Alfano alla guida del Pdl, Berlusconi apre alle primarie

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Alfano alla guida del Pdl, Berlusconi apre alle primarie

01 Giugno 2011

Un segretario politico e tre coordinatori. Nel Pdl c’è aria di svolta dopo la batosta elettorale. Ma il sì del parlamentino ad Angelino Alfano non è e non può essere un semplice restyling. C’è qualcosa di più che va oltre la ridefinizione degli organigrammi di partito. C’è l’idea di quel cambio di passo invocato da tempo e ormai non più rinviabile per un partito uscito dalle urne con lo smalto appannato ma che resta il primo in Italia, un partito che sta al governo e per questo deve essere in grado di accelerare l’agenda delle riforme.

C’è la presa d’atto della lezione elettorale e il segnale è stato immediato: due giorni dopo il responso delle urne, nel Pdl si è ragionato, analizzato, valutato e poi si è passati all’azione. E per quanto le fibrillazioni in questi mesi abbiano dato l’idea di un partito diviso, stretto nella morsa di logiche correntizie o movimentiste, alla fine a prevalere su tutto sono stati il progetto politico, la mission e la responsabilità del ruolo di governo.

Certo, è presto per dire se le tante anime del Pdl si riconosceranno tutte e fino in fondo nell’indicazione dell’ufficio di presidenza o se invece ciò che il ‘parlamentino’ ha sancito produrrà nuove frizioni, ma è un dato di fatto che la designazione di Alfano sia stata all’unanimità. Segno evidente della volontà di concentrare l’impegno sul consolidamento di un soggetto politico nato due anni fa in quattro e quattr’otto (dopo la svolta del predellino) mettendo insieme due partiti con storie e percorsi diversi. La sintesi congressuale, nel 2009, fu gioco-forza il confluire in un grande contenitore, con l’inevitabile conseguenza che fino ad oggi si è andati avanti con la logica degli ex e col bilancino della rappresentanza delle componenti interne.

Ora la logica del 70 a 30 viene archiviata e lo ha certificato per primo Berlusconi ieri nell’ufficio di presidenza del Pdl, aprendo quella fase nella quale dalla ‘fusione’ si passa alla strutturazione di un partito. Insomma da partito liquido a partito solido, con una classe dirigente che in questi tre anni si è messa alla prova. Oltretutto con il passaggio difficilissimo della scissione di Fini che per un anno ha costretto il Pdl a fare i conti con gli effetti – interni e parlamentari – di uno strappo così traumatico. Non solo: se si guarda in controluce, il summit del Pdl dice anche altro. C’è l’introduzione di una figura nuova – il segretario di partito per dirla col vocabolario della prima Repubblica – che non c’era nel Pdl e non c’è mai stata in Forza Italia.

Un ruolo tutto politico al quale vengono assegnati poteri esecutivi, pur restando inalterato lo schema dei tre coordinatori che d’ora in poi avranno incarichi settoriali: Denis Verdini all’organizzazione (cioè la macchina del partito), Ignazio La Russa alla propaganda e Sandro Bondi (che ieri ha ritirato le dimissioni) al progetto identitario e valoriale. In altre parole, l’elaborazione culturale del tratto distintivo di un grande partito popolare.

L’indicazione di Alfano che tra dieci giorni sarà ratificata dal Consiglio nazionale del Pdl (chiamato anche ad approvare la modifica dello statuto)  è il primo passo di quel rinnovamento necessario per l’obiettivo degli obiettivi: la costruzione del partito dei moderati. In quest’ottica, la prospettiva di medio periodo, ma il discorso vale soprattutto in chiave 2003, è il rapporto con l’Udc. Oggi un dialogo che ricomincia e magari in parlamento potrà trovare convergenze su singoli provvedimenti rispetto ai quali entrambe le forze politiche che appartengono alla stessa famiglia europea (il Ppe) hanno sensibilità e visioni comuni; domani potrà concretizzarsi non solo e non tanto in una possibile alleanza elettorale, ma in un progetto politico più strutturato e condiviso. Questa la sfida del Pdl e di Alfano, alla quale in molti ai piani alti di via dell’Umiltà guardano con attenzione.

L’altro elemento sul quale riflettere è che per la prima volta il leader carismatico del Pdl indica un livello politico al quale affidare la linea del partito. Anche questa è una novità rispetto al passato, ma al tempo stesso dice che nessuno, neppure tra i dirigenti malpancisti, quelli più critici sulla gestione del partito ha in mente di ‘deberlusconizzare’ il Pdl e che semmai, la scelta di Alfano propone lo schema di un “berlusconismo in cammino”, per nulla al tramonto, che segna non solo un passaggio generazionale ma anche quello da un “berlusconismo amministrativo” a un “berlusconismo politico”.

