“Il rock italiano sta emergendo e fa sperare per il meglio”

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“Il rock italiano sta emergendo e fa sperare per il meglio”

“Il rock italiano sta emergendo e fa sperare per il meglio”

28 Aprile 2010

Se esordire con un disco di rock cantato in inglese e raccogliere successi di critica e pubblico è impresa quasi impossibile in Italia, sperare di ripetersi e/o sognare di migliorare è, parafrasando il buon Enrico Brizzi, “difficiliore”. Eppure, osservando un Circolo degli Artisti quasi pieno e ascoltando gli estratti del nuovo ellepì Best Wishes, viene da pensare che Davide Combusti, in arte The Niro, possa confidare senza timori nell’impresa. Una parabola incredibile la sua, che, si spera, possa spingere tutti quei ragazzi che vogliono sfondare nel mondo delle sette note a tener duro e ad andare avanti in mezzo alle tante difficoltà che è costretto ad attraversare chi sceglie questa strada.

Nata sulla rete, la favola del cantante-chitarrista romano lo ha visto diventare in breve tempo una piccola star di internet, con un MySpace frequentatissimo e un numero di contatti davvero notevole. Dopo aver catturato l’attenzione di migliaia di fan in Italia e all’estero, il suo nome ha cominciato a girare sempre di più, permettendogli di esibirsi con frequenza anche fuori dai nostri confini e regalandogli supporting acts prestigiosi con artisti di fama planetaria come i Deep Purple, Amy Winehouse e Lou Barlow (Dinosaur jr).  Da quel momento in poi, la sua carriera è andata in continua ascesa con la pubblicazione nel 2008 dell’EP d’esordio An Ordinary Man e, subito a seguire, dell’omonimo full lenght d’esordio, inciso per la major Universal e beneficiato da continui passaggi in radio e in televisione, grazie a pezzi trascinanti quali Liar, Just for a bit e About love and difference.
Eppure, nonostante i risultati eccezionali, la sensazione che si ha parlando con questo ragazzo poco più che trentenne, è che lo spirito e l’umiltà degli esordi sia rimasto immutato. Lo si vede dal calore e dalla disponibilità con la quale saluta i numerosi fan, poco prima di iniziare la nostra chiacchierata.

Allora, Davide, si comincia da dove hai finito. Al Circolo degli Artisti.

Sì, in effetti al Circolo mi sento quasi a casa. È sempre un grande piacere esibirsi qui. Stasera, poi, c’era tanta gente. Sono molto contento, come ho detto anche durante il concerto.

A proposito: complimenti, un’ottima gig. Ormai siete una band rodata.

Sì, dopo oltre un anno e mezzo passato insieme, con Maurizio, Paolo e Adriano si è creato un grande feeling sia sul palco che fuori. Siamo come una famiglia, ormai. Sarà anche il fatto di dover condividere gli stessi spazi per tanto tempo, ma la nostra amicizia si è davvero rafforzata. E questa è una cosa molto importante quando giri il mondo per suonare.

Che ruolo hanno avuto i tuoi compagni in fase di scrittura delle canzoni e in studio?

Beh, direi che se sull’album d’esordio ho suonato il 100% della musica, per Best Wishes mi sono limitato al 70%. Senza contare, ovviamente, il contributo in fase di arrangiamento e di idee. A tal proposito, vorrei anche sottolineare l’apporto di Gianluca Vaccaro e Roberto Procaccini, che mi hanno aiutato molto.

Che musica ascolta The Niro quando non suona?

Bah, direi di tutto. Pensa che quando ancora suonavo la batteria (Davide è figlio d’arte, il padre è stato un buon batterista negli anni Sessanta-Settanta, ndr.), non era raro che mi cimentassi anche nell’heavy metal, genere che ho sempre apprezzato. Sì, direi che amo il rock a 360°.

E, ascoltando la tua splendida versione di Summertime, mi viene in mente anche altro…

Certo, naturalmente. Amo tutta la buona musica.

