La Fiat diventa sempre più globale. Ma la sfida americana non è ancora vinta

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La Fiat diventa sempre più globale. Ma la sfida americana non è ancora vinta

17 Settembre 2010

È nata una nuova Fiat ieri, anzi due. Lo spin-off presentato lo scorso aprile nel piano industriale da Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa automobilistica, è stato approvato dall’assemblea dei soci.

Dal prossimo primo di gennaio in Borsa saranno presenti due Fiat, quella detta "Auto" e l’ "Industrial". La prima sarà molto più grande della seconda, però entrambe si pongono obiettivi ambiziosi di crescita.

È anche il primo passo verso un consolidamento della Chrysler in Fiat Auto, proprio nel momento in cui il Tesoro Americano ha annunciato la progressiva uscita dal settore auto motive. La quota di Fiat nel colosso di Detroit crescerà lentamente dapprima al 25 per cento, poi al 35 per cento e successivamente, con l’uscita dei sindacati americani, fino al 51 per cento.

Per crescere fino alla maggioranza assoluta, la società guidata da Sergio Marchionne dovrà immettere una somma non irrilevante di liquidità ed è anche per questa motivazione che è stato deciso il demerger.

L’obiettivo di rendere evidenti i punti di forza della parte auto e di quella industrial ai mercati è necessaria per trovare nuove risorse per l’investimento americano. Per fare ciò non è escluso a priori che una parte dell’auto sia venduta ai concorrenti. In particolare vi sono rumors da diversi mesi sulla vendita di Alfa Romeo e Lancia a Volkswagen o altri gruppi europei.

Se questa voce fosse confermata, sarebbe il passo che pone in evidenza lo spostamento globale degli interessi di Fiat Group.

Gli obiettivi fissati da Sergio Marchionne per il 2014, ultimo anno del piano industriale, prevedono un raddoppio del numero di veicoli venduti a 6 milioni di auto l’anno, vale a dire fino a quella che è ritenuta la soglia minima per giocare la partita globale nel settore auto motive. Fiat ha un target di 3,2 milioni di auto l’anno, mentre Chrysler ha in conto di arrivare a 2,8 milioni di veicoli. Entrambi gli obiettivi sono molto difficili da raggiungere, anche perché il mercato dell’auto sta attraversando un periodo complicato e Fiat ancora di più.

I dati delle vendite dei primi otto mesi dell’anno non sono positivi, con una forte contrazione in Europa e un leggero recupero di Chrysler dai minimi del 2009 negli Stati Uniti d’America.

Il mese di agosto conferma l’andamento annuale del mercato europeo con una contrazione del 13 per cento a livello dell’Unione Europea e del 19 per cento in Italia. E Fiat sta facendo peggio del mercato, con una market share scesa nel mese di agosto al 6,5 per cento. Nei primi otto mesi dell’anno la quota di mercato di Fiat è stata dell’8 per cento, un punto percentuale in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Negli USA Chrysler ha registrato un buon mese di agosto, ma nei primi le vendita da gennaio ad agosto indicano che la market share è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al pessimo 2009, anno nel quale il colosso di Detroit aveva portato i libri in tribunale. Certo Sergio Marchionne ha annunciato nuovi modelli per il prossimo anno ai concessionari Chrysler, ma la sfida sarà molto complicata.

Mentre Fiat diventa sempre più un’azienda globale nelle vendite, in Italia si scontra con una parte del sindacato molto antiquato, la Fiom.

La decisione presente nel piano industriale di portare la produzione della nuova Panda dallo stabilimento polacco di Tichy a Pomigliano d’Arco era un successo per l’Italia, che nell’ultimo decennio ha visto la produzione automobilistica passare da 1,4 milioni a 600 mila veicoli. In cambio Fiat chiedeva maggiore flessibilità ai sindacati in modo da aumentare la produttività dello stabilimento.

Tale accordo è stato accettato dalla Cisl e Uil, mentre è stato rifiutato dalla Fiom, che si è così ritrovata chiusa nell’angolo.

Questo scontro ha avuto conseguenze importanti, dalla decisione di portare la produzione delle monovolume in Serbia a quella di Federmeccanica di disdire il contratto nazionale. E proprio quest’ultimo passo è il più importante. Il nuovo accordo contrattuale prevede maggiore flessibilità e la possibilità di introdurre una contrattazione di secondo livello, come voluto anche dal Ministro Maurizio Sacconi.

Il contratto “Pomigliano” è dunque un successo indubbio della nuova Fiat che non solo si è divisa in due, ma sta diventando un’azienda sempre piú globale.

Lo spin-off era un passo necessario da compiere, ma non è detto che sia sufficiente per vincere la sfida americana e restare competitivi nel settore auto motive.