Il G8 di Berlusconi è cominciato molti anni fa (nei campi di calcio)

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Il G8 di Berlusconi è cominciato molti anni fa (nei campi di calcio)

09 Luglio 2009

La politica, si sa, è un’arte che si costruisce sugli accordi e i compromessi (storici e non solo). Proprio il G8 attualmente in corso a L’Aquila ne dà un’idea, con i leader impegnati in equilibrismi dialettici all’insegna del politically correct. Anche nel calcio però, ed in particolare nel Milan – squadra di proprietà da più di 20 anni di Silvio Berlusconi – accadono certe cose. Ironicamente, vogliamo provare a immaginare l’avvicinamento a un ipotetico G8 da parte del premier, analizzando alcune operazioni avvenute in seno alla sua squadra di calcio negli ultimi anni.

In tempi non sospetti, quando Sarkozy ancora non era una faccia nota e dopo pochi anni dalla “discesa in campo” del Cav., si intraprese la via diplomatica con i francesi: venne ingaggiato Ibrahim Ba. L’ala destra franco-senegalese giocò ininterrottamente nel Milan dal 1997 al 2003. Nei successivi 4 anni girovagò per l’Europa, ma nel gennaio del 2007, quando si fecero più tesi i rapporti con l’Eliseo, partecipò al ritiro del Milan e dal marzo seguente si allenò con il Varese (società satellite dei rossoneri), in Serie C2. Nel giugno 2007 tornò al Milan, con cui firmò un contratto annuale di 200.000 euro lordi d’ingaggio. La società rossonera si accaparrò così la stima del presidente francese, ostinato sostenitore di “ali destre”.

Con l’Olanda il rapporto è sempre stato altalenante, dopo i fasti dei vari Van Basten, Gullit e Rijkard arrivarono Bogarde, Kluivert e Reiziger a rovinare tutto. Solo un grande impegno politico e la fondamentale mediazione di un giocatore carismatico come Clarence Seedorf hanno evitato il peggio. Pazientemente il Milan ha assorbito nei suoi ranghi prima Esajas e poi Cedric Seedorf.

Il primo, dopo aver affrontato le giovanili nell’Ajax con Clarence ha avuto dei problemi personali che lo avevano portato addirittura a svolgere il lavoro di lavapiatti al ristorante. Il secondo, Cedric, fratello minore di Clarence, in seguito a uno stop di due anni ha avuto qualche esperienza in Serie C, per poi ritrovarsi nella grande famiglia Milan che, continuando a pagargli lo stipendio, lo ha girato al Croix de Savoie, formazione di Terza divisione francese. Un altro mirabile capolavoro di pubbliche relazioni insomma, per cui la Regina Beatrice continua a ringraziare caldamente.

Il Portogallo e più in generale i paesi di lingua portoghese rappresentano da sempre la bestia nera del premier, che nel giro degli ultimi mesi ha cercato di stringere alleanze con scarsi risultati. Aly Cissokho, terzino sinistro del Porto, doveva essere ingaggiato per ripianare il bilancio del club lusitano, ma un improvviso imbizzarrimento ha mandato tutto all’aria per “un problema economico tra i due presidenti – come spiega il giovane calciatore – e per coprirlo hanno detto che avevo problemi ai denti”. Il Primo ministro Lusitano, José Sócrates Carvalho Pinto de Sousa, se ne è andato stizzito, ricordando a tutti che “fare il portoghese” (essere spilorci) da oggi diventerà un detto a scapito degli italiani.

Con il Brasile invece le cose vanno meglio, basta ricordare il coup de théâtre dello scorso novembre, quando il Presidente carioca Lula è stato accolto a Villa Madama da Dida, Leonardo, Kaká, Emerson, Ronaldinho, Pato e Kaká, i brasiliani del Milan. Ma non finisce qui, a proposito di Kaká (ormai ceduto al Real Madrid) c’è da dire che un Iseczon dos Santos Leite che si aggira ancora dalle parti di Milanello c’è, si tratta di Digao, che in comune con l’ex Pallone d’oro ha solo il cognome e i genitori. In Italia ha avuto poca fortuna non soltanto con la maglia rossonera, ma anche in serie B con il Rimini, e non è un segreto che all’epoca sia stato tesserato da via Turati per soddisfare un desiderio del neo “galactico”, anche se in realtà sappiamo tutti che si tratta di un abile manovra del presidentissimo in vista del G8.

Nel 2002 fu compiuta un’altra operazione, mai veramente riconosciuta a livello internazionale; la Supercoppa italiana, fino a quel momento sempre disputatasi sull’italico suolo, venne organizzata a Tripoli, in Libia. Le trattative furono complesse perché non erano direttamente coinvolti i rossoneri, si giocavano infatti la coppa Juventus e Parma. Ma la lungimiranza di un consumato statista si vede nelle difficoltà e così proprio quell’anno Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, divenne Presidente di Lega Calcio. Naturalmente è la lega a decidere dove e quando si giocano i match. Il leader libico Gheddafi rimase impressionato da questo Risiko di potere, accordando una fiducia illimitata a Berlusconi e girando un assegno alla Lega per la disponibilità.

Non volendo tralasciare nulla, anche Dubai è entrata a far parte dello scacchiere rossonero. Da ormai un paio d’anni, e fino al 2010, la squadra usufruisce delle strutture dello stadio Al Nasr per il ritiro invernale. C’è dell’altro, la Fly Emirates è divenuta “top institutional sponsor” del Milan, versando ogni anno diversi milioni di petroldollari in cambio di qualche esibizione a ridosso delle feste natalizie. L’Emiro di Dubai, Mohammed bin Rashid Al Maktum, è soddisfattissimo della professionalità di un interlocutore così disponibile, e per il prossimo anno ha avanzato la richiesta di spostare non solo il ritiro invernale ma anche tutte le partite casalinghe del Milan in un luogo più facilmente raggiungibile dalla sua famiglia. E’ difatti allo studio un nuovo impianto, situato nel salotto dell’Emiro, che gli permetterà di non perdersi neanche un istante dei match.

Infine, impossibile scordare il colpo, sebbene arrivato un po’ in ritardo, che ha permesso di ricucire lo strappo con gli Stati Uniti. Il giorno prima l’apertura ufficiale del G8, la società rossonera ha acquisito a parametro zero dallo Standard Liegi Oguchi Onyewu, centrale difensivo statunitense. Tra le perplessità generali nessuno ha colto il vero significato dell’operazione. Pensate forse che dopo le critiche del NYT il Presidente Usa Obama si sentisse in dovere di difendere l’Italia? Non è così, la verità – nascosta da tendenziosi media – è che si tratta dell’ennesima manovra perfettamente riuscita del Premier. Sappiamo tutti che non lo ammetterà mai, ma ad ogni operazione dei rossoneri sono legate a doppio filo le relazioni estere e il destino dell’Italia…