Sempre rimanendo alla tua cover di Summertime, non può non venire in mente il grande Nick Drake e la sua struggente versione di questo pezzo. Spesso gli addetti ai lavori hanno tirato fuori il suo nome cercando di definire le influenze che caratterizzano il tuo sound.

Essere accostato ad un artista di questa levatura è un grande onore. Credo sia stato uno dei più grandi geni della musica rock di tutti i tempi, soprattutto per la sua capacità compositiva, davvero fuori dalla norma.

Già che ci siamo, ti faccio un altro paio di nomi, ai quali spesso sei stato accostato. Il primo: Jeff Buckley

Altro genio, non c’è che dire! Grace è stata una delle migliore espressioni della musica degli anni Novanta e non solo.

E Elliot Smith

Che dirti?  Una discografia che parla da sola. Non fosse morto così presto, chissà quanti altri capolavori avrebbe scritto.

Ascoltando gli estratti della tua nuova fatica discografica, ho riscontrato una certa continuità di ispirazione e di songwriting con il tuo album d’esordio. Confermi?

Sì, sicuramente. Best Wishes può essere considerato una naturale prosecuzione del mio primo lavoro, anche se, spero, si riesca a percepire la mia voglia di migliorare e di creare una musica sempre nuova, originale.

Sicuramente. Una domanda “da un milione di dollari”: dove pensi di poterti collocare nella scena rock internazionale contemporanea, anche alla luce del tuo percorso piuttosto singolare rispetto, che so, ai colleghi d’oltremanica e a quelli d’oltreoceano?

Mah, innanzitutto spero di riuscire a ritagliarmi uno spazio significativo. Un obiettivo per niente facile, vista la gran quantità di ottimi artisti in giro. Però credo sinceramente che uno dei “compiti” più importanti di un musicista sia quello di cercare di raggiungere il maggior numero di persone possibile. Cercare, insomma, di utilizzare un linguaggio che vada bene per ogni realtà geografica, senza star lì a porsi dei confini. Universale, in una sola parola.

E, alla luce di questo, come vedi il futuro della musica rock nel nostro Paese? Credi che questo periodo di evidente fermento underground possa portare qualche band o qualche solista ad emergere fuori dai nostri confini e a fare da traino per tutto il movimento come, in qualche modo, stai facendo tu?

Me lo auguro e sinceramente sono convinto di sì. L’Italia è un paese dove ci sono musicisti e compositori di assoluta levatura, che non hanno nulla da invidiare a nessuno. È vero, come hai detto tu, che c’è bisogno di una certa “emersione”, ma ritengo che il panorama di gruppi e le possibilità tecniche e compositive di molti ci debbano assolutamente far sperare per il meglio.

A questo punto, ti chiedo di farmi almeno un nome

Beh, non perché ci conosciamo o siamo concittadini, ma ti direi i Bad Spencer Blues Explosion. Sono una band eccellente ed hanno un impatto live davvero esaltante.

Condivido pienamente. Quindi, ci sarai anche tu alla loro tappa qui al Circolo (giovedì 29 aprile)?

Impegni permettendo, spero proprio di sì!

Saluto Davide e lo lascio al meritato riposo con il resto della band. Non prima, ovviamente, di avergli rivolto i migliori auguri per la promozione del suo nuovo disco e non prima di avergli partecipato una mia personale convinzione, e cioè che il futuro del rock d’autore in Italia potrebbe ricevere davvero una grande spinta dal suo cammino futuro. La risata e la lieve scrollata di spalle con la quale accoglie le mie parole, confermano l’impressione che con il suo talento e la sua modestia The Niro farà ancora molta, molta strada. Noi glielo auguriamo di tutto cuore. Up the rock!

P.S. Per la realizzazione di questa intervista, ringrazio Emmanuele Di Giamberardino e (il grande) Cristian Briziobello per la loro disponibilità in sede organizzativa. E l’amico e collega Emiliano Stornelli per aver diviso con me una grande serata di musica.