Riproporre il progetto ulivista significa la rovina del Pd

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Riproporre il progetto ulivista significa la rovina del Pd

25 Febbraio 2009

 

La crisi del Pd merita alcune riflessioni che non si fermino all’attualità ma cerchino d’inquadrare gli avvenimenti degli ultimi giorni in una cornice più ampia. L’assemblea si è chiusa con una soluzione scontata e al tempo stesso interlocutoria. La scelta di Franceschini consente di prendere tempo per decidere le prossime mosse. Dare consigli è sempre antipatico, ma adesso la dirigenza del partito dovrebbe riflettere sull’esperienza della segreteria Veltroni e non farne un comodo capro espiatorio. Vediamo perché.

In questi giorni abbiamo sentito molte critiche rivolte al segretario dimissionario. Alcune fondate, altre meno. Conviene, allora, ricordare i meriti indubbi che egli ha avuto. Veltroni ha preso le redini del partito in un momento difficile. Ha dovuto andare ad elezioni pochi mesi dopo il suo insediamento, affrontando la prova del voto con una fortissimo svantaggio di partenza: la disastrosa esperienza del governo Prodi. Nonostante tutto ha conseguito un risultato non disprezzabile (oltre il 30
% dei voti). Ancora, si è soliti rimproverare a Veltroni l’alleanza elettorale con Di Pietro. Una scelta che si è rivelata esiziale per il Pd, continuamente incalzato su temi giustizialisti e demagogici. Tuttavia, quando si formulano simili accuse si dimentica che al momento del voto Veltroni ha rifiutato l’apparentamento con la sinistra massimalista, accreditata di un bacino elettorale molto più ampio rispetto a Italia dei valori. La scelta di Veltroni ha consentito di raggiungere un obiettivo storico, che è un essenziale acquisto di civiltà: per la prima volta, nella storia dell’Italia repubblicana, non ci sono in parlamento esponenti di partiti che si richiamano al comunismo. Anche sul piano sistemico più generale va ricordato che la nascita del Pd ha contribuito ad accelerare il processo di unificazione del centro destra. Il discorso del predellino di Berlusconi, che ha dato l’impulso decisivo per varare il PdL, è successivo alla vittoria di Veltroni alle primarie interne.

In tutt’uno, il tentativo veltroniano, pur con tutti i suoi limiti, era la presa d’atto che per costruire una sinistra di governo occorreva sbarazzarsi della logica ulivista o della grande ammucchiata antiberlusconiana e confrontarsi con l’avversario a tutto campo. Un’operazione che certo non poteva pagare sul breve periodo, ma richiedeva almeno una legislatura. Questo ci porta a un altro aspetto, quello del retroterra storico di un simile progetto. In altri termini, va sempre ricordato che il centro sinistra italiano oltre agli handicap politici parte con un handicap storico. Esso è l’erede del comunismo. Liberarsi di questa eredità non è facile. La stagione ulivista è stato un tentativo di aggirare l’ostacolo. Usando il collante del fronte unitario contro il "tiranno" non si scioglievano i nodi storici residui. Anzi si subiva l’influenza di una deriva anche peggiore. Venuto meno l’esempio sovietico la sinistra neocomunista ha prodotto un amalgama ripugnante: una visione terzomondista, pauperistica, antioccidentale. Tutta zavorra nelle ali delle componenti riformiste. I risultati di questa commistione si sono visti alla prova dei fatti. Così il primo governo Prodi, che pure non si era mosso malissimo, è stato liquidato dopo appena un biennio aprendo la strada a un avvicendamento governativo degno della prima repubblica. Ancora più significativo il passaggio seguente., che si rivelato una perdita secca. Verso la fine del 2005 il centro destra era effettivamente in netto svantaggio rispetto al centro sinistra (circa 5 punti percentuali nei sondaggi). Ma la "macchina da guerra" prodiana, nella quale erano in primo piano i Visco, i Bertinotti e i Diliberto, ha impaurito l’elettorato. Da qui la risicata vittoria del 2006. Poi il fallimento del Prodi bis. Il tentativo di Veltroni era quello di azzerare tutto questo e ricominciare da zero. Pensare che oggi si possa ripartire da un ulivo rinnovato o riverniciato è del tutto illusorio. Sarebbe una scorciatoia verso il baratro.