Il Pulitzer di ProPublica dimostra che il giornalismo online non è da serie B
19 Aprile 2011
Avrà anche 94 anni ma il premio Pulitzer quest’anno si può ben dire abbia superato lo scoglio del “digital divide”. Per la prima volta, infatti, l’ambito riconoscimento amministrato dalla Columbia University di New York, che ogni anno premia coloro che si sono distinti particolarmente in una delle 21 categorie considerate, è stato assegnato ad un reportage online, mai impresso nero su bianco.
Ad accaparrarsi il prize è stata, per il secondo anno consecutivo, la testata online e no profit “ProPublica” che stavolta, però, non ha condiviso il podio con nessuno, come invece successo l’anno scorso con il cartaceo New York Times Magazine, quando ha ottenuto il premio per l’inchiesta “The Deadly Choices at Memorial” incentrato sulle morti “controverse”, verificatesi in un ospedale di New Orleans ai tempi del passaggio dell’uragano Katrina.
Qualche ora fa a trionfare, per la sezione National Reporting, è stato “The Wall Street Money Machine”, un’inchiesta sul mondo della finanza a firma Jesse Eisinger and Jake Bernstein che attraverso una serie di articoli hanno dimostrato come le banche americane, per arricchirsi a spese dei cittadini americani, hanno peggiorato la crisi finanziaria. Tra gli altri vincitori dell’edizione 2011 del premio The Los Angeles Times che si è aggiudicato due Pulitzer, nelle categorie Portraits e Public service, così come The New York Times, nelle categorie International reporting e Commentary. Per la prima volta in novantacinque anni di storia, non è stato assegnato un Pulitzer nella categoria Breaking news.
Nonostante il dilagare da diversi anni di blog e aggregatori di notizie, per la prima volta, con il massimo riconoscimento per il giornalismo, si rende giustizia a chi, come ProPublica – nato per frenare la crisi del giornalismo investigativo in tempi in cui i giornali tradizionali stentano a far tornare i conti, tra calo di investimenti pubblicitari e calo di lettori-acquirenti – con impegno e serietà (e alimentato, peraltro, dal solo contributo economico dei lettori) fa informazione sul web e che spesso vede negati i propri meriti dagli editori della carta stampata e dal legislatore, che si ostinano a non riconoscere aiuti alle imprese che investono in questo settore.
Un premio, quello assegnato qualche ora fa, che ci fa capire come anche le tradizioni più radicate possono volgere lo sguardo alla modernità e che non è più concepibile fare una classificazione tra giornalismo di serie A (per antonomasia, quello di carta stampata) e giornalismo di serie B (il tanto ignorantemente bistrattato online).
