Sulla ‘polveriera’ Sicilia Casini rischia di restare col cerino in mano

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Sulla ‘polveriera’ Sicilia Casini rischia di restare col cerino in mano

Sulla ‘polveriera’ Sicilia Casini rischia di restare col cerino in mano

21 Settembre 2010

La “polveriera” Sicilia può esplodere da un momento all’altro, lasciando Pierferdinando Casini col cerino in mano e il rischio concreto che la pattuglia degli eletti nell’Isola possa prendere un’altra strada. Quella, ad esempio, che Calogero Mannino evoca quando dice di non escludere l’idea di fare “un partito assieme a qualche altro ‘amico’ nazionale”. Quella che il segretario regionale dei centristi Saverio Romano fa intendere puntando l’indice contro il suo leader che “pensa di poter provare a fare un’alleanza col centrosinistra. E le prove generali le sta facendo col ribaltone qui in Sicilia”.

Casini lo ha già iscritto nella ‘lista nera’ accusandolo di guidare la pattuglia pronta a sostenere Berlusconi col “cappello in mano”. Già, il caso Lombardo. Il governatore siciliano oggi vara la sua quarta giunta (in soli due anni) targata Udc di Casini, Pd, Fli, Mpa e Api di Rutelli. E il paradosso è che il Pdl che lo ha portato a Palazzo dei Normanni adesso sta all’opposizione.  E’ su questo modello e sulla scelta dei vertici romani dell’Udc che Mannino, Saverio e Cuffaro, hanno aperto il contenzioso con i vertici romani del partito, ma lo strappo in realtà si è consumato a Chianciano quando proprio Casini ha dettato la parola d’ordine ai suoi allineandosi di fatto con la sinistra: quella frase ‘Berlusconi deve dimettersi’ non è andata giù a molti, tantomeno l’idea di un’opposizione ‘pura e dura’, più ideologica e giocata sull’antiberlusconismo che costruttiva, cioè basata sui contenuti.

La pattuglia degli eletti siciliani contesta proprio questo (e quanto sta accadendo nell’Isola è considerato lo specchio del quadro nazionale interno al partito) e Mannino non si nasconde dietro un dito quando dice che “Casini si comporta come se fosse il padrone dell’Udc. Ci dice ‘andate via’, ci caccia comportandosi non come un leader. Noi abbiamo chiesto la convocazione dei gruppi e del Consiglio nazionale per fare chiarezza prima del voto in aula sul discorso del presidente del Consiglio, ma ad oggi non mi risulta che ci sia nessuna convocazione. Ci siamo ritrovati nella situazione singolare di non poter neanche intervenire alla festa dell’Udc di Chianciano perché la linea politica era stata tutta preordinata in una sola direzione: la linea imposta da Casini e fondata su una convinzione errata”.

L’ex dc la individua nella convinzione (tutta casiniana) che “Fini avrebbe aperto la crisi e che quindi sarebbe stato possibile ribaltare Berlusconi”. Errore di valutazione e di prospettiva , è la critica. L’effetto conseguente è che in vista del discorso programmatico del premier a Montecitorio, per i deputati siciliani l’ordine di scuderia non vale più e ciascuno di loro deciderà solo dopo averlo ascoltato e “se le dichiarazioni ci convinceranno, le voteremo, forse non tutte” spiega l’ex ministro dello scudo crociato che rifiuta l’accusa di aver intavolato una trattativa col Cav.

“’Al contrario di Casini – rimarca – non ho incontrato Berlusconi, non lo conosco, non ho mai parlato con lui: non c’e’ stata nessuna trattativa”. Al contrario, qui il problema è politico e sta tutto nella rotta che Casini ha tracciato ritenendo che fosse arrivato il momento giusto per dare la ‘spallata’ al premier in asse con i desiderata di Fini e dei vertici Pd. E il rischio che sta correndo è quello si spaccare il partito e disorientare l’elettorato che, invece, resta saldamente ancorato nell’alveo del centrodestra e rifugge qualsiasi idea di alleanze con la sinistra.

Si gioca anche su questo versante la partita della costruzione del ‘cantiere’ dei moderati, un progetto di prospettiva proposto dai pidielle Gaetano Quagliariello e Maurizio Sacconi con al centro l’idea che su determinate questioni di fondo (famiglia, scuola, economia) e sui cosiddetti valori non negoziabili, si possa costruire un cammino comune che metta insieme cattolici e riformisti che in questo momento specialmente nel Pd (ma anche nel partito di Casini) sono in sofferenza.

E il convegno di oggi sulla bioetica, promosso dal gruppo Pdl al Senato e al quale partecipano anche esponenti democrat di area cattolica come il senatore Bosone e l’ex Pd oggi Udc Gustavino, insieme all’europarlamentare centrista Carlo Casini (fondatore del Movimento per la Vita) è considerato un primo passo, mettendo al centro i contenuti sui quali è possibile una convergenza.

“I moderati devono incontrarsi, lo sostengo da sempre” osserva Carlo Casini e questa iniziativa “può essere un buon inizio, partendo proprio dalle cose che ci uniscono, come i valori non negoziabili”. Certo, la trasversalità su questioni quali la difesa della vita e il valore della famiglia sono il terreno naturale sul quale misurare l’idea di un rassemblement di moderati e riformisti e del resto “la legge 40 è venuta fuori proprio da questo trasversalismo” e tuttavia pensare che il trasversalismo sia la regola, mi pare riduttivo – spiega l’europarlamentare centrista – perché poi ci vuole una forza politica in grado di spingere in questa direzione, di fare da motore trainante affinchè queste tematiche diventino per davvero prioritarie”.

Quanto alla vicenda siciliana e alle tensioni interne all’Udc, Carlo Casini è chiaro quando dice che “si può dissentire dalla linea politica ma occorre discuterne dentro il partito” e quando ammette che “sarebbe comunque bene che il partito assumesse decisioni in maniera collegiale”. Esclude che l’Udc possa virare a sinistra “perché conosciamo il nostro elettorato e lo conosce bene il nostro leader Casini. L’obiettivo strategico complessivo è costruire una forza politica  di strategia in grado di raccogliere il disagio di molti cattolici impegnati in politica e che oggi militano a sinistra e a destra. Per far questo, a mio avviso occorre avere pazienza e non fare scelte di campo né dall’una né dall’altra parte”. E sulla linea del leader centrista, Casini non condivide l’idea di un’opposizione oltranzista preferendo invece un approccio costruttivo finalizzato all’affermazione dei “temi su quali abbiamo fondato la nostra identità e il nostro impegno politico”.

La sfida infatti è quella di “spingere perché diventino centrali nell’agenda politica” del governo. Come a dire: meglio non evocare ‘spallate’, dimissioni del premier o concorrere alla fine della legislatura, piuttosto lavorare per portare a casa, da qui al 2013, “risultati concreti su battaglie che per noi sono e restano strategiche, a cominciare da quella sui valori non negoziabili”.