La novità di questo G8 è che la Cina fa meno paura di prima
07 Luglio 2009
Quella a ridosso del G8 dell’Aquila è stata la prima visita del presidente della repubblica popolare cinese Hu Jintao in Italia, 10 anni dopo il suo predecessore Yang Zemin. In questo periodo, il ruolo della Cina nel mondo è profondamente cambiato e con esso la sua considerazione a livello internazionale. Non a caso le riunioni del G8 saranno allargate al G5, il gruppo delle principali economie emergenti (Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica).
All’epoca del viaggio in Italia di Zemin, la Cina era un Paese in forte espansione ed era considerato una minaccia commerciale dalle grandi potenze. Oggi, Hu Jintao arriva al G8 come il presidente della seconda potenza economica mondiale dopo gli Usa. “Fino ad oggi in Italia c’era l’immagine di una Cina competitrice, talvolta conflittuale, di una Cina come rischio per le imprese italiane – ha detto nella conferenza stampa conclusiva del Forum Italia-Cina il viceministro dello sviluppo economico Adolfo Urso – Da oggi possiamo dire che l’immagine di Pechino è quella di un paese con cui collaborare, con cui crescere insieme, un partner che rappresenta una grande opportunità”.
“Per affrontare la crisi globale – aveva annunciato il presidente cinese – dobbiamo lavorare insieme, per superare le difficoltà del momento”. Ci sono “forti potenzialità” fra Italia e Cina, ha aggiunto Hu spiegando che i rispettivi governi “devono fornire maggiori facilitazioni alle imprese, soprattutto alle piccole e medie imprese, per sviluppare affari e investimenti, fornendo tutti gli strumenti e le garanzie finanziarie” per rafforzare le relazioni tra i due Paesi. Hu Jintao è convinto che sia necessario ampliare la cooperazione tra Italia e Cina nei settori delle telecomunicazioni, delle infrastrutture, dell’indusatria automobilistica, in vista di “una cooperazione strategica”. In campo ambientale, infine, “va sviluppato il risparmio energetico e la riduzione di emissioni di CO2”.
Da qui una serie di importanti dichiarazioni di politici e imprenditori italiani. Secondo Berlusconi “In tre anni vogliamo diventare uno dei primi Paesi a fare investimento in Cina”, visto che la Cina “anche quest’anno avrà uno sviluppo dell’8 per cento”. Per il ministro dello sviluppo economico Scaiola “Le relazioni commerciali tra Italia e Cina sono salde”. Nel 2008 l’interscambio è stato pari a 38 miliardi di dollari, con un incremento del 19 cento rispetto all’anno precedente. “L’Italia è il quarto partner commerciale della Cina nell’Unione europea ed il quinto Paese dell’Unione per investimenti diretti in Cina”, ha aggiunto il ministro ricordando che a margine dell’incontro di ieri “sono stati firmati accordi per oltre 2 miliardi di dollari a coronamento delle trattative commerciali concluse anche grazie alla straordinaria atmosfera di collaborazione”.
Tra gli accordi di maggior rilievo quello chiuso tra Fiat e la Gac (Guangzhou automobile group) per la costituzione di una joint venture che produca motori e autovetture per il mercato cinese (verrà costruito un nuovo stabilimento, con un investimento complessivo da parte della nuova società pari ad oltre 400 milioni di euro), e l’offerta avanzata dal gruppo Pirelli per un brevetto utile ad abbattere l’inquinamento di camion e auto. Secondo Scajola “si tratta di un’iniziativa molto forte per la difesa e la tutela dell’ambiente: un’azione da parte del governo cinese che rientra nel filone del rispetto dei parametri ambientali”. Berlusconi ha aggiunto di aspettarsi “un particolare intervento positivo da parte del presidente cinese per la ripresa dei negoziati di Doha, ad oggi interrotti: “Credo che sia conveniente per tutti portare a compimento tali negoziati entro il 2010 – ha detto il premier – e spero che all’Aquila potremo decidere di dare al presidente del Wto, Pascal Lamy, un mandato affinché il negoziato si concluda possibilmente entro il 2010”.
La presidente di Confindustria Marcegaglia, che ha presieduto il Forum sulle relazioni economiche tra Cina e Italia, ha sottolineato che “all’incontro sono stati presenti più di 500 imprenditori italiani e 300 cinesi”, e non si è parlato solo di esportazioni ma anche di joint venture e cooperazione in settori determinanti come la ricerca, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili”. Sempre secondo la Marcegaglia “è stata una giornata di portata storica” che permetterà di stringere ulteriormente i legami dell’Italia con la Cina, “l’unico Paese veramente in ripresa dell’economia mondiale”. Per Cesare Romiti, presidente dell’associazione Italia-Cina, la visita di Hu è la “ricaduta indiretta più importante dello svolgimento in Italia del G8”.
