Il Cav. vuole un clima nuovo nel paese e nel partito per fare le riforme
02 Aprile 2010
Dopo il responso delle urne, il Cav. mette a punto la strategia. Che calibra su due piani, quello istituzionale e quello del partito, ma l’obiettivo è unico: creare un clima nuovo nel Paese per arrivare a riforme condivise. E’ il tasto che batte da giorni e sul quale intende impostare la rotta per i prossimi tre anni. Ed è su questo che il premier "chiama" il Pdl, l’opposizione, i cittadini e anche il presidente della Repubblica. Sul fronte interno al partito, l’operazione ha lo stesso significato: stabilizzazione, unità e obiettivi. Linea che vale per il rapporto con l’alleato di ferro Umberto Bossi e per quello con il co-fondatore del partito, Gianfranco Fini.
La dichiarazione di intenti arriva fino al Colle dove ieri il premier è salito per illustrare a Napolitano il nuovo corso. Lo strumento è il metodo attraverso il quale rafforzare il rapporto tra istituzioni. E il metodo si chiama "confronto". Berlusconi informerà passo passo il Quirinale dei provvedimenti che arriveranno sul tavolo dl Consiglio dei ministri e sull’attività internazionale del governo. A Napolitano ha illustrato il suo progetto riformatore assicurando l’intenzione di non chiudere la porta del dialogo con l’opposizione.
Un colloquio che è servito anche a stemperare le tensioni dei mesi scorsi e certe fibrillazioni che pure non sono mancate in questi giorni dopo il rinvio al Parlamento del dl Lavoro da parte del Colle. Certo, la strada del confronto con l’opposizione si annuncia in salita dal momento che Bersani e Di Pietro hanno già messo in dubbio l’apertura della maggioranza, ma il percorso è tracciato e su questo governo, gruppi parlamentari e partito stanno lavorando lungo tre direttrici: giustizia, fisco e riforme istituzionali. I segnali del nuovo corso si intravedono nei passi di Berlusconi, confermati da Alfano sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e i messaggi al Colle sul dossier intercettazioni; nell’accelerazione impressa da Tremonti sulla semplificazione – passaggio strategico sul versante della riforma fiscale – e nel lavoro dei capigruppo di Camera e Senato per avviare un percorso parlamentare sulla nuova architettura istituzionale. Insomma, il profilo dei prossimi tre anni sarà quello di una legislatura costituente.
Ma la strategia del Cav. si rivolge direttamente anche ai cittadini che intende coinvolgere nelle decisioni. Messaggio che aveva già lanciato nella manifestazione di piazza San Giovanni e che ora riprende sulle pagine di Facebook de Il Giornale, scegliendo la piazza virtuale come strumento di contatto costante. Grazie alla ”tregua elettorale” che si è aperta dopo le regionali si potrà avviare la ”stagione delle grandi riforme”, temi importanti sui quali – assicura il premier al popolo degli internauti – la maggioranza ascolterà i suggerimenti della gente anche attraverso i social network e internet.
Istituzioni, cittadini, partito. Su quest’ultimo versante l’obiettivo è lo stesso: andare avanti compatti. Il no alle dimissioni del ministro Fitto è un segnale chiaro, dopo l’amarezza che il Cav. non ha nascosto per la sconfitta del centrodestra in Puglia e soprattutto per il modo col quale si è arrivati a una candidatura (quella di Rocco Palese) sulla quale aveva espresso fin dall’inizio perplessità preferendo la convergenza sulla Poli Bortone. La mossa del Cav. si presta a una duplice lettura: da un lato serve ad evitare fibrillazioni e instabilità interna, nella compagine di governo ma soprattutto nel Pdl. Del resto, accettare quelle dimissioni avrebbe potuto creare un precedente serio perché sarebbe stato come far ricadere sull’esecutivo una questione che, invece, appartiene e riguarda la vita interna di un partito. Certo, Berlusconi è il capo del governo e il leader del Pdl ma questo non significa confondere i due piani.
