Parlare con la Corea del Nord è facile, più difficile sventare la sua minaccia
06 Agosto 2009
Bill Clinton è sceso di nuovo in campo. Nonostante le smentite ufficiali dei giorni precedenti da parte del portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, che ha sottolineato come la missione in Nord Corea fosse “esclusivamente privata”, la stampa nordcoreana ha sottolineato che l’ex vicepresidente americano ha ricevuto il mandato di liberare le due giornaliste prigioniere direttamente da Barack Obama.
La conferma arriva proprio dalle dichiarazioni del presidente americano, dopo l’arrivo del volo con i due ostaggi negli Stati Uniti: “Il loro rientro che abbiamo tutti visto in televisione è fonte di gioia, non solo per le loro famiglie ma per l’intero Paese. Non solo la Casa Bianca è straordinariamente felice, ma tutti gli americani devono essere grati sia all’ex presidente Clinton che al vice presidente Al Gore per il loro lavoro straordinario”.
Lo scopo principale della visita di Clinton in Nord Corea era proprio la liberazione delle giornaliste di Current TV (di cui l’ex-vicepresidente Al Gore è co-fondatore, Ndr) Laura Ling e Euna Lee, arrestate per aver attraversato illegalmente la frontiera della Corea del Nord nel marzo scorso. Processate, erano state condannate a 12 anni di lavori forzati. Questa visita rapida e improvvisa di Bill Clinton suggerisce che l’accordo sulla liberazione dei due ostaggi fosse già stato raggiunto in precedenza: Kim Jong Il, durante la visita di Clinton, ha anche perdonato ufficialmente le giornaliste.
Probabilmente, durante la cena con il dittatore nordcoreano, l’ex-presidente americano avrà discusso anche del cosiddetto "pacchetto completo". Dopo il fallimento dei negoziati a sei, Washington sta valutando l’opportunità di trattare unilateralmente con la Corea del Nord – una mossa che scontenta il governo sudcoreano e di quello giapponese. La visita di ieri potrebbe essere servita a predisporre dei nuovi incontri bilaterali, senza che i due governi dovessero mettersi troppo in mostra, anche grazie alla posizione indefinibile, e indecifrabile, di Bill, che è allo stesso tempo portavoce pro claritate degli Stati Uniti, marito del Segretario di Stato attualmente in carica ma non fa parte dell’Amministrazione Obama. La settimana scorsa Clinton aveva dichiarato: “La gente ti ascolta molto di più se non sei soltanto un ex presidente, ma anche il marito dell’attuale Segretario di Stato”.
Se di riapertura diplomatica si tratta, anche se non ufficiale, avviene dopo un momento di grande frizione tra i due paesi. Il 5 aprile scorso la Corea del Nord ha testato un razzo a lunga distanza e il 25 maggio un seconda prova con testate nucleare, provocando la preoccupazione degli Stati Uniti che, durante l’ultimo Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, hanno imposto una serie di sanzioni per punire la dittatura comunista. Per tutta risposta Pyongyang ha dichiarato il boicottaggio permanente dei negoziati a sei sulla denuclearizzazione, alzando ulteriormente il livello di tensione fino a dipingere Hillary Clinton come una “buffa signora”.
Per quanto riguarda il cosiddetto “pacchetto completo”, questo prevede lo smantellamento totale, dimostrabile e irreversibile del programma nucleare della Corea del Nord nel più breve arco di tempo possibile, in cambio di un trattato di pace duraturo e di pieni rapporti diplomatici con gli Stati Uniti (e di conseguenza anche con la Corea del Sud e il Giappone).
Si tratterebbe di un accordo totalizzante, non un’azione graduale (do ut des) come era accaduto per gli accordi precedenti. Riattivare il canale diplomatico con il caro Leader è stato facile. Risolvere la questione sul nucleare nordcoreano è una cosa decisamente più complessa.
