Star Trek, il “revival” di Abrams non fa rimpiangere Kirk & Spock

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Star Trek, il “revival” di Abrams non fa rimpiangere Kirk & Spock

11 Maggio 2009

Il nuovo episodio della saga di "Star Trek" promette bene. C’era una volta una piccola e indimenticabile serie tv, ironica ed essenziale, capace – come ha scritto il "New Yorker" – di trasportare il mito della frontiera in una dimensione galattica. La serie andò in onda per circa  3 stragioni e poi fu interrotta.

Ma non è mai stata dimenticata dai suoi fan e nel corso degli anni ha dato vita a un bel po’ di rifacimenti, a una versione animata, a un profluvio di gadget, fumetti e merchandise, e  soprattutto a una saga di almeno una decina di film tutti basati sulla presunzione che puoi prendere un format pensato per durare al massimo una puntata di cinquanta minuti e trasformarlo in uno o più film di un paio d’ore. Un’operazione che, almeno se stiamo agli ultimi prodotti, aveva fatto il suo tempo.

Adesso arriva il nuovo episodio girato da J.J. Abrams, che si è fatto una reputazione in tv scrivendo e girando serie come "Alias" e "Lost", che ha diretto il terzo episodio di "Mission: Impossible"  e che ha prodotto "Cloverfield", un monster-movie in cui un lucertolone spaventoso si aggira in una New York spettrale e impaurita.

Abrams ci ha regalato una undicesima edizione di Star Trek che rinnova il marchio originario, rinfrescandolo, ri-creandolo, giocando con intelligenza la carta del revival, a cominciare dai protagonisti, il capitano Kirk e il dottor Spock. Per apprezzarlo al meglio conviene andare a vederlo.