Obama è radioso per aver messo sotto controllo Wall Street

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Obama è radioso per aver messo sotto controllo Wall Street

19 Luglio 2010

In barba ai sondaggi e a Wall Street che chiude piatta ma solo grazie al recupero  per l’annuncio di BP che sostiene di avere turato la falla, un Obama radioso, appena riapprodato alla Casa Bianca dal tour elettorale a Holland nel Michigan, festeggia il via libera definitivo del Senato, dopo il sì del 30 giugno della Camera dei rappresentanti, alla riforma del sistema finanziario, la più vasta dalla Grande Depressione.

Entusiasmo  contagioso nell’ entourage del presidente che parla di voto storico, dopo quello per la riforma della sanità, con cui l’America mette fine agli "affari loschi" che l’hanno precipitata negli abissi della crisi dell’autunno 2008, tutela i consumatori, chiude per sempre i tempi dei salvataggi pubblici: ai contribuenti non sarà più chiesto di mettere mano al portafogli per riparare gli errori di Wall Street.

Particolarmente soddisfatto Barak Obama per avere convinto al progetto anche il senatore del Massachusetts Scott Brown, un mito del partito repubblicano, dopo che ha strappato ai democratici  il seggio che è stato di Ted Kennedy, e di altri due esponenti del Gop, Olympia Snowe e Susan Collins, che gli hanno dato i numeri  (60 sì e 39 no) per far passare le legge Dodd-Frank, un volume di 2.300 pagine contro il rischio di una nuova devastante crisi.

Al senato il partito del presidente dispone di 58 seggi su 100. Ma a complicargli la vita ci si è messo il senatore democratico Russ Feingold che ha votato contro perché ritiene la riforma insufficiente per regolare il sistema finanziario. I tre repubblicani dunque hanno salvato Obama,  assicurandogli i 60 voti necessari. Plaudono naturalmente il capo della Fed Ben Bernanke e il segretario al tesoro Timothy Geithner che spiega:" Il messaggio è chiaro, saranno le banche e non i contribuenti a pagare". Con un occhio  a mid term, il partito democratico gioca fortemente la carta di misure a fianco della gente, a cominciare da uno degli autori della legge, il senatore del Connecticut Chris Dodd che dice: "E’ un giorno importante non per chi ha fatto la legge o chi altri, ma voglio credere che sia un giorno importante per il nostro Paese".

Una questione troppo seria per non chiedere un controcanto dell’opposizione affidato al capo della minoranza in Senato John Boehner secondo cui la legge è stata ideata male e finirà col rendere il credito meno accessibile per gli americani. Certo, incalza Boehner, sarà più difficile per le aziende e punirà ogni banchiere d’America per i peccati dei pochi di Wall Street.

Il testo a giudizio dei repubblicani attribuisce troppo potere a degli organi regolatori che non hanno potuto impedire l’ultima crisi finanziaria. "Questo progetto non fa che estendere la burocrazia di stato e il controllo dell’amministrazione sulle attività del settore privato" sostiene Richard Shelby responsabile per il partito della commissione sulle banche.

In estrema sintesi, delle 2.300 pagine si può dire che la legge fornisce gli strumenti di regolazione del sistema la cui mancanza è indicata come una delle maggiori cause del semicollasso di fine 2008. Dunque,  alle autorità federali vasti poteri di controllo sulle banche per prevenire l’assunzione di  rischi da parte degli istituti finanziari, supervisione di attivita’ che prima sfuggivano al controllo e creazione alla Fed di una agenzia per la protezione dei consumatori.

Le autorità federali potranno chiudere istituzioni finanziarie in difficoltà o chiederne lo "spezzatino" senza mettere le mani nelle tasche dei contribuenti. Il tesoro anticiperà i soldi per chiudere le società in falllimento non senza avere prima preparato un piano per recuperarli.

Spicca nel testo una disposizione per un migliore controllo dell’immenso mercato dei prodotti derivati, gli strumenti speculativi al centro della crisi. Per  la prima  volta è messa a punto una vasta regolamentazione dei derivati over the counter  (negoziati direttamente al di fuori delle strutture di regolamentazione) con obbligo per molti di essi di scambi su piattaforme regolamentate e attraverso claringhouse (cassa di compensazione  e garanzia).

C’è anche la Volker rule (da Paul Volker, economic advisor di Obama, ex  capo della Fed): l’idea di distogliere le banche  commerciali dalla tentazione di assumere dei rischi  e convincerle a concentrarsi sull’attività di prestito. Tuttavia il testo è stato emendato dai compromessi dell’ultimo minuto e le banche  commerciali potranno, tra l’altro, continuare a vendere certi prodotti di investimento come hedge fund e private equity.

Il volume di 2.300 pagine è solo l’inizio. Dopo la promulgazione  della legge da parte di Obama, che dovrebbe avvenire la prossima settimana, le autorità avranno tempo parecchi  mesi per mettere a punto i decreti attuativi: 18 per definire gli standard di capitale e  6 per la Volker rule.