Non solo: l’ipotesi di un’eventuale sostituzione con l’ex governatore del Veneto Galan alla guida dello stesso dicastero che, oltretutto, avrà un ruolo chiave nell’attuazione del federalismo e nei rapporti con le Regioni, sarebbe stata digerita a fatica, anche perché avrebbe rischiato di spostare troppo l’asse al nord in una fase così delicata da qui ai prossimi mesi. Dall’altro lato, la mossa del Cav. crea le condizioni per una nuova fase nella quale, Fitto ma non più solo lui, in Puglia si dovrà lavorare a un progetto di rilancio e consolidamento del Pdl.
I rapporti con Fini. L’esito del voto condiziona il quadro. Nonostante le analisi dei commentatori politici descrivano un premier all’inseguimento di Bossi e Fini, la realtà è un’altra: queste elezioni le ha vinte Berlusconi che ci ha messo la faccia, rischiando in proprio. Il presidente della Camera lo ha compreso e, per la verità, non ha nascosto la presa d’atto. Tanto che il suo progetto – "Generazione Italia" – affidato al fedelissimo Italo Bocchino (vicepresidente dei deputati) ieri è stato "battezzato" all’insegna "dell’armonia" e non dello scontro. In altre parole, quella che sembrava essere l’istituzionalizzazione dentro il Pdl di una corrente minoritaria vista in prospettiva anche come ipotetica via verso la costituzione di un gruppo parlamentare autonomo, ha cambiato rotta assumendo il profilo di un contributo "per" e non "contro". Dichiarazione di intenti – fanno osservare nel Pdl – che adesso è attesa alla prova dei fatti (dopo le tensioni dei mesi scorsi), anche perché la sensazione è che finora la pattuglia dei finiani abbia tenuto la valigia pronta alla bisogna.
C’è un altro aspetto non secondario. Il faccia a faccia tra Berlusconi e Fini calendarizzato dopo Pasqua, non sarà più a due ma a tre, nel senso che ci sarà anche il leader della Lega. Argomento: le riforme e la tabella di marcia della maggioranza per la fase due della legislatura. Insomma lo schema è quello del "tridente" – Berlusconi, Bossi e Fini – che pure lo stesso Bocchino usa come immagine nel contestualizzare la mission di "Generazione Italia". Certo è che del "tridente" le due punte restano il Cav. e il Senatur. Accanto a questo c’è un percorso nuovo che Berlusconi innesta nella vita del partito: la convocazione costante degli organismi previsti dallo Statuto. Iniziativa che va nella direzione più volte auspicata da Fini e che viene letta come una risposta concreta alle sue sollecitazioni. La conseguenza è che dopo Pasqua si riuniranno non solo l’Ufficio di presidenza ma anche il consiglio nazionale del partito (per la prima volta dopo il congresso fondativo). Si parlerà di riforme, certo, ma anche del radicamento del partito sul territorio (altro tema caro al presidente della Camera) che proprio ieri Berlusconi ha rilanciato come obiettivo sul quale concentrarsi: lo ha fatto nel messaggio su Facebook al popolo del Pdl e in quello ai Promotori della Libertà.
Quanto agli assetti interni e organizzativi, non ci sono rivoluzioni alle viste: i coordinatori nazionali (Bondi, La Russa e Verdini) restano al loro posto. Lo ha ribadito direttamente il premier ricordando che "si sono comportati sempre benissimo. Qualcuno dice che il partito non ha funzionato, ma in realtà da quando esiste ha sostenuto la maggioranza che non ha perso un colpo e ha vinto tutte le elezioni che si sono svolte". Come dire: squadra che vince non si cambia.
Semmai, qualche ritocco ci sarà a livello locale anche perché il Cav. è intenzionato a favorire l’ingresso di nuova linfa (giovani e donne) per ringiovanire e irrobustire la struttura-partito. In quest’ottica si collocano gli "incarichi nel partito" ai quali sta pensando per Anna Maria Bernini e Monica Faenzi, candidate-governatori in Emilia Romagna e Toscana che "hanno ottenuto un buona performance elettorale" ha sottolineato il premier conversando con i cronisti. Altrettanto chiaro sulla vicenda Puglia: "Come avete visto, abbiamo rigettato le dimissioni di Fitto". Caso chiuso.
