Da questa crisi si può uscire rafforzati

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Da questa crisi si può uscire rafforzati

05 Giugno 2009

 

Qualità, flessibilità, fiducia: sono questi tre fattori chiave per la ripresa. La caduta libera che ha coinvolto la quasi totalità dei settori economici tra la metà del 2008 e oggi, sta rallentando la sua velocità. Ciò non significa che siamo fuori dal tunnel, ma deve farci recuperare fiducia.

E’ il momento di guardare e mettere a frutto quanto di positivo questa crisi ci sta offrendo: calo dei prezzi delle materie prime, una bassa inflazione, la riduzione dei tassi d’interesse, ma soprattutto l’imposizione non prorogabile per le aziende, di rivedere la propria organizzazione, i propri piani industriali, la destinazione dei propri investimenti, la qualità dei propri prodotti.

Questa è una fase che ci impone di migliorarci.

Il Governo Berlusconi, ha previsto misure molto importanti, a cui è giusto prestare la massima attenzione per poterne godere dei benefici: il sostegno ad alcune delle principali filiere del made in Italy come elettrodomestici, mobili, auto, manifatturiero; la semplificazione burocratica che facilita l’attività delle imprese, con conseguente risparmio di tempo e denaro; l’impulso all’innovazione e allo sviluppo; l’IVA di cassa; l’accelerazione dei rimborsi IVA Ultradecennali; la riduzione degli acconti IRES e IRAP sono solo alcuni dei provvedimenti che possono venire incontro alle esigenze delle imprese.

Certo, questo non serve se non associato e sostenuto da scelte coraggiose – e a volte anche dolorose – delle stesse imprese, che costituiscono la base su cui costruire un futuro di lungo termine. 

Da queste crisi usciranno imprese di qualità, le uniche che potranno competere in un mercato globale e molto affollato, dove saranno i consumatori a fare la differenza.

Tutto dovrà essere reso più semplice e flessibile, perché oggi, in un panorama globalizzato e veloce, occorre molta adattabilità e ciò vale per l’intero sistema, tenendo in debito conto le esigenze del mercato del lavoro, considerando che non sono inconciliabili con quelle delle imprese. Qualità, infatti, è anche nella capacità dell’azienda di conciliare i parametri di eccellenza economica con le esigenze di responsabilità etica, che il mercato ormai riconosce come elemento di giudizio.

In questi mesi si è fatto molto ricorso alla cassa integrazione, che rivela la sua grande utilità proprio in momenti così complessi. Ebbene, la crisi ci ha posto di fronte ai limiti di questo strumento e ci ha permesso di superarli introducendo una maggiore flessibilità.

Mi riferisco alla settimana corta, resa possibile grazie alla disponibilità dell’INPS nell’applicare con elasticità il calcolo giornaliero, anziché settimanale, delle ore di utilizzo di questo ammortizzatore. E’ una riforma per cui mi sono battuto personalmente, proponendo al Ministro Sacconi, insieme all’On Mazzuca, di occuparsene. L’esito è stato positivo e ciò ha consentito a molte aziende di utilizzare la CIGO addirittura oraria, anziché giornaliera, arrivando alla giornata corta, perché più adatta alla specifica tipologia di lavoro.

A dimostrazione della necessità di uscire da schemi rigidi, posso citare gli stessi Contratti di Lavoro, nei quali assume un peso sempre più rilevante la contrattazione di secondo livello, i cosiddetti accordi integrativi.

Questi nascono da una negoziazione “tagliata su misura” per i lavoratori di un’azienda e di un territorio, quindi più flessibile e adatta alle reali esigenze delle persone e sicuramente più utile. Mesi di estenuanti trattative sugli aumenti salariali, anche nel migliore dei casi per la conclusione dell’accordo, non portano gli stessi benefici che possono portare i benefit previsti negli integrativi o nel sistema di welfare, che difficilmente possono venire da una contrattazione nazionale.

Credo che dalla crisi si possa uscire davvero meglio di quanto le difficoltà di questo momento ci fanno pensare, se le imprese riusciranno ad affrontarla con realismo, apertura e il contributo coeso di governo centrale e regionale, amministrazioni locali, parti sociali, liberi da preclusioni di carattere ideologico.

* Francesco Casoli è un senatore  (PdL) e imprenditore italiano