Come diventare conservatori “per sbaglio” nella Germania di oggi
18 Ottobre 2009
di Vito Punzi
Il libro, Unter Linken – Von einem, der aus Versehen konservativ wurde, Rowohlt-Verlag, p. 351, € 16,90 (si potrebbe tradurre In balia della sinistra – Scritto da uno che è diventato conservatore per sbaglio) è uno tra i più venduti in Germania e non ammette mezze misure: lo si esalta fino a farne una sorta di bandiera, oppure lo si censura con livore.
L’autore, Jan Fleischhauer, classe 1962, è dal 1989 giornalista di “Der Spiegel” e con non poco cinismo, cattiveria perfino, e tuttavia poggiando sul dato incontrovertibile dell’esperienza vissuta, ha intrapreso la strada della rottura con il proprio passato “di sinistra”. Una strada che in Germania è stata intrapresa di recente e con coraggio da altri, ciascuno abile nell’impresa di mettere a nudo i mostri creati da una cultura da tempo dominante. Tanto per fare un paio di nomi: Gunnar Sohn, che con il suo Gli eco-farisei ha messo a nudo le contraddizioni del movimento ecologista, e Gerhard Henschel, che con Il belato degli agnelli, ha invece ridicolizzato l’imperante kitsch di sinistra.
Nato e cresciuto in una famiglia appartenente all’agiata borghesia amburghese, ovviamente di sinistra, Fleischhauer descrive la propria gioventù in una casa dov’era vietato bere Coca Cola, dove i film di Walt-Disney venivano definiti prodotti dell’imperialismo americano e dove doveva essere acquistata solo frutta proveniente da Paesi politicamente “corretti”. Una famiglia nella quale la madre controllava che tutto avvenisse secondo regole rigidamente socialdemocratiche (il voto alla SPD era un dato acquisito in secula seculorum) e la parola “conservatore” risultava essere solo una parolaccia.
La volontà di fare del bene per il mondo spinse il giovane Jan a militare tra le fila delle Black Panthers amburghesi; peccato che a quel movimento mancasse la materia prima: nella città anseatica non risaltava esserci una popolazione colore sottomessa. Fleischhauer è autore colto e pronto ad osservare i fenomeni del proprio tempo. I suoi ricordi di gioventù, resi gustosi da quella distanza che solo il tempo sa tracciare, sono accompagnati da dati e cifre che documentano le fallimentari scelte politiche compiute da quella sinistra ancora largamente dominante in Germania, in particolare in settori come la cultura, l’educazione, la giustizia e la regolamentazione dell’immigrazione.
Fallimenti che secondo Fleischhauer sono tutti fondati sulla presunzione di potere operare scelte a prescindere dalla realtà, in nome di un’illusoria immagine del mondo costruita a tavolino. A nulla sembra siano serviti la caduta del Muro, il fallimento del regime DDR, fondato sull’illibertà e sulla delazione, e lo smantellamento del Patto di Varsavia: la sinistra, pur così differenziata (Fleischhauer ricorda su tutti i movimenti d’emancipazione sessuale, i funzionari sindacali e i parroci evangelici, sempre pronti a ergere barricate contro l’energia atomica) continua a resistere, perché segnata dalla comune coscienza di possedere non una, ma la giusta visione della società.
Stavamo dimenticando: perché mai Fleischhauer si sarebbe scoperto conservatore “per sbaglio”? Semplicemente perché, per esempio, ad una coppia di ospiti invitata a cena che si stava dimostrando accanita stimatrice del regista Michael Moore, non poté evitare di rispondere: “Non credo che dietro l’attentato dell’11 settembre ci sia la CIA e negli Stati Uniti ho vissuto a lungo e molto volentieri”. “Atterrito”, ma con “orgoglio”, quella sera Fleischhauer dovette assistere alla fuga repentina di quei due da casa sua.
