Obama è indignato dalle violenze ma non chiude il dialogo con l’Iran

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Obama è indignato dalle violenze ma non chiude il dialogo con l’Iran

23 Giugno 2009

A mezzogiorno e mezzo (le 18,30 in Italia), Obama affronta la sala della Casa Bianca ricolma di giornalisti. E’ una conferenza stampa dove di parla, principalmente, oltre che prevedibilmente, di Iran. Il presidente critica le “azioni ingiuste” compiute dal governo di Teheran contro i manifestanti, spiegando che gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono “indignati dalle minacce, dalle violenze e dagli arresti degli ultimi giorni” (i dati di ieri parlano di 457 arresti solo a Teheran).

Dopo le accuse di attendismo che gli erano state mosse dai commentatori americani nei giorni scorsi,  Obama sembra aver imboccato una strada diversa anche se caratterizzata dal difficile equilibrismo che contraddistingue la sua politica estera, nello specifico il dialogo instaurato con Teheran nei mesi scorsi. Riferendosi alle accuse di “intromissioni” di cui gli Usa sono stati accusati nei giorni scorsi dai vertici politici iraniani, Obama ha ripetuto che gli Stati Uniti “rispettano la sovranità della Repubblica islamica dell’Iran e non interferiscono negli affari iraniani” aggiungendo però che la sua amministrazione “deplora la violenza contro civili innocenti dovunque essa si verifichi”. Le accuse di ingerenza sono “palesemente false e assurde”, così come quelle che hanno infangato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon.

Obama ha ricordato anche il sacrificio di Neda Soltan, la giovane donna uccisa sabato scorso nel corso di una manifestazione a Teheran, divenuta il simbolo dell’Onda verde che sta protestando contro il regime. Il leader Usa ha parlato della “toccante immagine di una donna che sanguina ferita a morte in strada” aggiungendo che “chi difende la giustizia sta sempre dalla parte giusta della storia”. Guardando al futuro ha anche detto che la “stantia strategia” dell’Iran di usare altre nazioni come un capro espiatorio “non funzionerà più”. Per governare, è il pensiero del presidente degli Usa, serve il consenso non l’uso della forza: “Alla fine sarà il popolo iraniano a giudicare le azioni del suo governo”. Quello stesso popolo che “sta cercando di decidere il proprio futuro”.

Durante la conferenza stampa i giornalisti americani hanno avanzato anche delle domande a nome dei loro colleghi iraniani. Obama ha detto che ci sono “seri dubbi sulla legittimità” del voto e che “una percentuale significativa di iraniani considera queste elezioni illegittime”. Il presidente ha ricordato che “non c’erano osservatori internazionali sul terreno” ed è perciò impossibile “affermare con precisione che cosa è successo” nei seggi elettorali.

Alla fine, però, il grande tessitore non ha lasciato chiudere tutte le porte verso il governo iraniano. “C’è un sentiero aperto” con Teheran, ha detto Obama, che potrebbe migliorare i legami della potenza sciita con il resto della comunità internazionale “nel rispetto della sua sovranità, della sua fede, delle sue tradizioni culturali”. Ma “la libertà di assemblea e la libertà di espressione sono principi universali a cui hanno diritto i cittadini iraniani”. Insomma, “non sappiamo ancora come andrà a finire la crisi in Iran”. Forse i giornalisti presenti alla conferenza stampa, gli americani e gli iraniani si aspettavano qualcosa in più ma è già meglio di prima.