Da questo punto di vista il compito del Guardasigilli che lascerà la guida del ministero non appena il consiglio nazionale avrà ratificato la nomina (al suo posto resta in pole position Maurizio Lupi ma ieri sono circolati anche i nomi di Elio Vito e del magistrato Carlo Nordio), appare più quello di un timoniere, un traghettatore verso la ‘fase due’ del Pdl che di un candidato in pectore alla successione del Cav., anche se  l’opzione non può essere esclusa a priori. Anzi, c’è chi nel partito ritiene che Alfano da qui alle politiche possa giocarsi la carta di una ipotetica candidatura qualora il premier decidesse di fare un passo indietro. Tema quello della successione che tuttavia lo stesso Berlusconi ha volutamente tenuto alla larga dal ‘parlamentino’ sottolineando che è troppo presto per parlarne e che la decisione verrà presa quando sarà il momento, in maniera collegiale e condivisa. Un modo per stoppare sul nascere congetture e ipotesi che pure ieri sono circolate attorno al vertice di Palazzo Grazioli.  

Ma come si è arrivati alla designazione di Alfano? “ Ha vinto rifondazione Pdl su rifondazione Forza Italia”. Nella battuta di un dirigente, la sintesi efficace di come sono andate le cose in due giorni densi di contatti, riunioni tra le varie componenti della galassia pidiellina. La convergenza dell’area ex An sarebbe arrivata su alcune richieste: il superamento della logica del 70 a 30 (Matteoli), la necessità di lavorare alla calendarizzazione del congresso nazionale (Alemanno), la continuità del ruolo di La Russa all’interno del partito.

L’ok è arrivato anche dall’area di Liberamente la corrente che fa capo ai ministri Frattini, Gelmini e Prestigiacomo, i più convinti sostenitori del ‘peso’ che la componente azzurra deve mantenere nella revisione degli organigrammi. Ma è attorno alla figura del Guardasigilli, uno dei quarantenni in carriera, e alla sua capacità di dialogare, ascoltare e fare sintesi tra le diverse istanze delle componenti interne che sarebbe stato individuato il punto di caduta della mediazione. Non solo i ministri di Liberamente: tra i più attivi nell’area forzista ci sono Scajola e il governatore della Lombardia Formigoni che non ha escluso la possibilità in caso di primarie di presentarsi alla corsa per la premiership se Berlusconi decidesse di non ricandidarsi. L’ex ministro dello Sviluppo economico ha dato il suo placet alla nomina di Alfano e ha ribadito l’impegno a rilanciare il partito dei moderati “con un giovane come Alfano”.

Dal vertice di Palazzo Grazioli esce un’altra novità: l’apertura di Berlusconi a ragionare sullo strumento delle primarie per coinvolgere maggiormente la base del partito nelle scelte sulle candidature. Ipotesi che Gaetano Quagliariello aveva rilanciato lunedì scorso, ipotizzandone l’istituzionalizzazione per legge relativamente alle candidature locali, per rinsaldare il rapporto tra partito, cittadini ed elettori. Tema, dunque, sul tavolo del Pdl. Come pure quello delle riforme, cominciando da economia e fisco, al quale verrà dedicato l’ufficio di presidenza già convocato per martedì prossimo (è stata inoltre introdotta la calendarizzazione di vertici settimanali di partito).  

Una sollecitazione che chiama in causa Giulio Tremonti (presente alla riunione) finora molto prudente sulla possibilità di allentare i cordoni della borsa per rimettere in moto la crescita,  con misure a sostegno di famiglie e imprese. Il ministro del Tesoro avrebbe ribadito la linea della prudenza spiegando che oltre alle “attività” non bisogna perdere “la serietà”.Un modo per dire che se sulla volontà di abbassare le tasse ‘siamo tutti d’accordo’, c’è da fare i conti con il contenimento del debito pubblico e il rispetto degli accordi assunti a livello europeo.

Resta comunque la consapevolezza di dover mettere in campo iniziative in grado di coniugare rigore e crescita e da questo punto di vista sarebbe stata rilanciata l’idea di trasferire la tassazione dai redditi ai consumi. Allo studio ci sarebbe poi una revisione del sistema delle detrazioni per venire incontro alle fasce più deboli della popolazione. Iniziative da valutare con alle porte il varo di una manovra economica imposta dall’Europa e che potrebbe aggirarsi sui 40 miliardi e alla vigilia dei referendum, compreso quello sul nucleare che la Cassazione proprio ieri ha confermato nonostante la legge non esista più.

Partito e governo: è il doppio fronte sul quale da oggi il Pdl scommette per “vincere nel 2013”. Copyright, Angelino Alfano.