 2009
di Angela Sozio
Di questi tempi sentire la parola “Rom” non legata ad “emergenza”è caso più unico che raro. Eppure capita. Succede nel cuore del Mezzogiorno, a Bari dove la comunità Rom di Japigia, stabilitasi nell’omonimo quartiere dal 2000 e dal 2005 è protagonista di un progetto pilota del Comune, che ha permesso la realizzazione di un campo attrezzato su un’area di circa 10000 mq (oggi in attesa di ulteriori lavori per alcuni servizi essenziali, come l’allacciamento dell’acqua).
Istruzione, lavoro ed educazione igienico-sanitaria sono stati il comune denominatore che hanno legato i volontari e i soci della cooperativa “Occupazione e Solidarietà” che hanno seguito con impegno e passione le vicende della comunità rom.
Il progetto ha già dato i suoi primi frutti: molti bambini hanno colmato non solo l’iniziale gap linguistico con i coetanei italiani, ma hanno nettamente migliorato le capacità di apprendimento e concentrazione, mostrando maggiore partecipazione e desiderio di frequentare la scuola dell’obbligo assiduamente.
Purtroppo quattro dei tredici dei bambini inseriti nel progetto rieducativo-rom sono tornati in Romania con le rispettive famiglie, spinti da forti timori di paura nel vedere i loro diritti negati.
“Da un po’ di tempo in Italia non si sentono sicuri”. ci spiega Monica Dal Maso, vice-presidente di Vox Popoli- Bari (associazione no profit). Per quanto riguarda invece la questione igienico-sanitaria, sul campo è partito un intervento strutturato con l’aiuto dei medici (anch’essi volontari) del Comitato Unicef Bari: monitoraggio, intervento nei casi d’influenza e bronchiti, frequenti in questo periodo, visite specialistiche.
Tutto pare funzioni grazie al passaparola ed alla disponibilità di tanta gente che crede nel progetto ed impegna tempo e forze per riallacciare rapporti che ultimamente vedono la comunità rom come un pericolo costante per l’Italia.
