Ora anche i Talebani esportano la democrazia

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Ora anche i Talebani esportano la democrazia

30 Luglio 2009

Il mullah Omar ha fatto diffondere un “codice di condotta” per i Talebani intruppati nelle roccaforti a cavallo tra Pakistan e Afghanistan. Il libro, 13 capitoli e 67 articoli, comprende una serie di ordini operativi per limitare gli attacchi suicidi, ridurre il numero di vittime civili e “vincere la battaglia per i cuori e le menti” degli afghani. Ma non erano i nostri che dovevano vincerla?

No, da oggi non sarà più così. Non ci sarà soltanto la Nato a promettere una riduzione del numero di vittime tra la popolazione ed organizzare complesse operazioni psicologiche per catturarne il consenso. Il mullah Omar ha fatto una svolta clamorosa: “Un coraggioso figlio dell’Islam – recita il documento – non deve sacrificarsi per colpire obiettivi senza valore, ma solo target importati, e deve sforzarsi di non provocare troppe vittime tra i civili”. “I mujahidden dovranno comportarsi bene e non fare discriminazioni su basi tribali, linguistiche o geografiche”. E’ un momento storico. La scoperta del multiculturalismo talebano.

Poi potrebbero trasformarsi in una forza “di lotta e di governo”, e una volta che questo nuovo partito antirazzista si sarà dato una etica militare, magari vincendo le elezioni, il mullah Omar potrà finalmente esportarla questa benedetta democrazia. Anche in America, perché no. Proprio com’è accaduto qualche giorno fa in North Carolina, dove 7 apostoli del jihad sono stati arrestati per cospirazione – preparavano e armavano braccia per colpire in Occidente, addestrandosi in Afghanistan e passando per il Pakistan, Gaza e il Kosovo.

Una nuova, grande democrazia totalitaria che rispetta i diritti umani e pure la Convenzione di Ginevra.