Afghanistan, tra i nemici di McCrystal c’è il “Clan Haqqani”
05 Ottobre 2009
Nei giorni scorsi il comandante delle truppe americane in Afghanistan, generale Stanley McChrystal, ha passato in rassegna le formazioni del nemico che attualmente sono in azione tra Afghanistan e Pakistan. Tra queste c’è il “Clan Haqqani”, attivo in tutto l’Afghanistan sudorientale, finanziato dal Pakistan, dalle petrocrazie del Golfo Persico, e che godrebbe di una relazione sempre più stretta con Al-Qaeda e altri gruppi della insorgenza talebana. “I rapporti tra il clan Haqqani e Al Qaeda si sono accresciuti – ha evidenziato il generale americano – e questo ci suggerisce che una espansione del network tribale favorisca la penetrazione di Al Qaeda e di altri movimenti terroristi che vogliono ristabilirsi in Afghanistan”.
Il gruppo è nato negli anni Ottanta, quando i mujahedeen si rifornivano di armi e fondi dagli americani nella guerra contro l’Unione Sovietica. Poi, quando i Talebani presero Kabul gli Haqqani accettarono un posto nel governo, alla guida del ministero per gli “Affari Tribal”. Con l’ascesa dei Talebani il prestigio della banda è passato in secondo piano, almeno fino a quando a imporsi sulla scena è stato il 30enne Siraj Haqqani, “Khalifa”, che gli ufficiali Usa descrivono così: “Uno dei più influenti comandanti della insorgenza nell’Afghanistan Orientale. Ha eclissato suo padre quanto a potere e si dice che stia rivaleggiando con il Mullah Omar per la leadership afghana”. Uomini del clan hanno attentato alla vita del presidente Karzai nel 2008, durante una parata militare.
Il network ha i suoi bastioni nelle zone di confine con il Pakistan, nel Nord Waziristan, e opera nella provincia di Khost. La famiglia Haqqani possedeva una madrassa in un villaggio della zona prima che l’esercito pakistano la distruggesse nel settembre del 2005. Dentro ci trovarono armi e munizioni. Il vecchio Jalaluddin Haqqani seppe intessere buone relazioni con l’Isi, il servizio segreto pakistano, rapporti che proseguono anche oggi, come dimostrano alcune intercettazioni telefoniche eseguite dalle agenzie di intelligence americane e indiane (uomini del clan hanno attaccato l’ambasciata indiana a Kabul con un’auto bomba nel 2008, lasciando sul terreno 41 vittime).
Il giovane Siraj si vanta di aver ottenuto addirittura l’aiuto dei generali afghani per organizzare alcuni dei suoi attacchi, come ha raccontato in un’esclusiva intervista per la NBC: “Ci sono persone del governo, con un portafoglio pubblico a loro disposizione, che sostengono la nostra causa perché pensano alla difesa della loro sicurezza. Ci informano dei movimenti degli americani e della NATO”. Sulla testa di Siraj e del suo stato maggiore c’è una taglia di 200.000 dollari. Ma a Khost gli ufficiali del governo sono costretti a inoltrare delle lettere indirizzate ai membri del clan per ottenere il permesso di attraversare un distretto.
