Sarkò invita Hezbollah a Parigi e Israele trema
13 Giugno 2007
Altro
che metterli sulla lista nera delle organizzazioni terroristiche europee. Gli
hezbollah verranno invitati in Francia a partecipare alla conferenza di pace
sul Libano che si dovrebbe tenere entro giugno.
La
notizia è ufficiale e non farà piacere ai tanti ammiratori del neo eletto
presidente Nicolas Sarkozy. Anche perché in molti, a Gerusalemme e negli Stati
Uniti, avevano interpretato come premesse
pre elettorali gli intenti più volte manifestati e ribaditi dallo stesso
Sarkozy e dal suo staff di darsi da fare per includere il partito di Dio di
Nassan Nasrallah nella black list dove grazie all’Italia di Berlusconi è finito
il movimento terrorista di Hamas. Addirittura si era beccato un articolo
negativo per questo da uno dei quotidiani di riferimento della sinistra
americana, il New York Times.
Ieri
un diplomatico israeliano, sentito nell’ambito di lungo articolo del Jerusalem Post, commentava
senza particolare sorpresa questo voltafaccia presidenziale. Spiegandolo così:
“il punto di vista a Gerusalemme è che Sarkozy voglia agire gradualmente e
giocare un ruolo onesto per stabilizzare il Libano e la conferenza di Parigi fa
parte di questo sforzo.”
Ma
perchè allora invitare un movimento filo iraniano, islamo fascista e
spiccatamente anti semita come gli hezbollah?
“L’eredità
di Chirac non si può dissipare in un attimo”, è la risposta delle alte sfere
diplomatiche. Che comunque, sebbene molto disilluse dopo questo invito
ufficiale, fanno sapere di non avere ancora perso tutte le speranze che la
vittoria di Sarkozy possa alla fine persuadere tutta l’Europa che le milizie
hezbollah debbano essere messe al bando dall’Europa.
La
finezza, un po’ ipocrita, di Sarkozy sta nel separare le milizie armate dal
partito che ha attualmente 13 deputati nel parlamento libanese. “Se pure l’ala
armata fosse messa fuorilegge, noi continueremmo a trattare per il bene del
Libano con il movimento politico.”
Il nuovo ministro degli esteri francese Bernard
Kouchner, che in passato ha spesso sferzato gli uomini della sinistra francese
di cui fa parte, per il proprio filo arabismo senza sé e senza ma e per il
proprio essere pregiudizialmente sempre e comunque contro Israele, fa una certa
fatica a spiegare alla stampa francese il proprio passo diplomatico:
“l’obiettivo della conferenza di Parigi è quello di restaurare una certa
confidenza tra i partiti libanesi, noi abbiamo l’opportunità di mettere fine al
conflitto e non parlare con loro, cioè con gli hizbullah, vorrebbe dire essere
negligenti con l’attuale posizione geo politica libanese, perché hizbullah ne è
un componente fondamentale.”
Qualcuno
ha anche chiesto a Kouchner se non temeva che questa iniziativa sarebbe costata
non poco in termini di credibilità all’immagine di serietà del paese che pure
Sarkozy sta tentando di costruire a livello interno e internazionale, Kuchner
ha replicato in maniera disarmante: “in questo momento è più importante la pace
e la stabilità in Libano che l’immagine della Francia”.
Cosa
dunque sottende questa prima virata politically correct e di continuismo
chiracchiano di Sarkozy?
Le
ipotesi che si fanno sono molte. Qualche esperto francese di dietrologia
all’italiana fa anche il seguente ragionamento:
“bisogna ragionare con l’ottica diplomatica di
Sarkozy, lui da una parte legittima gli hezbollah come partito dall’altra farà
pressioni perché l’ala militare sia messa fuori legge in Europa e così lo
costringerà a trattare con la politica internazionale e con il governo di
Sinora, un po’ come fece Blair con l’Ira”.
D’altronde,
e questa sarebbe la riprova del precedente ragionamento, Sarkozy ha invitato
alla stessa conferenza anche la Siria, ma non per questo non continuaa tenere
puntata alla tempia di Assad la pistola del tribunale internazionale che deve
indagare sulle complicità siriane nell’omicidio dell’ex premier libanese
Hariri.
Qualche
maligno fa anche notare l’interesse di Sarkozy di venire comunque a un compromesso
che garantisca la pace nella travagliata regione libanese dove di recente molti
studi dimostrerebbero l’esistenza di numerosi e ricchi giacimenti petroliferi
su cui la Francia vorrebbe in qualche maniera mettere le mani.
