Il Cav. prova a riannodare il filo con Casini e guarda alle mosse di Fini

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Il Cav. prova a riannodare il filo con Casini e guarda alle mosse di Fini

07 Novembre 2009

I due si sono "annusati" ma a un anno e mezzo dal divorzio del Predellino serve tempo per rompere il ghiaccio e verificare se e su quali basi riannodare il filo di un rapporto spezzato. Perchè, al di là dei formalismi che pure in politica contano ("colloquio utile e cordiale"), il punto è capire cosa l’uno può ottenere dall’altro, a cominciare dal tema caldo della giustizia attorno al quale – non a caso –  ha ruotato gran parte del primo faccia a faccia tra Berlusconi e Casini .

Il leader Udc si siederà al tavolo della riforma perchè "occorre mettere fine alla contrapposizione tra potere giudiziario e legislativo, ma in Parlamento e alla luce del sole". Un’apertura sostanziale sul pacchetto complessivo di norme per superare, una volta per tutte, l’anomalia italiana da Mani Pulite ad oggi (compreso uno "scudo" per le più alte cariche dello Stato) ma al tempo stesso i centristi non intendono dare troppa sponda al Cav, almeno fin quando non saranno dettagliate le proposte alle quali la maggioranza sta lavorando. Posizione dialogante ma attendista e dagli esiti non scontati, dunque, che nei ranghi del Pdl suscita letture improntate alla prudenza e a un moderato ottimismo.

Lo stesso Berlusconi sa bene di non poter fare totale affidamento sull’ex alleato e in fondo non è certo questo il suo obiettivo. Tuttavia, la ripresa del dialogo con Casini potrebbe servire ad arginare (specie in Parlamento) la linea di demarcazione dal Cav che Fini pare stia sempre più scavando all’interno del Pdl e il "veto" posto dal presidente della Camera su alcune ipotesi allo studio in tema di giustizia (in particolare la prescrizione breve)  ne sono l’ultimo esempio in ordine temporale. Tanto che nelle file della maggioranza sono in molti a ritenere che ormai il "vero problema stia tutto dentro il Pdl" e riguardi "Fini e la strategia che ha in mente", come osservano alcuni parlamentari. Lo stesso incontro tra l’inquilino di Montecitorio e Casini il giorno prima di quello col premier viene letto come un’ulteriore "scorrettezza" politica dell’ex leader di An nei confronti di Berlusconi. In cambio dell’apertura sulle riforme, Casini chiede che al premier di mettere in cantiere il quoziente familiare. Tema che sta nel programma della maggioranza e sul quale il Cav. è d’accordo ma il punto sono le risorse a disposizione per rilanciare l’economia e la disponibilità di Tremonti.

Anche sul fronte delle regionali il faccia a faccia Berlusconi-Casini è stato intelocutorio. Ma, spiegano dalla maggioranza, il fatto che il leader centrista ufficializzi la sua corsa con candidati propri "salvo eccezioni" che verranno esaminate singolarmente coi dirigenti locali Udc rappresenterebbe un punto a favore del Cav. perchè di fatto indebolirebbe l’ipotesi di accordi Udc-Pd ma soprattuto è un messaggio a Bersani al quale lo stesso Casini nell’incontro di due giorni fa aveva messo sul piatto dell’alleanza il veto alla ricandidatura di Vendola in Puglia e della Bresso in Piemonte ricevendo dal leader democrat una sostanziale chiusura. Due regioni-chiave dove l’Udc gioca il ruolo di ago della bilancia per entrambi gli schieramenti ed ha quindi tutto l’interesse ad alzare la posta. Come? Negoziando ciò che si può negoziare, su scala nazionale e locale. Tuttavia i margini di manovra con il Pdl appaiono più ampi, almeno per ora.

Casini e Berlusconi si rivedranno. Il filo che si era rotto è stato riannodato, ma il Cav. ha davanti a sè tre variabili non di poco conto che potrebbero condizionare i destini della legislatura: risolvere con una riforma organica lo scontro tra potere giudiziario e legislativo in atto in Italia da quindici anni, verificare fino a che punto Casini è disposto a dialogare e, sul piano interno alla maggioranza, capire da che parte sta andando Fini. Per evitare ciò che avvenne nel ’94.