Neppure uscendo di scena Veltroni ha dimostrato coraggio

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Neppure uscendo di scena Veltroni ha dimostrato coraggio

20 Febbraio 2009

 

L’esperienza ha il pregio di metterci di fronte agli errori commessi, insegnandoci a non ripeterli. Questo vale per chiunque abbia buon senso, capacità di analisi e, perché no, anche un pizzico di umiltà. Caratteristiche che sembrano non appartenere al PD. Anche nella sua uscita di scena, Veltroni è caduto negli stessi errori che hanno determinato il suo fallimento.

I discorsi, sempre infarciti di buonismo e di belle intenzioni hanno creato una impeccabile facciata per il suo partito, ma a guardarci dietro, però, c’è il vuoto. Scusarsi per non essere riuscito a realizzare il partito che sognava e non entrare nel merito di questo fallimento è dire un’ovvietà. Spiegare il perché, portare allo scoperto gli errori, suoi e dei suoi compagni, è un esercizio costruttivo, che al PD e alla sinistra in genere non riesce.

In campagna elettorale lo ricordiamo sciorinare un lungo elenco di obiettivi, ma non mi sembra che qualcuno conservi memoria del modo con cui l’ex leader del Partito Democratico intendesse raggiungerli.

I proclami sul dove andare sono stati puntualmente smentiti dal mancato raggiungimento della meta, perché a nessuno è stato spiegato “come” andare e, probabilmente, non era chiaro agli stessi traghettatori. Aggiungere a queste omissioni la demonizzazione dell’avversario, è stato fatale. Quella debolezza su cui lo stesso popolo della sinistra ha fatto autocritica dopo la caduta del Governo Prodi, il PD non è riuscito a superarla.

Quando nel suo discorso di congedo Veltroni non ha resistito alla tentazione di denunciare i disvalori del Presidente del Consiglio ha commesso ancora una volta un grave sbaglio, perché nel dipingere una società in declino culturale ed etico, non ha tenuto conto dell’accusa mossa indirettamente alla maggioranza degli italiani.  Parlar male degli altri è un peccato veniale, che rischia però di diventare un errore mortale quando si persevera con arroganza perdendo di vista i propri difetti. I fatti lo hanno dimostrato senza fargli sconti.

Veltroni ha fallito in tutte le sue missioni per la leggerezza con cui ha affrontato la costruzione del suo progetto, infiocchettandolo di belle parole e di tante bugie. Quel tempo perso a parlare e accusare, avrebbe potuto occuparlo a risolvere le tante contraddizioni all’interno della sua ipotesi di partito.

Dico ipotesi, perchè un partito non può chiamarsi tale solo perché riunisce delle persone attorno ad un programma, quando quelle stesse persone sono espressione di anime fortemente distanti nei valori.

Veltroni ha creato un contenitore che ha riempito di fumo e degli errori peggiori della sinistra, quelli che stanno determinando il suo progressivo e inesorabile fallimento: incapacità di fare autocritica, di saldare il conto con il passato comunista e scollamento dalla realtà. Troppe negatività per non essere travolti.

Ma come si deve imparare dai propri errori, si può farlo anche dagli errori altrui. Il progetto di bipolarismo resta un obiettivo prioritario del PDL, che procede verso il consolidamento di un partito unico di centro destra. L’unità del partito c’è e tiene, a dispetto di chi ipotizza un suo indebolimento come conseguenza della crisi nel partito di opposizione.

Il fatto che Veltroni non abbia saputo dare al PD una fisionomia progressista e laburista, quella che serve al modello bipolare che si vuole raggiungere, non deve mettere in discussione la validità del progetto politico, quello che meglio può garantire modernità e democrazia.

* Francesco Casoli è un senatore  (PdL) e imprenditore italiano