Perché se il Governo non interviene anche la Fiat si troverà nei guai

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Perché se il Governo non interviene anche la Fiat si troverà nei guai

Perché se il Governo non interviene anche la Fiat si troverà nei guai

26 Gennaio 2009

 

Fiat ormai ha concluso l’accordo non vincolante con Chrysler, ma le nubi intorno alla casa automobilistica torinese continuano a girare vorticosamente. Nonostante le rassicurazioni di Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo, le condizioni finanziarie del Lingotto non sono rosee. E non si deve nemmeno dimenticare tutto l’indotto che Fiat alimentato negli anni e che ad oggi rischia di affossare.

Dalla presentazione dei bilanci, avvenuta la scorsa settimana, emerge che i ricavi per il gruppo Fiat sono stati nel 2008 pari a 59,4 miliardi di euro, in aumento dell’1,5% rispetto al 2007. Utile netto in forte calo su base annua (16,2%), ma pur sempre positivo, con 1,7 miliardi. La domanda, crollata letteralmente nel quarto trimestre 2008, per il 2009 continua a calare, variabile non trascurabile, del 20% secondo le previsioni Fiat, mentre ammontano ad oltre 300 milioni di euro gli oneri di ristrutturazione previsti per l’esercizio in corso. Perfino un settore come quello dei veicoli commerciali registra una contrazione della domanda pari al 3,6%.

Tuttavia, sono due le preoccupazioni maggiori: il debito, che a fine 2008 si è attestato a 5,9 miliardi, ed i ritardi sui pagamenti dei fornitori, ormai al limite dell’apertura delle procedure concorsuali. Su quest’ultimo fronte, la prassi abituale di pagamento da parte di Fiat è intorno ai 120 giorni, ma ora la situazione è peggiorata dato che i ritardi, in alcuni casi, superano abbondantemente l’anno, mentre i pagamenti avvengono circa in cinque mesi, in questo periodo di crisi.

Sono sempre più le piccole imprese, terziste di Fiat, che si trovano nelle condizioni di chiedere prestiti a banche che non li concedono causa credit crunch. Il vero problema, raccontano fonti interne a fornitori del gruppo, si presenterà verso maggio o giugno, quando dovranno giungere nelle casse dei terzisti i soldi relativi a dicembre; considerando il fortissimo calo di produzione e di vendita di Fiat nel momento antistante il Natale, è lecito domandarsi dove troveranno il contante per onorare i pagamenti. Numerose imprese, legate al Lingotto, iniziano ad aver timore, mentre aumenta la cassa integrazione. Sono infatti sempre più le società i cui vertici decidono di serrare gli stabilimenti, spegnere le caldaie e dimenticare perfino la settimana corta.

Per febbraio si preannuncia un mese di cassa perfino per Rieter Automotive, nota multinazionale svizzera operante in Italia, che produce isolamenti per automobili, un colosso internazionale che evidentemente risente anche lei della crisi.

Diverso il discorso sul fronte creditizio. Per ripianare la situazione finanziaria, Fiat ha chiesto aiuto a tre banche, chiedendo l’apertura di linee di credito per circa 5 miliardi. Se UniCredit ed Intesa Sanpaolo hanno risposto che potrebbero concedere prestiti fino ad un miliardo, Calyon (divisione corporate di Credit Agricole) sta ancora valutando il rating del gruppo, previsto con un trend negativo da S&P e Moody’s. Mercoledì prossimo, nel colloquio a Palazzo Chigi, forse emergerà qualcosa di positivo per Fiat, almeno sul fronte degli aiuti di stato. Infatti le intenzioni sono proprio quelle di sostenere finanziariamente Fiat, forse tramite iniezioni di liquidità e incentivi statali all’acquisto di vetture. Questo mentre il mercato azionario punisce il titolo, Standard & Poor’s mette un watch negativo per Fiat, Moody’s e Fitch fanno lo stesso ed i vertici di Fiat tagliano il target price da dodici euro a sei, la peggiore previsione da anni.

Rimane l’incognita dell’accordo con Chrysler e sulla possibilità, paventata dal Wall Street Journal, che dietro alla firma ci possa essere un sotterfugio affinché Fiat possa accedere ai fondi del Tesoro Usa per il sostegno del mondo dell’auto. Oltre alle classiche strategie commerciali, il beneficio maggiore per il Lingotto, in questo preciso frangente, deriverebbe dal risanamento del suo debito.