La Repubblica Popolare è il Paese che ha meno risentito della crisi economica mondiale, nonché quello che ne sta uscendo più in fretta. La Cina dispone di un grande liquidità, che ammonta a più di 100 miliardi di dollari, pronti ad essere investiti in Europa. Finora ne hanno beneficiato Germania, Gran Bretagna e Svizzera, firmando, nello scorso mese di febbraio, accordi commerciali con la Cina per 11,5 miliardi di dollari.
Oggi il leader cinese visiterà Venezia, Pisa e Firenze, prima di partire alla volta de L’Aquila, dove parteciperà alle discussioni allargate del gruppo G8+5, nonché a una serie di incontri bilaterali. Tra questi, appare fondamentale l’incontro con il presidente americano Barack Obama, che sarà sicuramente incentrato sul problema del nucleare nordcoreano. Secondo le dichiarazioni del ministro degli esteri cinese He Yafei, a L’Aquila la Cina avrà come obiettivo "la promozione della cooperazione tra i G8 e i paesi in via di sviluppo, per poter far fronte insieme alla crisi e alle grandi sfide mondiali".
Forte della sua influenza crescente negli affari internazionali, la Cina attribuisce un’importanza sempre maggiore alla consultazione e agli scambi con le potenze del G8 e si fa portavoce della necessità di stabilire un partenariato di cooperazione tra Paesi avanzati e Paesi in via di sviluppo, basato sull’uguaglianza e sui benefici reciproci tra Nord e Sud del mondo. In un’intervista rilasciata giorni fa al Corriere della Sera, Hu Jintao ha affermato che "la Cina promuove il rafforzamento delle organizzazioni finanziarie internazionali e chiede di aumentare la supervisione dei mercati finanziari. La Cina è favorevole all’aumento delle risorse del Fondo Monetario internazionale, della Banca mondiale e degli altri organismi finanziari internazionali, che esorta ad ampliare il diritto di parola e la rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo. Chiede poi di incrementare il monitoraggio sulle politiche macroeconomiche delle economie le cui divise vanno a costituire le riserve valutarie".
Nel corso della scorsa settimana erano circolate indiscrezioni secondo cui la Cina avrebbe proposto al G8 di discutere su una nuova valuta mondiale di riserva. Questa voce, che ha causato una caduta del dollaro nella giornata di mercoledì, è stata in seguito smentita dal ministro degli esteri cinese, che ha affermato che la Cina non ha mai fatto richieste del genere, anche se sarebbe normale discutere di questo argomento durante il G8. Il tema delle valute è di centrale importanza per le Repubblica popolare che negli ultimi anni ha accumulato una riserva di 1.500 miliardi di dollari Usa, grazie al surplus nei suoi scambi commerciali.
La crisi finanziaria è una grande preoccupazione per Pechino: un immediato deprezzamento del dollaro avrebbe conseguenze catastrofiche sull’economia cinese. Più vantaggiosa per Pechino sarebbe una graduale perdita di centralità del dollaro, che gli darebbe il tempo di convertire le sue riserve. Sempre negli scorsi giorni, il governatore della Banca del Popolo di Cina aveva proposto alla comunità internazionale di adottare come valuta di riferimento lo Special Drawning Right (Sdr), una moneta virtuale usata dal Fondo monetario internazionale, che fa riferimento ai valori di dollaro, euro, sterlina e yen. Non è escluso che Hu Jintao lanci questa proposta al G8, magari chiedendo che lo yuan sia inserito tra le valute di riferimento.
Resta il tema del rispetto dei diritti umani, evocato durante l’incontro tra il presidente della Repubblica Napolitano e Hu Jintao. Fonti della Farnesina hanno fatto sapere che, visto che di diritti umani si era già parlato al Quirinale, il premier Berlusconi “ha preferito a sua volta, e in maniera complementare, concentrarsi sulle priorità del G8 e sulle relazioni bilaterali”. In ogni caso Berlusconi avrebbe parlato “con franchezza” anche delle altre questioni in agenda. Proprio ieri un comunicato diffuso dal Congresso mondiale Uighuro in Europa informava del fatto che ci sarebbero stati almeno 70 morti nella città di Urumqi, nella regione cinese dello Xinjian, a seguito degli scontri tra uighuri e le forze dell’ordine cinesi.
