Alemanno incorona Tremonti leader “culturale” del Pdl ma i forzisti frenano

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Alemanno incorona Tremonti leader “culturale” del Pdl ma i forzisti frenano

23 Luglio 2010

Crisi economica, federalismo, università. Temi che il sindaco di Roma Gianni Alemanno mette sul tavolo della tre-giorni dal titolo "Dalle identità locali all’unità nazionale". A Orvieto convoca la sua componente e chiama i big del Pdl per dibattere dell’agenda di governo ma anche del futuro del partito, a cominciare dal nodo Fini-Berlusconi.

L’altra notizia che tiene banco nel dibattito politico è la sollecitazione del Colle a riempire la casella del ministero dello Sviluppo economico, seguita a stretto giro dall’annuncio del premier che lascia l’interim e la prossima settimana nominerà il successore di Scajola. In pole position resta l’attuale viceministro Paolo Romani, anche se fonti governative non escludono l’ipotesi del segretario della Cisl Raffaele Bonanni.

Tremonti spingerebbe nella sua direzione apprezzando la linea del rigore e dell’austerità espressa dal sindacalista per fronteggiare gli effetti della crisi economica.

La kermesse di Orvieto. Un fine settimana di dibattiti e tavole rotonde promosse dai circoli ‘Nuova Italia’ che insieme alla omonima fondazione, fanno capo al primo cittadino della Capitale. Prima il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, poi gli amministratori locali con in testa il governatore del Lazio Renata Polverini; quindi il faccia a faccia tra il leader della Cisl Raffaele Bonanni e il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, per chiudere con la sessione di lavori dedicati alla riforma dell’università cui prende parte Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori del Pdl, è il menù della prima giornata.

Tre temi di particolare attualità, ma è pur vero che in sala e nelle conversazioni a margine tra gli esponenti politici, la questione più gettonata è solo una: i problemi del partito e gli scenari futuri. Tremonti e Alemanno affrontano l’argomento davanti a un caffè e quest’ultimo lo definisce leader "ideologico" del Pdl.

Silvio Berlusconi – scandisce il sindaco di Roma – è "il leader politico" ma il titolare del Tesoro ”ha tutta la lucidità e lo spessore politico per essere quello culturale e ideologico del centrodestra”. Un’affermazione che se letta in controluce, porta alla questione del dopo-Berlusconi che ultimamente torna negli interventi di Alemanno (vedi la kermesse del Pdl un mese fa all’Eur)  e che lui stesso rilancia partecipando alla trasmissione "In Onda" su La7 quando immagina che dopo il Cav. "non ci sarà un nuovo Berlusconi ma una squadra, ci saranno più persone che avranno ruoli diversi e rappresenteranno la seconda fase del Pdl.

Dopo una fase carismatica, ce ne sarà una in cui conterà la squadra e la struttura del partito”. Una definizione, quella che Alemanno cuce addosso a Tremonti che tra gli ex Fi suscita qualche perplessità e che, ad esempio, Quagliariello sembra ridimensionare quando ai cronisti dice secco che il "leader del Pdl è uno solo", rimandando senza giri di parole al Cav.

Un pantheon, quello tratteggiato dal sindaco di Roma, che vede in Gianfranco Fini una delle presenze fondamentali. Il sindaco di Roma veste così i panni della colomba dicendosi convinto che l’ex leader di An "deve restare nel Pdl e che ci sia bisogno di trovare un’unità profonda tra lui, Berlusconi e Tremonti". Un asse attorno al quale, secondo Alemanno, è possibile "rilanciare la proposta politica del Popolo della Libertà".

Ad auspicare un lieto fine tra i due è anche la Polverini mentre un invito al realismo arriva dal vicepresidente dei senatori, per il quale "in qualsiasi modo finisca ,o si arriva a una pace vera o a una crisi vera". Come a dire: il tempo stringe e occorre arrivare a una soluzione, anche perché non si può stare in una situazione che si trascina così, nel tempo. Insomma, una sorta di duello perenne e infatti Quagliariello rimanda all’immagine e al contenuto del libro "I duellanti" per sottolineare che o lo strappo si ricuce o è meglio la rottura. E’ preciso anche sui tempi: ”Ora ci sono delle emergenze ma subito dopo i nodi devono essere sciolti".

Del resto – è la preoccupazione di fondo – "se questa dinamica non viene fermata e contraddetta, bisogna prendere atto che ci travolgerà". Non a caso lancia un monito sugli effetti, guardando agli esempi del passato: "La prendo larga e ricordo che il fascismo finì quando i gerarchi cercarono spazi a prescindere dal leader, la stessa cosa che ha comportato la fine della Dc e del Psi". Quagliariello, in sostanza, è convinto che l’azione diplomatica ci può essere "a condizione che ci sia il clima giusto" perché "in un partito si sta se c’è solidarietà morale e umana e adesione ai principi di fondo. Il problema è capire se Fini condivide ancora questo. Comunque io credo che bisogna arrivare a una pace vera o ad una crisi, in tempi rapidi. Altrimenti la sindrome diventa consunzione".

Parole chiare che valgono per il presidente della Camera e pure per i suoi fedelissimi, tra i quali Fabio Granata, le cui esternazioni sulla teoria del "doppio Stato" sulle stragi di mafia è stata pesantemente stigmatizzata dai vertici del Pdl, a cominciare dallo stesso Berlusconi.

Un ragiomamento, quello del vicepresidente dei senatori, che a ben guardare potrebbe essere tradotto così: adesso è necessario portare a casa manovra e intercettazioni, poi affrontare il nodo Fini-Berlusconi, quindi procedere con la riorganizzazione del partito.

Berlusconi l’ha calendarizzata per il mese di agosto e se questa è la tabella di marcia, il chiarimento tra i due potrebbe avvenire giusto nella settimana che segna lo stop dei lavori parlamentari. Quando si capirà, una volta per tutte, se i due co-fondatori del Pdl continueranno a camminare insieme o se invece prenderanno strade diverse. Definitivamente.