Senato approva dimissioni Di Girolamo. E’ polemica sull’applauso
03 Marzo 2010
di Redazione
L’Aula del Senato ha approvato, a voto segreto, le dimissioni presentate dal senatore del PdL Nicola Di Girolamo. I voti a favore delle dimissioni sono stati 259, 16 quelli contrari e 12 gli astenuti.
Al termine dell’intervento dai banchi del centrodestra si è levato un applauso. Un gesto di solidarietà che ha fatto scatenare l’opposizione. "Neanche nelle più pessimistiche ipotesi – ha detto la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro – potevamo immaginare che la conclusione dell’intervento del senatore Di Girolamo potesse concludersi con un caloroso prolungato applauso da parte dei senatori della maggioranza". Anche la reazione di Sinistra Ecologia Libertà è stata dura. Il coordinatore della segreteria nazionale Claudio Fava ha detto di ritenere l’applauso uno "sfregio alle istituzioni".
Le divergenze erano già emerse in precedenza: da una parte la maggioranza spingeva per votare la richiesta di dimissioni spedita lunedì scorso dal senatore al presidente del Senato, Renato Schifani, dall’altra l’opposizione che invece avrebbe preferito anticipare il voto sulla richiesta di decadenza piuttosto che le dimissioni. Questo perché "se dimesso e non decaduto – ha spiegato la Finocchiaro – Di Girolamo conserverebbe alcuni benefici di ex parlamentare tipo il fondo di solidarietà". La capogruppo del Pd aveva inoltre chiesto la revoca dell’ordine del giorno De Gregorio del gennaio 2009 per riaprire in Aula la discussione sulla proposta della Giunta sulla decadenza del senatore Di Girolamo. Schifani però ha accolto la decisione presa a maggioranza di anteporre la discussione sulle dimissioni di Di Girolamo. La Finocchiaro ha parlato di "conduzione vile" dei lavori dell’Aula.
Per il vicecapogruppo vicario del PdL al Senato, Gaetano Quagliariello, "si è trattato di un attestato di rispetto nei confronti di una persona che si consegna al suo giudice naturale per rispondere di colpe in parte ammesse, e che fra qualche ora sarà in prigione dopo aver rassegnato le dimissioni dal ramo parlamentare al quale appartiene. Che tutto questo – ha continuato – meriti rispetto lo hanno riconosciuto anche i colleghi Li Gotti, Rutelli e Follini, e il modo con il quale esprimerlo non deve insegnarcelo la senatrice Finocchiaro". Secondo Quagliariello il presidente Schifani, nel far proseguire la seduta su Di Girolamo, non avrebbe potuto fare nulla di diverso. "Si può anche incorrere in errore nell’interpretare il Regolamento, come è accaduto oggi alla senatrice Finocchiaro, ma – ha aggiunto – fondare su questo un’accusa di viltà nei confronti del presidente del Senato è un atto intollerabile dal punto di vista istituzionale. Un’accusa gratuita che da ora in poi impedirà ai nostri avversari di proclamarsi paladini della dignità delle istituzioni".
