La Fiat vince una battaglia, Fiom si accontenta di una onorevole sconfitta

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La Fiat vince una battaglia, Fiom si accontenta di una onorevole sconfitta

24 Giugno 2010

A Pomigliano d’Arco la Fiat ha vinto un’importante battaglia, ma non ha ancora vinto la guerra aperta con la Fiom. L’esito del referendum è stato chiaro e ha reso evidente, oltre ogni ragionevole dubbio, quali siano stati i vincitori e gli sconfitti. Il risultato, però, non è completamente negativo per la Fiom, la cui strategia, da tempo, non è più quella di vincere; si accontenta di perdere bene, è alla ricerca spasmodica di onorevoli sconfitte. Nel loro delirio quei dirigenti non evocavano a caso il rischio del ‘plebiscito’. Si aspettavano, infatti, un trionfo della Fiat imposto, a loro dire, dalla paura e dalla repressione. Quegli stessi dirigenti sono sempre pronti a riempirsi la bocca di parole come ‘lavoro’, ‘dignità’ e ‘diritti’, ma sono i primi a nutrire sentimenti di sfiducia e disprezzo per i lavoratori in carne ed ossa, considerandoli incapaci di far valere in proprio (non a caso il diritto del lavoro è rigonfio di diritti indisponibili ed inderogabili) le loro opinioni.

I capi della Fiom non credevano che la partecipazione sarebbe stata tanto elevata e che il no avrebbe sfiorato il 40 per cento dei suffragi espressi. Ritenevano di rappresentare una minoranza di lavoratori ‘duri e puri’, disposti anche a togliere il pane di bocca ai loro figli pur di restare fedeli a un crudele ideale. Si sono trovati alla testa di una minoranza di tutto rispetto, magari un po’ opportunista, che può conferire alla Fiom, anche se non se lo è meritato, un potere contrattuale a cui aveva colpevolmente rinunciato. Ma come può essere usato questo potere contrattuale insperato ed inatteso? Forse per contrastare un accordo approvato dalla grande maggioranza dei lavoratori oppure per farne evolvere i contenuti durante la fase della gestione?  E’ questa seconda opzione che meriterebbe di prevalere, anche se Landini e soci continuano imperterriti a lanciare i loro stentorei "no pasaran".

Eppure nell’accordo vi sono degli spazi di iniziativa. Vi sono indicati, infatti, obiettivi, principi e procedure che dovrebbero aiutare il gruppo a venire a capo di alcune vistose anomalie presenti storicamente in quello stabilimento. Se tali finalità sono condivise, non dovrebbero esserci difficoltà – andando a regime l’investimento – a trovare di comune accordo altre misure altrettanto utili rispetto a quelle indicate dalla Fiat per contrastare l’assenteismo e la micro conflittualità. Se invece – come temiamo – la Fiom continuerà ad essere prigioniera di una logica conflittuale come scelta ideologica e culturale, la Fiat dovrà mettere in conto un’azione di guerriglia sindacale e giudiziaria dalle prospettive incerte, perché sono tanti i giudici pronti a dare ragione alla Fiom per partito preso. Intanto, la sinistra farà bene a rendersi conto di aver dato, con il suo atteggiamento ambiguo sulla vertenza e l’accordo,  un assist formidabile alla Lega Nord, la quale avrà un argomento in più per sostenere che i ‘terroni’ non hanno voglia di lavorare.