Grandi manovre nel Pd: Rutelli prepara l’uscita, i capigruppo si dimettono
27 Ottobre 2009
Francesco Rutelli ha deciso: addio al Pd. “Occorre tracciare un tragitto differente unendo persone diverse che hanno culture diverse e che hanno bisogno di mettersi al servizio operosamente per un’Italia operosa e non per l’Italia del rancore". Parole le sue che ormai, lasciano davvero poco spazio all’interpretazione. L’intenzione anticipata in un capitoletto del suo libro “La svolta”, rilanciata subito dopo l’elezione di Pierluigi Bersani è stata confermata oggi dallo stesso ex leader della Margherita. Nello stesso momento i capigruppo del Pd Anna Finocchiaro (Senato) e Antonello Soro (Camera) annunciano le dimissioni dai rispettivi ruoli che saranno formalizzate domani nell’assemblea dei gruppi parlamentari. Un atto formale nel momento in cui il partito ha un nuovo leader e tra segreteria e gruppi parlamentari serve totale sintonia, ma che ovviamente rimette in moto posizionamento interni e nuovi organigramma ai quali Bersani in queste ore sta lavorando. Insomma una squadra diversa, con nomi e ruoli di vertice diversi tra Largo del Nazareno, Palazzo Madama e Montecitorio che segnano anche così la fine dell’era Franceschini.
Rutelli motiva la sua scelta contestualizzandola in uno scenario in cui la risposta alla crisi economica e alla divisione del paese, è il suo ragionamento, “non può limitarsi a dire che da una parte c’è la destra e dall’altra un centrosinistra che fondamentalmente ripercorre le strade del passato”. Scenario in cui, osserva Rutelli “potremmo avere un cambiamento enorme, nella politica, tutto interno alla destra, con la nascita di un partito del Sud e il ruolo sempre più forte della Lega nella maggioranza”. E il rischio è che così “il centrosinistra non avrebbe più voce in capitolo".
Ma l’addio di Rutelli al Pd non sarà di certo indolore. Perché la decisione dell’ex leader della Margherita apre riflessioni soprattutto nella compagine dei teodem che adesso si ritrovano in mezzo al guado. Da un lato la linea di Bersani che ha in mente una versione rivista e corretta dell’Unione di Prodi e sui temi etici in particolare farà prevalere (come peraltro ha già annunciato) la disciplina di partito: dall’altro l’idea di seguire Rutelli nella costruzione di un grande centro del quale i cattolici siano l’architrave, al quale del resto, guarda con interesse e non da ora, il leade Udc Pierferdinando Casini. E se la pasionaria Paola Binetti si dice pronta al passo rutelliano, c’è chi come l’ex ministro Fioroni preferisce una posizione più prudente auspicando che alla fine, lo stesso Rutelli desista e ci ripensi. Anche Rosi Bindi suggerisce a Rutelli di continuare a lavorare per e nel Pd ma al tempo stesso avverte quello che ormai pare l’ex compagno di partito: se proprio vuole andare, vada – è il ragionamento – ma sia chiaro che il Pd non ha alcuna intenzione di lasciare nelle sue mani il dialogo con il mondo cattolico.
Le dimissioni dei capigruppo Pd col passaggio nell’assemblea dei parlamentari in agenda per domani, vengono preannunciate da Antonello Soro che a Radio Radicale spiega: “Sia io che Anna Finocchiaro abbiamo deciso dalla settimana scorsa di convocare per domani l’
assemblea dei parlamentari del nostro gruppo, rassegnare in quella sede, che è l’unica titolata a questa funzione, le nostre dimissioni, attivare la procedura di rinnovo delle cariche così come si fa all’indomani di un cambiamento importante di fase politica”. Aggiunge poi di non avere alcuna intenzione di riproporre la sua candidatura alla guida dei gruppo di Montecitorio e spiega che le sue dimissioni non derivano da “un contrasto politico” e non arrivano per “un atto di straordinaria cortesia”, ma “semplicemente perché considero conclusa la fase politica che mi ha visto alla presidenza del gruppo e considero che il ricambio di classe dirigente fa parte della fisiologia democratica. È una decisione che ho preso dall’estate e credo che sia giusto che si avvii un ricambio del gruppo dirigente di direzione politica del gruppo parlamentare”.
La rivoluzione Bersani, dunque, ha già prodotto i suoi effetti. Ora bisognerà capire se il Pd sarà in grado di tenere oppure se pezzo dopo pezzo perderà quella poca compattezza che ancora gli rimane.
